sabato 22 febbraio 2014

Sgarbi: "Matteo Renzi è un figlio di p... e Alfano un mafioso" - vittorio, sgarbi, matteo, renzi, angelino, alfano - Libero Quotidiano

Sgarbi: "Matteo Renzi è un figlio di p... e Alfano un mafioso" - vittorio, sgarbi, matteo, renzi, angelino, alfano - Libero Quotidiano



Matteo Renzi è un figlio di putt...".Vittorio Sgarbiospite nel salotto di Myrta Merlino a La7 aL'aria che tira è un fiume in piena. Il critico d'arte mette nel mirino Renzi eAngelino Alfano e spara sulle trattative tra Pd e Ncd per il nuovo governo. "Renzi ha pugnalato alle spalle Letta. Lo ha mandato a casa con un colpo di mano. Non è un tipo di cui fidarsi è assolutamente un figlio di putt...". Parole pesanti che imbarazzano anche il dem D'Attorre che prova a fermare Sgarbi. Ma non c'è nulla da fare. Sgarbi va avanti: "Vi dico io chi sono Renzi e Alfano. Il primo è inaffidabile, il secondo è un mafioso che sta al governo. Angelino mi sembra come il il fanciullo rachitico e malaticcio di Caravaggio. Agli Interni è un incapace. E' un mafioso prestato al governo".

Visita Giorgio Napolitano a Racalmuto TR98 Telepace Agrigento 24-05-09 - Sul tavolino al centro di tutti gli incontri istituzionali del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lì posta su un tavolinetto, in bella mostra, c'è sempre la Civetta in bronzo che ho donato al Presidente della Repubblica quando è venuto a Racalmuto, nel 2009, per celebrare il ventesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia, autore, tra l'altro, del celebre romanzo giallo 'Il Giorno della Civetta'. E la Civetta, opera dello scultore di Racalmuto, Giuseppe Agnello, è sempre lì a vigilare su tutti gli incontri istituzionali di Giorgio Napolitano...

Presidente Napolitano a Racalmuto (AG) - Sul tavolino al centro di tutti gli incontri istituzionali del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Lì posta su un tavolinetto, in bella mostra, c'è sempre la Civetta in bronzo che ho donato al Presidente della Repubblica quando è venuto a Racalmuto, nel 2009, per celebrare il ventesimo anniversario della morte di Leonardo Sciascia, autore, tra l'altro, del celebre romanzo giallo 'Il Giorno della Civetta'. E la Civetta, opera dello scultore di Racalmuto, Giuseppe Agnello, è sempre lì a vigilare su tutti gli incontri istituzionali di Giorgio Napolitano...

giovedì 20 febbraio 2014

Vertice di maggioranza, i renziani: "Alfano non deve entrare nel governo" - matteo, renzi, angelino, alfano, governo - Libero Quotidiano

Vertice di maggioranza, i renziani: "Alfano non deve entrare nel governo" - matteo, renzi, angelino, alfano, governo - Libero Quotidiano



Lo scontro è frontale. La possibile rottura tra le forze di una teorica maggioranza, ora, è più che un'ipotesi. Il segretario del Pd non si è presentato al vertice della prossima teoarica maggioranza. In contemporanea, la condizione più pesante posta da Matteo Renzi è stata recapitata al quartier generale di Ncd: “Via Angelino Alfano dal governo. Accetto tre ministri in quota Ncd, ma devono essere facce nuove. Angelino non può esserci”

lunedì 17 febbraio 2014

Rifiuti, perché è importante appoggiare l’azione dell’assessore Nicolò Marino

Rifiuti, perché è importante appoggiare l’azione dell’assessore Nicolò Marino



Da sei anni  a questa parte, cosa ribadita dalle autorità nazionali sulla libera concorrenza e sugli appalti pubblici, nonché dalla Corte dei Conti, in Sicilia, non si  celebrano più gare d'appalto, per un ammontare complessivo di oltre  due miliardi di euro per garantire dei  pessimi servizi, violando tutte le leggi in materia di appalti, libera concorrenza ed ambientali. Il tutto è avvenuto grazie alla presenza nei vari governi regionali siciliani di assessori espressione di quella sedicente Confindustria antimafiosa con a capo, oltre che il ras delle discariche private, il già citato Catanzaro Giuseppe, anche il  presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante ed il vicepresidente nazionale, Ivan Lo Bello, garanti di queste sporche operazioni affaristiche.
Io queste cose le ho denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, a febbraio del 2011. 
A maggio sempre del 2011, inauguravo un centro comunale di raccolta di rifiuti differenziati, attrezzato di tutto punto e finanziato dall'Unione Europea ed al servizio di tre comuni. Nel corso della cerimonia d'inaugurazione,  dichiaravo attraverso  la RAI, i giornali ed altre emittenti televisive regionali,  che non avrei conferito più neanche un chilo di rifiuti nella discarica privata del già citato professionista dell'antimafia dei rifiuti, il vicepresidente di Confindustria Sicilia,  Giuseppe Catanzaro e che avrei per lo meno dimezzato  la tassa sui rifiuti che allora era di 3 euro per metro quadro per le civili abitazioni. Pensate che adesso, dopo più di due anni di commissariamento del comune di Racalmuto  tale tariffa, è stata triplicata:  adesso si paga una tassa sui rifiuti di oltre 8 euro per metro quadro! La più cara d'Italia!  E ciò è avvenuto, sempre  per favorire,  attraverso i soliti  appalti illegali, da me invano denunciati in Procura, ed   affidati direttamente e senza gare, alla solita lobby dei professionisti dell'antimafia dei rifiuti. Il centro comunale di raccolta, ovviamente, da due anni a questa parte funziona poco e niente!
Ebbene, sapete  come è andata a finire?
Dopo neanche un mese, mi hanno notificato un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa, tanto da costringermi a dimettermi da sindaco. Due mesi dopo la stessa Procura Distrettuale Antimafia che mi ha notificato tale avviso, ha inoltrato la relativa richiesta di archiviazione, accolta dal Tribunale di Palermo. 
Ma, non appena ho preannunciato che mi sarei ricandidato a sindaco, il Catanzaro e la sua lobby dei rifiuti si è subito attivato, notificandoci personalmente il decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Racalmuto che era rimasto in carica dopo le mie dimissioni. Dico che il decreto ce l'ha notificato il Catanzaro perché è stato lui, assieme ad Ivan Lo Bello ed al presidente di Confindustria Sicilia ad accompagnare per mano, l'allora Ministro dell'Interno  Anna Maria Cancellieri fin dentro il comune di Racalmuto, proprio  per notificare il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Racalmuto.
E' evidente che si è trattato di una ritorsione nei miei confronti, posta in essere allorquando mi sono permesso di sfidare questi professionisti dell'antimafia dei rifiuti attraverso una denuncia alla Procura di Agrigento  che purtroppo  non ha prodotto alcun effetto se non delle micidiali conseguenze per me ed il paese che amministravo fino a quel momento!
Sciascianamente semplice la storia, no! 
E quando ho dimostrato che si poteva garantire un servizio  pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti che sarebbe costato poco più di un euro a metro quadro a fronte degli oltre 8 euro che si pagano attualmente, grazie ai loro commissari ed agli appalti illegali che continuano a gestire, senza celebrare alcuna gara, apriti cielo!
Mi hanno distrutto!
Inoltre recentemente ho scoperto che  la Cancellieri, il Ministro dell'Interno cioé che ha ha firmato il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale di Racalmuto quando era Prefetto a Catania, è stata nominata dall'allora Presidente della Regione, il catanese Raffaele Lombardo, presidente di un comitato preposto ad elaborare quel piano dei rifiuti in Sicilia che ha previsto la gestione dell'intero ciclo dei rifiuti attraverso 4 discariche private, omettendo del tutto di potenziare la raccolta differenziata per favorire quei privati con una serie di affidamenti diretti. Cose che recentemente sono state denunciate anche dall'assessore regionale  competente, il magistrato in aspettativa Nicolò Marino, peraltro querelato, per le sue dichiarazioni dal Catanzaro. Lo stesso Catanzaro ha citato il sottoscritto in sede civile. Ecco come anche l'attuale Ministro delle Giustizia, allora Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri ha reso questi favori alla lobby di Confindustria Sicilia; la Cancellieri  ha  agevolato i loro  interessi basati su quelle stesse illegali modalità di conferimento degli appalti, previste, ironia della sorte,  proprio da lei  in quel piano del 2009. Per queste ragioni la Cancellieri ha sciolto il mio comune e mi ha fatto dichiarare incandidabile, in sede civile. Perché ho denunciato alla Procura della Repubblica i suoi amici ed accompagnatori ufficiali, e cioè i già citati Catanzaro, Montante e Lo Bello, ossia i professionisti dell'antimafia di 'la munnizza'. 
Salvatore Petrotto

giovedì 13 febbraio 2014

Rifiuti, perché è importante appoggiare l’azione dell’assessore Nicolò Marino

Rifiuti, perché è importante appoggiare l’azione dell’assessore Nicolò Marino



Da sei anni  a questa parte, cosa ribadita dalle autorità nazionali sulla libera concorrenza e sugli appalti pubblici, nonché dalla Corte dei Conti, in Sicilia, non si  celebrano più gare d'appalto, per un ammontare complessivo di oltre  due miliardi di euro per garantire dei  pessimi servizi, violando tutte le leggi in materia di appalti, libera concorrenza ed ambientali. Il tutto è avvenuto grazie alla presenza nei vari governi regionali siciliani di assessori espressione di quella sedicente Confindustria antimafiosa con a capo, oltre che il ras delle discariche private, il già citato Catanzaro Giuseppe, anche il  presidente di Confindustria Sicilia, Antonello Montante ed il vicepresidente nazionale, Ivan Lo Bello, garanti di queste sporche operazioni affaristiche.

Io queste cose le ho denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento, a febbraio del 2011.

A maggio sempre del 2011, inauguravo un centro comunale di raccolta di rifiuti differenziati, attrezzato di tutto punto e finanziato dall'Unione Europea ed al servizio di tre comuni. Nel corso della cerimonia d'inaugurazione,  dichiaravo attraverso  la RAI, i giornali ed altre emittenti televisive regionali,  che non avrei conferito più neanche un chilo di rifiuti nella discarica privata del già citato professionista dell'antimafia dei rifiuti, il vicepresidente di Confindustria Sicilia,  Giuseppe Catanzaro e che avrei per lo meno dimezzato  la tassa sui rifiuti che allora era di 3 euro per metro quadro per le civili abitazioni. Pensate che adesso, dopo più di due anni di commissariamento del comune di Racalmuto  tale tariffa, è stata triplicata:  adesso si paga una tassa sui rifiuti di oltre 8 euro per metro quadro! La più cara d'Italia!  E ciò è avvenuto, sempre  per favorire,  attraverso i soliti  appalti illegali, da me invano denunciati in Procura, ed   affidati direttamente e senza gare, alla solita lobby dei professionisti dell'antimafia dei rifiuti. Il centro comunale di raccolta, ovviamente, da due anni a questa parte funziona poco e niente!

Ebbene, sapete  come è andata a finire?

Dopo neanche un mese, mi hanno notificato un avviso di garanzia per concorso esterno in associazione mafiosa, tanto da costringermi a dimettermi da sindaco. Due mesi dopo la stessa Procura Distrettuale Antimafia che mi ha notificato tale avviso, ha inoltrato la relativa richiesta di archiviazione, accolta dal Tribunale di Palermo.

Ma, non appena ho preannunciato che mi sarei ricandidato a sindaco, il Catanzaro e la sua lobby dei rifiuti si è subito attivato, notificandoci personalmente il decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Racalmuto che era rimasto in carica dopo le mie dimissioni. Dico che il decreto ce l'ha notificato il Catanzaro perché è stato lui, assieme ad Ivan Lo Bello ed al presidente di Confindustria Sicilia ad accompagnare per mano, l'allora Ministro dell'Interno  Anna Maria Cancellieri fin dentro il comune di Racalmuto, proprio  per notificare il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Racalmuto.

E' evidente che si è trattato di una ritorsione nei miei confronti, posta in essere allorquando mi sono permesso di sfidare questi professionisti dell'antimafia dei rifiuti attraverso una denuncia alla Procura di Agrigento  che purtroppo  non ha prodotto alcun effetto se non delle micidiali conseguenze per me ed il paese che amministravo fino a quel momento!

Sciascianamente semplice la storia, no!

E quando ho dimostrato che si poteva garantire un servizio  pubblico di raccolta e smaltimento dei rifiuti che sarebbe costato poco più di un euro a metro quadro a fronte degli oltre 8 euro che si pagano attualmente, grazie ai loro commissari ed agli appalti illegali che continuano a gestire, senza celebrare alcuna gara, apriti cielo!

Mi hanno distrutto!

Inoltre recentemente ho scoperto che  la Cancellieri, il Ministro dell'Interno cioé che ha ha firmato il decreto di scioglimento per infiltrazioni mafiose del Consiglio Comunale di Racalmuto quando era Prefetto a Catania, è stata nominata dall'allora Presidente della Regione, il catanese Raffaele Lombardo, presidente di un comitato preposto ad elaborare quel piano dei rifiuti in Sicilia che ha previsto la gestione dell'intero ciclo dei rifiuti attraverso 4 discariche private, omettendo del tutto di potenziare la raccolta differenziata per favorire quei privati con una serie di affidamenti diretti. Cose che recentemente sono state denunciate anche dall'assessore regionale  competente, il magistrato in aspettativa Nicolò Marino, peraltro querelato, per le sue dichiarazioni dal Catanzaro. Lo stesso Catanzaro ha citato il sottoscritto in sede civile. Ecco come anche l'attuale Ministro delle Giustizia, allora Ministro dell'Interno, Anna Maria Cancellieri ha reso questi favori alla lobby di Confindustria Sicilia; la Cancellieri  ha  agevolato i loro  interessi basati su quelle stesse illegali modalità di conferimento degli appalti, previste, ironia della sorte,  proprio da lei  in quel piano del 2009. Per queste ragioni la Cancellieri ha sciolto il mio comune e mi ha fatto dichiarare incandidabile, in sede civile. Perché ho denunciato alla Procura della Repubblica i suoi amici ed accompagnatori ufficiali, e cioè i già citati Catanzaro, Montante e Lo Bello, ossia i professionisti dell'antimafia di 'la munnizza'.

Salvatore Petrotto

lunedì 10 febbraio 2014

La lettera/ L’ex Sindaco di Racalmuto scrive a Crocetta: “Le donne, i cavalier, l’acqua e i rifiuti, appalti, soldi e audaci imprese io canto…”

La lettera/ L’ex Sindaco di Racalmuto scrive a Crocetta: “Le donne, i cavalier, l’acqua e i rifiuti, appalti, soldi e audaci imprese io canto…”





Come se non bastasse, caro Presidente Crocetta, sempre in materia di illegale gestione dei rifiuti in Sicilia, oltre alle sentenze del Consiglio di Stato, alle deliberazioni dell’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici, Le aggiungo la segnalazione dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato n. AS797 del 02/0272011 che, ancora una volta mettono in risalto le illegalità commesse in tutta la Sicilia, bloccando le gare d’appalto per anni, in violazione delle leggi sugli appalti e delle direttive statali e dell’Unione Europea.

Autorità garante della concorrenza e del mercato, 2/2/2011 n. AS797

ATTIVITA’ DI SEGNALAZIONE E CONSULTIVA

AS797 – GESTIONE INTEGRATA DEI RIFIUTI NELLA REGIONE SICILIA

Roma, 2 febbraio 2011

Presidente del Consiglio dei Ministri

Ministro per Rapporti con le Regioni e per la

Coesione Territoriale

Presidente della Regione Sicilia

Assessore Regionale dell’Energia e dei Servizi di

Pubblica Utilità della Regione Sicilia

Confidando nell’accoglimento delle osservazioni qui svolte, l’Autorità ritiene opportuno, pertanto, invitare l’Assessorato a richiamare gli enti competenti all’osservanza delle disposizioni comunitarie e nazionali in tema di affidamento dei servizi pubblici locali, al fine di contribuire, mediante lo svolgimento di procedure ad evidenza pubblica, allo sviluppo effettivo della concorrenza.

IL PRESIDENTE

Antonio Catricalà

domenica 9 febbraio 2014

Ad Agrigento, dalla parte degli infedeli

Ad Agrigento, dalla parte degli infedeli



E lobby o non lobby, politico-culturale e mediatica, quelli che ieri erano gli Sciascia boys ed oggi sono i Camilleri boys, continuano imperterriti nel loro incessante ed indefesso lavoro di operatori culturali, di detentori del pensiero unico, dell’unico credo schiacciasassi e schiaccia speranze : LA SICILIA COME METAFORA DELLO SCHIFO, DELLA POVERTA’ E DELLA DISOCCUPAZIONE!
In fin dei conti, loro pensano che non è importante essere ricchi in mezzo ai ricchi, bensì essere ricchi in mezzo ai poveri!
Ecco perché la lobby si presta a creare le condizioni del sottosviluppo, persino quello mentale, tanto da convincerci che è meglio non far nulla, come nel caso dell’aeroporto o fare malissimo, come nel caso del rigassificatore!

La Chiazza di Grutti: Petrotto e l'aeroporto

La Chiazza di Grutti: Petrotto e l'aeroporto:





GIOVEDÌ 4 OTTOBRE 2012

Petrotto e l'aeroporto

Email ricevuta dall'ex Sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto.

G. Napolitano e S. Petrotto
Foto privata
La Chiazza di Grutti
Ebbene si, lo confesso, sono assolutamente favorevole alla realizzazione di un aeroporto in provincia di Agrigento, anche a Racalmuto, se possibile. 
Se non altro per il fatto che, già nel lontano 1995, feci inserire nello schema di massima del piano regolatore generale, la previsione di creare uno scalo aeroportuale a Racalmuto. 
Schema approvato dal Commissario Regionale, Italo Marinaro, inviato a Racalmuto dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, per approvare il Piano Regolatore Generale.
Lo schema fu elaborato dai progettisti Di Mino, Di Fisco, dal Prof. Perugini e dal Prof. Colaianni, quest’ultimo di Palermo.
La previsione urbanistica dell’aeroporto di Racalmuto, quindi, risale al 1995 ed è ancora vigente; tranne che tale previsione non viene modificata, con un altro atto deliberativo, dagli attuali commissari prefettizi che amministrano, attualmente, il Comune che ha dato i natali a Leonardo Sciascia, dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose. 
Pertanto risulta estremamente chiaro, per tabulas, che sono stato per primo io a tirare fuori l'idea di creare l'aeroporto a Racalmuto. 
Sono stato sempre io, per primo, alla presenza degli allora sindaci di Licata, Saito, di Agrigento, Sodano, di Favara, Airò, a suggerire alla Provincia Regionale di Agrigento la realizzazione dell'aeroporto a Racalmuto. 
Tale suggerimento fu accolto nel corso di una conferenza di servizio sulla creazione dell'aeroporto, tenutasi alla Prefettura di Agrigento nel 2000 ed indetta dall'allora Prefetto Ciro Lo Mastro.
All’incontro ufficiale partecipò, oltre all’allora presidente della Provincia, l’alfaniano Enzo Fontana, attuale deputato nazionale, anche il sottosegretario ai trasporti del Governo Amato, succeduto al Governo D'Alema, Danese, per la cronaca, nipote di Giulio Andreotti. 
Ricordo che allora c'era presente, assieme a me, anche Pippo Di Falco, responsabile nazionale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ed assessore all'Urbanistica del comune di Racalmuto, il quale esternò non poco entusiasmo per il fatto che tutti quanti, al termine di quell'incontro, si dichiararono favorevoli a realizzare l'aeroporto a Racalmuto. 
Lo stesso Pippo Di Falco, qualche anno dopo, con l'avvento dell'Amministrazione Comunale retta dal mio successore, Gigi Restivo, cambiò idea e dichiarò di essere contrario alla realizzazione dell'aeroporto a Racalmuto. 
Ma l'iter per realizzare l'aeroporto, a seguito di quel fruttuoso incontro promosso dal Prefetto di allora, Ciro Lo Mastro, fu avviato. 
Anzi ricordo che fu lo stesso Prefetto ad incoraggiarmi nel sostenere la creazione dell'aeroporto a Racalmuto, dicendomi che si trattava di una grandiosa ed unica opportunità di sviluppo per Racalmuto. 
Ma qualche anno dopo, scaduto il mio mandato di sindaco, ed esattamente nel giugno del 2002, le cose a Racalmuto cambiarono.
Io non essendo ricandidabile, per via della legge che prevede di non potere ricoprire più di due mandati consecutivi, alla scadenza del mio secondo mandato, sostenni l’avv. Luigi Restivo che riuscì a spuntarla contro il deputato nazionale, di origini socialiste ma eletto tra le fila di Berlusconi, Vincenzo Milioto.
Ma il sindaco neoeletto e da me sostenuto, i giornalisti Felice Cavallaro e Gaetano Savatteri, nonché Francesco Marchese, attuale presidente del Circolo Unione di Racalmuto, il famoso Circolo della Concordia in cui era socio Leonardo Sciascia, tutti quanti assieme, attraverso il periodico cittadino Malgrado Tutto e la stampa nazionale si batterono, chi in un modo, chi in un altro, contro la creazione dell'aeroporto di Racalmuto. 
Organizzarono assemblee cittadine contro l'aeroporto, fino al punto di sollecitare la pubblicazione, sul Corriere della Sera, del più classico degli articoli, contenente la solita prevenzione mentale, a firma dell'insigne giornalista, Gian Antonio Stella.
Ovviamente, come capita spesso in questi casi, per il si e per il no, il nostro insigne editorialista sottolineava, a tutta pagina ed a caratteri cubitali che l'aeroporto di Racalmuto faceva gola alla mafia; in modo particolare ad alcune ditte che si occupavano di movimento terra, interessate, ovviamente, a spianare le colline di Racalmuto, soltanto per devastare un territorio e realizzare guadagni illeciti e nient'altro. 
Quando, dalle nostre parti, si vuole bloccare un lavoro, un'opera pubblica, un'azienda, una carriera professionale o politica, a torto od a ragione, si esce fuori, come è ormai noto, la solita parolina magica: mafia. 
Ed il gioco è fatto! 
E così è avvenuto anche per l'aeroporto di Racalmuto.
Ma i soldi, per pagare i progettisti ed i consiglieri di amministrazione della società creata per l’occorrenza, sono stati spesi ugualmente ed ammontano a sei milioni di euro.
Quei soldi sono serviti per mantenere in piedi, per dieci anni, una società fantasma e per redigere un progetto che si è poi rivelato solo carta straccia. 
In compenso, una parte di quel denaro, sperperato dalla Provincia Regionale di Agrigento, una volta transitato nelle casse della società Aeroporto Valle dei Templi, grazie ad un giochetto di prestigio è tornato utile al suo Presidente, un tal Massinelli, per comprarsi le azioni della società che gestisce l’aeroporto di Trapani.
Grazie all’acquisto di quella quota societaria, il buon Massinelli, diventa vicepresidente della società che gestisce lo scalo aeroportuale civile di Trapani Birgi.
In altre parole, il presidente della società fantasma 'Aeroporto Valle dei Templi di Agrigento', il nostro Massinelli di Ribera, uomo di fiducia di Totò Cuffaro e committente di un progetto, mai realizzato, per lo meno, con i soldi della Provincia Regionale di Agrigento, retta dall’alfaniano Enzo Fontana, riuscì a diventare vice presidente di una società che gestiva e gestisce un aeroporto vero, quello di Trapani.
Quando parliamo di Fontana, ci riferiamo allo stesso Presidente che ha favorito la tanto contrastata privatizzazione delle risorse idriche nell’agrigentino, a favore di una s.p.a., Girgenti Acque, in mano ad un azionista di maggioranza, Marco Campione, plurindagato e già condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione.
Ma questa è un’altra storia, o, per meglio dire, un’altra vicenda vergognosa approdata in tutte le sedi giudiziarie, per iniziativa di 18 sindaci della provincia di Agrigento che, ancora oggi, resistono nel non consegnare le reti idriche comunali, ad una società che è quanto dire!
Ci sarebbero, inoltre, molti altri aspetti da chiarire, rispetto a ciò che è avvenuto dopo l'avvento del nuovo Presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, nel 2008.
Immediatamente il buon D’Orsi ha buttato giù la baracca ed i burattini dell’alfaniano Fontana.
Il nuovo presidente della Provincia di Agrigento, ancora per poco in carica, per varie ragioni, anche giudiziarie, ha tentato di spostare il sito per la creazione dell’aeroporto da Racalmuto a Licata. 
Quella che segue è ora la cronaca di questi ultimi 4 anni.
Il nuovo corso è stato avviato a partire da un nuovo progetto, con nuovi studi e ricerche, previsioni di esproprio in quel di Licata, nonché tutto l'armamentario necessario a coltivare l'idea dell'aeroporto di Agrigento, con tanto di manifestazioni pubbliche, proteste in tenda, scioperi della fame, della sete e quant'altro. 
Ma dell'aeroporto non registriamo alcuna traccia. 
Non pervenuto!
E dire che la prima volta che si è parlato di aeroporto in terra di Pirandello risale agli anni Settanta del Novecento, con tanto di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Tale prima realizzazione abortì dalle parti di Licata, quando, a Piano Romano, vennero effettuati persino gli espropri dei terreni destinati a realizzare lo scalo aeroportuale di Agrigento. 
Risultato: qualche decennio fa quei terreni espropriati a Licata, furono rivenduti a privati.
Adesso, gli stessi terreni, sono o stanno per essere riespropriati, dopo più di trent'anni dal precedente esproprio. 
Ma si sa, ogni politico che si rispetti, se vuole far carriera, visti i precedenti, ad Agrigento deve per forza volare alto, prevedendo la creazione di un aeroporto. 
Avere parlato per dieci anni di aeroporto, avere speso 6 milioni di euro inutilmente, per lo meno a qualcuno è servito a qualcosa.
Tutti quanti, in provincia di Agrigento, siamo rimasti a terra, ma per sua fortuna l’ex Presidente della Provincia di Agrigento, Enzo Fontana, è riuscito a volare in direzione di Roma, atterrando a Montecitorio.
Anche l'attuale Presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, forse ci crede ancora e non sappiamo se: c’è o ci fa!
Ma di sicuro vuole ripetere l’impresa aviatoria del suo predecessore.
Anche se siamo al punto di partenza di 40 anni fa! 
Dunque, ricapitolando: siamo partiti da Licata, negli anni Settanta, per far tappa poi a Racalmuto, per poi ritornare un'altra volta a Licata. 
Si potrebbe concludere che il viaggio, andata e ritorno, da e per Licata, dell'aeroporto di Agrigento, forse si concluderà, adesso, assieme all'esperienza politica di questo nostro ultimo Presidente della Provincia.
Il mal capitato D’Orsi più che altro ci sembra un novello Icaro, con delle ali che, probabilmente, gli si scioglieranno come cera al sole.
Purtroppo, difficilmente egli potrà ripetere le mitiche gesta del suo predecessore, il trasvolatore Fontana che è riuscito ad acchiappare al volo un seggio in Parlamento.
40 palme nane e qualche cena di troppo gli hanno cagionato un processo per concussione e peculato.
E l’aeroporto?
Ci sarà modo e tempo per realizzarlo: forse uno, o magari nessuno o centomila aeroporti, tanti quanti sono i politici di turno e le loro pirandelliane verità!


Salvatore Petrotto

La Chiazza di Grutti: Petrotto e l'aeroporto

La Chiazza di Grutti: Petrotto e l'aeroporto:





GIOVEDÌ 4 OTTOBRE 2012

Petrotto e l'aeroporto

Email ricevuta dall'ex Sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto.

G. Napolitano e S. Petrotto
Foto privata
La Chiazza di Grutti
Ebbene si, lo confesso, sono assolutamente favorevole alla realizzazione di un aeroporto in provincia di Agrigento, anche a Racalmuto, se possibile. 
Se non altro per il fatto che, già nel lontano 1995, feci inserire nello schema di massima del piano regolatore generale, la previsione di creare uno scalo aeroportuale a Racalmuto. 
Schema approvato dal Commissario Regionale, Italo Marinaro, inviato a Racalmuto dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente, per approvare il Piano Regolatore Generale.
Lo schema fu elaborato dai progettisti Di Mino, Di Fisco, dal Prof. Perugini e dal Prof. Colaianni, quest’ultimo di Palermo.
La previsione urbanistica dell’aeroporto di Racalmuto, quindi, risale al 1995 ed è ancora vigente; tranne che tale previsione non viene modificata, con un altro atto deliberativo, dagli attuali commissari prefettizi che amministrano, attualmente, il Comune che ha dato i natali a Leonardo Sciascia, dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale per infiltrazioni mafiose. 
Pertanto risulta estremamente chiaro, per tabulas, che sono stato per primo io a tirare fuori l'idea di creare l'aeroporto a Racalmuto. 
Sono stato sempre io, per primo, alla presenza degli allora sindaci di Licata, Saito, di Agrigento, Sodano, di Favara, Airò, a suggerire alla Provincia Regionale di Agrigento la realizzazione dell'aeroporto a Racalmuto. 
Tale suggerimento fu accolto nel corso di una conferenza di servizio sulla creazione dell'aeroporto, tenutasi alla Prefettura di Agrigento nel 2000 ed indetta dall'allora Prefetto Ciro Lo Mastro.
All’incontro ufficiale partecipò, oltre all’allora presidente della Provincia, l’alfaniano Enzo Fontana, attuale deputato nazionale, anche il sottosegretario ai trasporti del Governo Amato, succeduto al Governo D'Alema, Danese, per la cronaca, nipote di Giulio Andreotti. 
Ricordo che allora c'era presente, assieme a me, anche Pippo Di Falco, responsabile nazionale della CIA (Confederazione Italiana Agricoltori) ed assessore all'Urbanistica del comune di Racalmuto, il quale esternò non poco entusiasmo per il fatto che tutti quanti, al termine di quell'incontro, si dichiararono favorevoli a realizzare l'aeroporto a Racalmuto. 
Lo stesso Pippo Di Falco, qualche anno dopo, con l'avvento dell'Amministrazione Comunale retta dal mio successore, Gigi Restivo, cambiò idea e dichiarò di essere contrario alla realizzazione dell'aeroporto a Racalmuto. 
Ma l'iter per realizzare l'aeroporto, a seguito di quel fruttuoso incontro promosso dal Prefetto di allora, Ciro Lo Mastro, fu avviato. 
Anzi ricordo che fu lo stesso Prefetto ad incoraggiarmi nel sostenere la creazione dell'aeroporto a Racalmuto, dicendomi che si trattava di una grandiosa ed unica opportunità di sviluppo per Racalmuto. 
Ma qualche anno dopo, scaduto il mio mandato di sindaco, ed esattamente nel giugno del 2002, le cose a Racalmuto cambiarono.
Io non essendo ricandidabile, per via della legge che prevede di non potere ricoprire più di due mandati consecutivi, alla scadenza del mio secondo mandato, sostenni l’avv. Luigi Restivo che riuscì a spuntarla contro il deputato nazionale, di origini socialiste ma eletto tra le fila di Berlusconi, Vincenzo Milioto.
Ma il sindaco neoeletto e da me sostenuto, i giornalisti Felice Cavallaro e Gaetano Savatteri, nonché Francesco Marchese, attuale presidente del Circolo Unione di Racalmuto, il famoso Circolo della Concordia in cui era socio Leonardo Sciascia, tutti quanti assieme, attraverso il periodico cittadino Malgrado Tutto e la stampa nazionale si batterono, chi in un modo, chi in un altro, contro la creazione dell'aeroporto di Racalmuto. 
Organizzarono assemblee cittadine contro l'aeroporto, fino al punto di sollecitare la pubblicazione, sul Corriere della Sera, del più classico degli articoli, contenente la solita prevenzione mentale, a firma dell'insigne giornalista, Gian Antonio Stella.
Ovviamente, come capita spesso in questi casi, per il si e per il no, il nostro insigne editorialista sottolineava, a tutta pagina ed a caratteri cubitali che l'aeroporto di Racalmuto faceva gola alla mafia; in modo particolare ad alcune ditte che si occupavano di movimento terra, interessate, ovviamente, a spianare le colline di Racalmuto, soltanto per devastare un territorio e realizzare guadagni illeciti e nient'altro. 
Quando, dalle nostre parti, si vuole bloccare un lavoro, un'opera pubblica, un'azienda, una carriera professionale o politica, a torto od a ragione, si esce fuori, come è ormai noto, la solita parolina magica: mafia. 
Ed il gioco è fatto! 
E così è avvenuto anche per l'aeroporto di Racalmuto.
Ma i soldi, per pagare i progettisti ed i consiglieri di amministrazione della società creata per l’occorrenza, sono stati spesi ugualmente ed ammontano a sei milioni di euro.
Quei soldi sono serviti per mantenere in piedi, per dieci anni, una società fantasma e per redigere un progetto che si è poi rivelato solo carta straccia. 
In compenso, una parte di quel denaro, sperperato dalla Provincia Regionale di Agrigento, una volta transitato nelle casse della società Aeroporto Valle dei Templi, grazie ad un giochetto di prestigio è tornato utile al suo Presidente, un tal Massinelli, per comprarsi le azioni della società che gestisce l’aeroporto di Trapani.
Grazie all’acquisto di quella quota societaria, il buon Massinelli, diventa vicepresidente della società che gestisce lo scalo aeroportuale civile di Trapani Birgi.
In altre parole, il presidente della società fantasma 'Aeroporto Valle dei Templi di Agrigento', il nostro Massinelli di Ribera, uomo di fiducia di Totò Cuffaro e committente di un progetto, mai realizzato, per lo meno, con i soldi della Provincia Regionale di Agrigento, retta dall’alfaniano Enzo Fontana, riuscì a diventare vice presidente di una società che gestiva e gestisce un aeroporto vero, quello di Trapani.
Quando parliamo di Fontana, ci riferiamo allo stesso Presidente che ha favorito la tanto contrastata privatizzazione delle risorse idriche nell’agrigentino, a favore di una s.p.a., Girgenti Acque, in mano ad un azionista di maggioranza, Marco Campione, plurindagato e già condannato in via definitiva per reati contro la Pubblica Amministrazione.
Ma questa è un’altra storia, o, per meglio dire, un’altra vicenda vergognosa approdata in tutte le sedi giudiziarie, per iniziativa di 18 sindaci della provincia di Agrigento che, ancora oggi, resistono nel non consegnare le reti idriche comunali, ad una società che è quanto dire!
Ci sarebbero, inoltre, molti altri aspetti da chiarire, rispetto a ciò che è avvenuto dopo l'avvento del nuovo Presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, nel 2008.
Immediatamente il buon D’Orsi ha buttato giù la baracca ed i burattini dell’alfaniano Fontana.
Il nuovo presidente della Provincia di Agrigento, ancora per poco in carica, per varie ragioni, anche giudiziarie, ha tentato di spostare il sito per la creazione dell’aeroporto da Racalmuto a Licata. 
Quella che segue è ora la cronaca di questi ultimi 4 anni.
Il nuovo corso è stato avviato a partire da un nuovo progetto, con nuovi studi e ricerche, previsioni di esproprio in quel di Licata, nonché tutto l'armamentario necessario a coltivare l'idea dell'aeroporto di Agrigento, con tanto di manifestazioni pubbliche, proteste in tenda, scioperi della fame, della sete e quant'altro. 
Ma dell'aeroporto non registriamo alcuna traccia. 
Non pervenuto!
E dire che la prima volta che si è parlato di aeroporto in terra di Pirandello risale agli anni Settanta del Novecento, con tanto di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.
Tale prima realizzazione abortì dalle parti di Licata, quando, a Piano Romano, vennero effettuati persino gli espropri dei terreni destinati a realizzare lo scalo aeroportuale di Agrigento. 
Risultato: qualche decennio fa quei terreni espropriati a Licata, furono rivenduti a privati.
Adesso, gli stessi terreni, sono o stanno per essere riespropriati, dopo più di trent'anni dal precedente esproprio. 
Ma si sa, ogni politico che si rispetti, se vuole far carriera, visti i precedenti, ad Agrigento deve per forza volare alto, prevedendo la creazione di un aeroporto. 
Avere parlato per dieci anni di aeroporto, avere speso 6 milioni di euro inutilmente, per lo meno a qualcuno è servito a qualcosa.
Tutti quanti, in provincia di Agrigento, siamo rimasti a terra, ma per sua fortuna l’ex Presidente della Provincia di Agrigento, Enzo Fontana, è riuscito a volare in direzione di Roma, atterrando a Montecitorio.
Anche l'attuale Presidente della Provincia, Eugenio D'Orsi, forse ci crede ancora e non sappiamo se: c’è o ci fa!
Ma di sicuro vuole ripetere l’impresa aviatoria del suo predecessore.
Anche se siamo al punto di partenza di 40 anni fa! 
Dunque, ricapitolando: siamo partiti da Licata, negli anni Settanta, per far tappa poi a Racalmuto, per poi ritornare un'altra volta a Licata. 
Si potrebbe concludere che il viaggio, andata e ritorno, da e per Licata, dell'aeroporto di Agrigento, forse si concluderà, adesso, assieme all'esperienza politica di questo nostro ultimo Presidente della Provincia.
Il mal capitato D’Orsi più che altro ci sembra un novello Icaro, con delle ali che, probabilmente, gli si scioglieranno come cera al sole.
Purtroppo, difficilmente egli potrà ripetere le mitiche gesta del suo predecessore, il trasvolatore Fontana che è riuscito ad acchiappare al volo un seggio in Parlamento.
40 palme nane e qualche cena di troppo gli hanno cagionato un processo per concussione e peculato.
E l’aeroporto?
Ci sarà modo e tempo per realizzarlo: forse uno, o magari nessuno o centomila aeroporti, tanti quanti sono i politici di turno e le loro pirandelliane verità!


Salvatore Petrotto

sabato 8 febbraio 2014

Viminale, dirigente indagato per camorra. Alfano minimizza: "È qui da vent'anni" - Il Fatto Quotidiano

Viminale, dirigente indagato per camorra. Alfano minimizza: "È qui da vent'anni" - Il Fatto Quotidiano



Un dirigente del Ministero dell’Interno è indagato in un’inchiesta di camorra? “Ha vinto il concorso vent’anni fa, quando io ero all’università e lei alle elementari”. Così Angelino Alfano, inCommissione parlamentare antimafia, liquida la vicenda di Francesco Sperti, viceprefetto coinvolto in una recente operazione contro il clan Contini di Napoli. A sollevare il caso in Commissione è stata Giulia Sarti, deputata del Movimento Cinque Stelle. Alfano ha aggiunto che il viceprefetto incriminato “non ha incarichi specifici né ricopre funzioni commissariali”, ma in realtà al Viminale ricopre la qualifica di capo staff dell’ufficio Programmazione e rapporti con l’Aipa, l’Agenzia italiana per le pubbliche amministrazioni (che peraltro si occupa di accertamenti e riscossioni tributarie). Solo che, denuncia Sarti, “la pagina relativa a Sparti e al suo incarico è scomparsa dal sito del ministero dell’Interno”. A segnalare il ruolo importante dell’”uomo della camorra al ministero dell’Interno” ci aveva già pensato lo scrittore Roberto Saviano su Facebook il 29 gennaio. Il  30 la pagina web del Viminale è stata oscurata.


Francesco Sperti, già commissario prefettizio al Comune di Amantea (Cosenza) tra il 2008 e il 2009, è indagato per associazione a delinquere, con l’aggravante di aver favorito un’associazione mafiosa, nell’inchiesta della Direzione distrettuale di Napoli che il 22 gennaio ha portato in carcere circa 90 persone, compresi i tre fratelli Luigi, Salvatore e Antonio Righi, accusati di essere riciclatori del clan Contini, uno dei più importanti del capoluogo campano. Il viceprefetto Sperti è considerato “legale e consigliere dell’organizzazione”. Dall’ordine di custodia firmato dal gip Raffaele Piccirillo emerge che il dirigente del Viminale riceveva 1.500 euro al mese dai fratelli Righi, più i compensi per le singole prestazioni in relazione agli affari – soprattutto di immobili e ristoranti – che curava. Ma non gli bastavano: “L’emolumento che io prendo non corrisponde all’effettivo lavoro, però ne faccio un fatto anche di amicizia”, si sfoga, intercettato, con Luigi Righi l’8 novembre 2008. “Però, se oggi noi prendiamo una bella torta, questa è per Francesco perché è un nostro convitato e sta sempre a tavola con noi, è un nostro amico che ci sta vicino, no? (…) se io invece, al momento in cui arriva la torta poi… (…) a un certo punto mi sono reso conto che prendevo lo stipendio di un cameriere. Allora ho detto ‘ma promuovetemi, fatemi caposala almeno, no?’”.
Secondo gli investigatori, Sperti lavora per i presunti riciclatori da circa un decennio e interviene “anche per la risoluzione di questioni personali dei componenti del gruppo o di soggetti a questi collegati”, per esempio “per il rilascio in tempi rapidi di un passaporto o per agevolare il trasferimento di un militare”. I pm avevano chiesto l’arresto anche per lui, ma il gip non ha ritenuto sufficienti gli indizi a suo carico: “E’ probabile che egli sia consapevole, attesi i risalenti rapporti, del modus operandi di quelle imprese e dei suoi committenti. Non è accertato però che le sue specifiche attività professionali abbiano agevolato o concorso alle manovre nelle quali consiste il reato”. Manette o meno, c’è quanto basta per preoccuparsi della presenza del viceprefetto negli uffici del ministero dell’Interno, per di più “con la possibilità di accedere ai sistemi informatici interni e delle pubbliche amministrazioni”, sottolinea Giulia Sarti.
Ma il titolare del Viminale non pare eccessivamente preoccupato. Visto che Sparti alberga in quelle stanze da vent’anni, argomenta Alfano, “è difficile risalire a tutti i benefici o danni che ha prodotto”. Ma gli occhi saranno “aperti e vigili”.
Video di Gisella Ruccia

venerdì 7 febbraio 2014

A Racalmuto, nel paese di Sciascia è diventato impossibile morire

A Racalmuto, nel paese di Sciascia è diventato impossibile morire



L’EX SINDACO RACCONTA I RETROSCENA DEL CIMITERO. UNO SPACCATO CHE TOCCA DA VICINO LE GESTIONI COMMISSARIALI DEI COMUNI AMMINISTRATI DAI COMMISSARI MINISTERIALI
da Salvatore Petrotto
ex Sindaco di Racalmuto
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il Fatto Quotidiano così titolava ieri un curioso servizio relativo alla gestione dei commissari inviati dal Ministero dell’Interno nel paese di Leonardo Sciascia: “Racalmuto, vietato morire. I cittadini pagano i loculi, ma i soldi sono spariti”.
Più di duecento Racalmutesi hanno aderito due anni fa al bando comunale per acquistare in anticipo il proprio spazio al camposanto, ormai pieno, e permetterne l’ampliamento. Ma i lavori non sono mai partiti. E del denaro, racalmutonei conti del Comune, non c’è più traccia.
Crediamo di dover, a tal proposito, spiegare alcuni passaggi che, probabilmente sfuggono al giornalista Giuseppe Pipitone che si è occupato di questo misfatto tinto di giallo che tanto sarebbe piaciuto anche allo scrittore de Il giorno della civetta.
Andiamo ad i fatti. E “Fatti i dovuti scongiuri, più di duecento racalmutesi decidono di mettere mano a portafogli e finanziare la costruzione delle nuove tombe. In Sicilia, si sa, persiste ancora una certa cultura che guarda con fascino e curiosità all’estremo saluto terreno: consapevoli che – come diceva Jacques Prevert – se la vita è una ciliegia, la morte è il suo nocciolo, ecco quindi che i concittadini di Sciascia raccolgono più dimezzo milione di euro per comprare in anticipo la loro porzione di camposanto. Soldi che, come prevedeva l’avviso pubblicato sul sito del comune di Racalmuto, vengono versati sul conto corrente della tesoreria comunale”..
Ma che sta succedendo, da quando l’allora ministro Anna Maria Cancellieri ha inviato i commissari governativi, per sostituire sindaco (il sottoscritto), giunta e consiglio comunale?
Perché a Racalmuto non è possibile morire e riposare in santa pace presso il locale cimitero, pur avendo pagato quanto richiesto dal Comune?
Si è dovuto assistere ad un’insolita sparizione, quella relativa ai soldi di chi a Racalmuto vuole essere ospitato, dopo la sua dipartita, nello stesso cimitero dove riposa lo scrittore Leonardo Sciascia e sua moglie.
Chissà perché, “nel bilancio del Comune non risulta alcun impegno di spesa per il cimitero: i soldi sono arrivati, ma non si capisce bene che fine abbiano fatto” racconta uno dei cittadini che ha partecipato all’avviso pubblico del comune di Racalmuto. “L’unico problema è che studiando i bilanci del comune quei soldi non ci sono – continua uno dei finanziatori del cimitero mai ampliato – la mia famiglia ha speso 6.500 euro e per capire che fine avessero fatto quei soldi ho anche spedito una richiesta di indennizzo, in cui chiedevo anche di poter accedere agli atti: ma non ho ricevuto mai alcuna risposta”.
I commissari ed i funzionari del comune si sono trincerati in uno stretto no-comment, salvo a tentare di scaricare, ovviamente, le loro responsabilità, su chi non c’entra!
Ma questo gioco dello scarica-barile, in Italia, lo sappiamo benissimo, non è una novità!
Ma adesso da ex sindaco, già abbondantemente dimessosi all’epoca in cui il Comune iniziò ad incamerare quei 500 mila euro, proverò a spiegare che fine hanno fatto quei soldi, inghiottiti nelle sabbie mobili dei tre bilanci, 2011, 2012 e 2013, approvati dai commissari inviati dalla Regione e dal Ministero dell’Interno.
Il Comune di Racalmuto, circa 10 anni fa, aveva regolarmente espropriato ed acquisito al proprio patrimonio i terreni per realizzare il nuovo cimitero, come previsto dal progetto approvato in Consiglio Comunale e munito di tutti i visti ed i pareri previsti dalle vigenti leggi ed approvato anche dai competenti organi regionali. Nel 2011 si è proceduto, anzi tardivamente, alla vendita dei lotti cimiteriali previsti in detto progetto, attraverso un bando, pubblicato un mese prima che io mi dimettessi da sindaco di Racalmuto.
Da allora ad oggi, nulla è stato fatto per realizzare la recinzione, i vialetti e gli impianti previsti e, soprattutto, nulla si è fatto riguardo all’assegnazione dei lotti comprati dai cittadini di Racalmuto.
Con i soldi versati dai Racalmutesi, e gli impiegati del comune di Racalmuto questo lo sanno, anziché assegnare i lotti e realizzare dette opere, si è preferito pagare gli stipendi degli stessi impiegati, e qualcos’altro, per sopperire alla crisi di liquidità dovuta ai tagli ai trasferimenti verso gli enti locali, da parte dei vari Governi nazionali e regionali.
E’ ovvio che ai cittadini di Racalmuto va data una risposta da parte di chi, da tre anni a questa parte, non ha fatto nulla per dare esecuzione a quanto previsto da un regolare ed assolutamente legittimo progetto di ampliamento cimiteriale, distraendo le somme incamerate per altri scopi.
Faccio presente che da quando è stato costruito il primo cimitero, quello monumentale, laddove è tra l’altro seppellito lo scrittore Leonardo Sciascia e sua moglie, sin dall’Ottocento cioè, nel bilancio del Comune di Racalmuto c’è una voce in entrata che riporta la dicitura: ” acquisto aree e loculi cimiteriali” ed un’altra voce in uscita che recita: ” funzionamento, manutenzione e realizzazione di nuove opere cimiteriali “.
I cittadini di Racalmuto hanno versato, correttamente, le loro somme, proprio nell’esatto capitolo in entrata del bilancio comunale, la cui istituzione, risalente come detto, all’Ottocento e la cui finalità, lo ribadisco, è quella di curare la manutenzione ed il funzionamento del cimitero comunale, nonché di realizzare nuove opere cimiteriali.
Ma i funzionari ed i Commissari inviati dalla Regione Siciliana e quelli inviati dal Ministero dell’Interno che da tre anni sostituiscono sindaco, giunta e consiglio comunale, hanno utilizzato i 500 mila euro versati dai cittadini di Racalmuto a partire da luglio 2011, e cioè un mese dopo che io mi sono dimesso da sindaco, per fare altre cose.
Credo che siano loro a dovere dare delle precise spiegazioni a quanti, da allora ad oggi, hanno aspettato, invano, l’assegnazione dei lotti comprati e la realizzazione di quanto previsto, attraverso le somme da loro versate.
Tale risposta va data esclusivamente dai commissari inviati dal Ministero dell’Interno nel 2012 ed a quello inviato dalla Regione Siciliana nel 2011 che, oltre che dai funzionari ed i tecnici che da oltre vent’anni, al comune di Racalmuto, hanno gestito e continuano a gestire questi ed altri procedimenti amministrativi.
Funzionari e tecnici riconfermati nei ruoli apicali da detti commissari, anche dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale per delle presunte infiltrazioni mafiose.

A Racalmuto, nel paese di Sciascia è diventato impossibile morire

A Racalmuto, nel paese di Sciascia è diventato impossibile morire



L’EX SINDACO RACCONTA I RETROSCENA DEL CIMITERO. UNO SPACCATO CHE TOCCA DA VICINO LE GESTIONI COMMISSARIALI DEI COMUNI AMMINISTRATI DAI COMMISSARI MINISTERIALI
da Salvatore Petrotto
ex Sindaco di Racalmuto
riceviamo e volentieri pubblichiamo
Il Fatto Quotidiano così titolava ieri un curioso servizio relativo alla gestione dei commissari inviati dal Ministero dell’Interno nel paese di Leonardo Sciascia: “Racalmuto, vietato morire. I cittadini pagano i loculi, ma i soldi sono spariti”.
Più di duecento Racalmutesi hanno aderito due anni fa al bando comunale per acquistare in anticipo il proprio spazio al camposanto, ormai pieno, e permetterne l’ampliamento. Ma i lavori non sono mai partiti. E del denaro, racalmutonei conti del Comune, non c’è più traccia.
Crediamo di dover, a tal proposito, spiegare alcuni passaggi che, probabilmente sfuggono al giornalista Giuseppe Pipitone che si è occupato di questo misfatto tinto di giallo che tanto sarebbe piaciuto anche allo scrittore de Il giorno della civetta.
Andiamo ad i fatti. E “Fatti i dovuti scongiuri, più di duecento racalmutesi decidono di mettere mano a portafogli e finanziare la costruzione delle nuove tombe. In Sicilia, si sa, persiste ancora una certa cultura che guarda con fascino e curiosità all’estremo saluto terreno: consapevoli che – come diceva Jacques Prevert – se la vita è una ciliegia, la morte è il suo nocciolo, ecco quindi che i concittadini di Sciascia raccolgono più dimezzo milione di euro per comprare in anticipo la loro porzione di camposanto. Soldi che, come prevedeva l’avviso pubblicato sul sito del comune di Racalmuto, vengono versati sul conto corrente della tesoreria comunale”..
Ma che sta succedendo, da quando l’allora ministro Anna Maria Cancellieri ha inviato i commissari governativi, per sostituire sindaco (il sottoscritto), giunta e consiglio comunale?
Perché a Racalmuto non è possibile morire e riposare in santa pace presso il locale cimitero, pur avendo pagato quanto richiesto dal Comune?
Si è dovuto assistere ad un’insolita sparizione, quella relativa ai soldi di chi a Racalmuto vuole essere ospitato, dopo la sua dipartita, nello stesso cimitero dove riposa lo scrittore Leonardo Sciascia e sua moglie.
Chissà perché, “nel bilancio del Comune non risulta alcun impegno di spesa per il cimitero: i soldi sono arrivati, ma non si capisce bene che fine abbiano fatto” racconta uno dei cittadini che ha partecipato all’avviso pubblico del comune di Racalmuto. “L’unico problema è che studiando i bilanci del comune quei soldi non ci sono – continua uno dei finanziatori del cimitero mai ampliato – la mia famiglia ha speso 6.500 euro e per capire che fine avessero fatto quei soldi ho anche spedito una richiesta di indennizzo, in cui chiedevo anche di poter accedere agli atti: ma non ho ricevuto mai alcuna risposta”.
I commissari ed i funzionari del comune si sono trincerati in uno stretto no-comment, salvo a tentare di scaricare, ovviamente, le loro responsabilità, su chi non c’entra!
Ma questo gioco dello scarica-barile, in Italia, lo sappiamo benissimo, non è una novità!
Ma adesso da ex sindaco, già abbondantemente dimessosi all’epoca in cui il Comune iniziò ad incamerare quei 500 mila euro, proverò a spiegare che fine hanno fatto quei soldi, inghiottiti nelle sabbie mobili dei tre bilanci, 2011, 2012 e 2013, approvati dai commissari inviati dalla Regione e dal Ministero dell’Interno.
Il Comune di Racalmuto, circa 10 anni fa, aveva regolarmente espropriato ed acquisito al proprio patrimonio i terreni per realizzare il nuovo cimitero, come previsto dal progetto approvato in Consiglio Comunale e munito di tutti i visti ed i pareri previsti dalle vigenti leggi ed approvato anche dai competenti organi regionali. Nel 2011 si è proceduto, anzi tardivamente, alla vendita dei lotti cimiteriali previsti in detto progetto, attraverso un bando, pubblicato un mese prima che io mi dimettessi da sindaco di Racalmuto.
Da allora ad oggi, nulla è stato fatto per realizzare la recinzione, i vialetti e gli impianti previsti e, soprattutto, nulla si è fatto riguardo all’assegnazione dei lotti comprati dai cittadini di Racalmuto.
Con i soldi versati dai Racalmutesi, e gli impiegati del comune di Racalmuto questo lo sanno, anziché assegnare i lotti e realizzare dette opere, si è preferito pagare gli stipendi degli stessi impiegati, e qualcos’altro, per sopperire alla crisi di liquidità dovuta ai tagli ai trasferimenti verso gli enti locali, da parte dei vari Governi nazionali e regionali.
E’ ovvio che ai cittadini di Racalmuto va data una risposta da parte di chi, da tre anni a questa parte, non ha fatto nulla per dare esecuzione a quanto previsto da un regolare ed assolutamente legittimo progetto di ampliamento cimiteriale, distraendo le somme incamerate per altri scopi.
Faccio presente che da quando è stato costruito il primo cimitero, quello monumentale, laddove è tra l’altro seppellito lo scrittore Leonardo Sciascia e sua moglie, sin dall’Ottocento cioè, nel bilancio del Comune di Racalmuto c’è una voce in entrata che riporta la dicitura: ” acquisto aree e loculi cimiteriali” ed un’altra voce in uscita che recita: ” funzionamento, manutenzione e realizzazione di nuove opere cimiteriali “.
I cittadini di Racalmuto hanno versato, correttamente, le loro somme, proprio nell’esatto capitolo in entrata del bilancio comunale, la cui istituzione, risalente come detto, all’Ottocento e la cui finalità, lo ribadisco, è quella di curare la manutenzione ed il funzionamento del cimitero comunale, nonché di realizzare nuove opere cimiteriali.
Ma i funzionari ed i Commissari inviati dalla Regione Siciliana e quelli inviati dal Ministero dell’Interno che da tre anni sostituiscono sindaco, giunta e consiglio comunale, hanno utilizzato i 500 mila euro versati dai cittadini di Racalmuto a partire da luglio 2011, e cioè un mese dopo che io mi sono dimesso da sindaco, per fare altre cose.
Credo che siano loro a dovere dare delle precise spiegazioni a quanti, da allora ad oggi, hanno aspettato, invano, l’assegnazione dei lotti comprati e la realizzazione di quanto previsto, attraverso le somme da loro versate.
Tale risposta va data esclusivamente dai commissari inviati dal Ministero dell’Interno nel 2012 ed a quello inviato dalla Regione Siciliana nel 2011 che, oltre che dai funzionari ed i tecnici che da oltre vent’anni, al comune di Racalmuto, hanno gestito e continuano a gestire questi ed altri procedimenti amministrativi.
Funzionari e tecnici riconfermati nei ruoli apicali da detti commissari, anche dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale per delle presunte infiltrazioni mafiose.