lunedì 31 marzo 2014

Marco Falcone: “Mentre Crocetta e i Partiti litigano, 600 milioni di euro di lavori pubblici rimangono bloccati”

Marco Falcone: “Mentre Crocetta e i Partiti litigano, 600 milioni di euro di lavori pubblici rimangono bloccati”



Non è che il problema è che le opere, come leggiamo, sono già state appaltate? Diciamo questo perché in Sicilia, o gli appalti vanno in un certo modo, o non vanno.
Rifiuti e discariche insegnano…

I luoghi comuni di Alfano sul Sud, sulla Camorra, sui Rom e sulla ‘Terra dei fuochi’

I luoghi comuni di Alfano sul Sud, sulla Camorra, sui Rom e sulla ‘Terra dei fuochi’



 “O emigranti o briganti”.

Agorà (Rai3) alla Marcia per l’Indipendenza siciliana

Agorà (Rai3) alla Marcia per l’Indipendenza siciliana
Ai colleghi romani, infatti non è sfuggito che  il vento indipendentista sta unendo l’Italia. Dal Veneto alla Sicilia, passando dalla Sardegna, sempre più regioni sognano di costruire un futuro lontano dalle grinfie di uno Stato centralista che non ha mai funzionato.

sabato 29 marzo 2014

il Pil in Sicilia nel 2013 è stato di 80,500 miliardi di euro. Di contro il Pel (Prodotto Esterno Lordo) in Sicilia, generato dai grossi gruppi economici operanti nel campo energetico, petrolifero, chimico, bancario, assicurativo, della grande distribuzione etc.., sarà sicuramente, tenendoci prudenti, almeno il doppio del Pil.La pressione fiscale ITALIA è del 54% del Pil (fonte : Il Sole24 ore ) Avremo quindi: Pil 80,5 miliardi di euroPel 160 miliardi di euroTot. 240,5 miliardi e euro x 54% = 129,87 miliardi di euro(all’importo di 129,87 miliardi euro non sono stati sommati gli introiti derivanti dalle accise sui carburanti, dal gioco del lotto e dai tabacchi) Se la Sicilia fosse indipendente, a parità di pressione fiscale con il sistema Italia, lo Stato Siciliano introiterebbe 129,87 miliardi di euro!! Il costo della Regione Sicilia (compreso il 90% dei costi degli Enti Locali – Comuni, etc.) e’ di c.ca 18 miliardi di euro. Assorbendo anche i costi che attualmente sostiene l’Italia in Sicilia per Finanza locale, Pubblica Istruzione, Assistenza, Sanità, ecc. di circa 12 miliardi di euro, secondo le stime fornite qualche tempo fa dell’assessorato regionale al bilancio, avremmo un costo totale di 30 miliardi di euro. (fonte: LinkSicilia ) Pertanto: 129,87 miliardi – introito per lo Stato Siciliano30,00 miliardi – costo Stato Siciliano99,87 miliardi – saldo attivo (che, allo stato dell’arte, vanno nelle casse dello Stato italiano) Lo Stato Siciliano potrebbe non esercitare la medesima pressione fiscale imposta dallo Stato italiano ( 54% del Pil). Con una imposizione fiscale massima del 25%, per esempio, avremmo: Tot. 240,5 miliardi e euro (Pil + Pel) x 25% = 60,12 miliardi di euro60,12 miliardi – introito per lo Stato Siciliano30,00 miliardi – costo Stato Siciliano30,12 miliardi – salso attivo per lo Stato Siciliano. Con 30,12 miliardi di Euro all’anno, si potrebbe ricostruire la Sicilia dalle macerie lasciate dallo Stato italiano (oltre che azzerare in poco tempo il debito pubblico che grava sulla Regione Siciliana); inoltre, con una pressione fiscale totale del 25% la Sicilia diverrebbe appetibile per le delocalizzazioni, investimenti, etc. e ciò porterebbe ad un aumento esponenziale del PIL e del PEL e di conseguenza un maggior aumento delle entrate Statali. La Sicilia diverrebbe ciò che dovrebbe già essere se non fosse quotidianamente derubata e rapinata, e cioè una delle maggiori (forse la maggiore) economie d’Europa. Ecco perchè il 30 Marzo del 2014 ogni siciliano ha il dovere di partecipare alla "Marcia per l'Indipendenza della Sicilia".Lo impone la nostra dignità, lo impone il nostro futuro, lo impone il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.http://www.sicilianiinmovimento.eu/index.php/115-e-l-italia-la-palla-al-piede-della-sicilia

Rimpasto Giunta Crocetta: accordo fatto (o quasi) sulla testa di Marino. Franco Piro all’Economia?

Rimpasto Giunta Crocetta: accordo fatto (o quasi) sulla testa di Marino. Franco Piro all’Economia?



Non che sui rifiuti – soprattutto sui gli appalti molto discutibili andati in scena in questi settore nevralgico – tutto in questi sedici mesi sia filato liscio. Anzi. Ma, in ogni caso, l’assessore Marino è stato un argine che ha garantito la legalità in tanti, forse troppi settori (visto dalla parte dei ‘banditi’, naturalmente) dell’Amministrazione regionale.
L’azione di Marino – questo è sotto gli occhi di tutti – ha dato molto fastidio a tanti gruppi di potere che, da anni, nel nome di una ‘presunta’ antimafia, si sono fatti i cavoli propri.L’assessore Marino – caso unico – ha avuto il coraggio di mettersi contro il ‘Partito’ di Confindustria Sicilia sulla questione rifiuti: ed è per questo che viene sbattuto fuori dal Governo. Il resto sono chiacchiere da bar. 

lunedì 24 marzo 2014

Appuntamento il 30 marzo, per riprenderci la nostra libertà di siciliani

Appuntamento il 30 marzo, per riprenderci la nostra libertà di siciliani
Nell’ormai
 lontano 1988, quando conseguii la mia
laurea in Lettere Moderne,  ebbi modo
di  presentare una tesi di laurea dal
titolo  ‘Racalmuto dell'Ottocento’,  assieme al compianto professore Massimo Ganci,
docente di Storia Moderna e Contemporanea, presso la Facoltà di Lettere dell'Università
di Palermo.
Ricordo
che nel corso di un incontro con il mio concittadino  Leonardo Sciascia,  risalente alla primavera di quell’anno,  ricevetti 
in dono  una pubblicazione
relativa alla repressione dei moti dei renitenti alla leva obbligatoria, dal
titolo "5 mesi di Prefettura in Sicilia", edito a Firenze nel 1863 e
curato dal prefetto toscano, Enrico Falconcini.
Si
trattava di un volume  pubblicato da un
funzionario  ed uomo politico, inviato
nel 1862 in provincia di ‘Girgenti’, per reprimere i movimenti insurrezionali
contro lo Stato piemontese.  
Era  uno dei tanti ‘prefetti’ di ferro spediti in
Sicilia per contrastare quella che fu una vera e propria guerra civile;  ma  l’anno
successivo venne scaricato  dal governo
post unitario dell'epoca, a seguito di una serie di attacchi politici ricevuti
da tale ‘integerrimo’ uomo,  al servizio
del neonato sanguinario Regno d’Italia.
Con
estrema sorpresa , grande amarezza e profondo dispiacere il Falconcini  scrisse allora quanto segue  “ I giornali del partito d’azione, in unione
a quelli ministeriali, appena salito al potere il nuovo gabinetto, hanno
ripetutamente calunniato le mie azioni e le intenzioni mie come cittadino e
come uomo politico; un deputato della estrema sinistra a me,  assente dall’aula parlamentare, lanciò amara
e falsa accusa; l’attuale ministro dell’interno parve sancire quelle calunnie e
tale accusa, dispensandomi senza addurne ragione, dal governo della provincia
di Girgenti … la sera del 16 gennaio 1863 
mi giunse la lettera nella quale a nome del ministro dell’interno il
Segretario Spaventa mi annunziava, avere il re fin dal dì 11 dello stesso mese
firmato il decreto che mi dispensava dall’ufficio di prefetto di Girgenti”.
Fu cioè
posato,  rinnegato e  denudato dei suoi pieni poteri, anche di vita
e di morte, che aveva usato, non sappiamo con quanta clemenza, contro tutti gli
abitanti della provincia di ‘Girgenti’.
A quanto
pare, gli ordini che gli avevano impartito 
riuscì  a portarli,  comunque,  a compimento,  con inaudita ferocia! In quei terribili
frangenti, come è ormai noto, si consumarono delle violentissime  stragi di Stato che insanguinarono l’intero
Sud post unitario. Fu il periodo in cui decine di migliaia  di giovani e meno giovani vennero prima arrestati
e  poi costretti a prestare  7 anni di servizio militare nei teatri di
guerra.
Cosicché
il Regno d’Italia oltre a colpire con gravosi balzelli le genti più povere, ci
riferiamo ad esempio alla tassa sul macinato, armò la mano assassina   di spregiudicati  prefetti che erano il risultato di una
insopportabile commistione di potere politico, militare e giudiziario.
Fu così  instaurato quello stato di polizia che ci
ricorda tanto i  tempi attuali.
Pensate
per   un po’ a ciò che è accaduto recentemente nella
Salemi di Vittorio Sgarbi, allorquando il critico d’arte e sindaco di quel
paese ha denunciato i loschi affari miliardari della mafia  grazie  alla produzione di energia eolica;  immediatamente hanno sciolto,
paradossalmente,  per mafia,  gli organi istituzionali che la vera mafia
avevano denunciato!
 Prova ne sia che la Magistratura,  un anno dopo ha sequestro  1 miliardo e 300 milioni di euro di impianti
eolici riconducibili alla mafia trapanese.
La
stessa cosa è avvenuta a Siculiana, 
allorquando qualche anno fa l’allora sindaco,  Giuseppe Sinaguglia,  denunciava, ed i fatti anche a lui gli stanno
dando pienamente ragione,  il malaffare
nella gestione di rifiuti e discariche.
Qualcosa
di simile, ovviamente è capitato anche  
nel mio paese,  nel momento in
cui  ho denunciato  alla Procura della Repubblica di Agrigento,
esattamente a febbraio del 2011, l’illegale gestione  oltre che dei rifiuti, anche delle risorse
idriche.
Mi
direte, ma tutto questo è  colpa di
Garibaldi?
Sta di
fatto che già con i Piemontesi, un secolo e mezzo fa,  la nostra storia è iniziata male.
Come è
risaputo, i Savoia, ci hanno debitamente spogliato di tutte quante le nostre
ingentissime ricchezze.
Un
decennio dopo,  con la  breccia di Porta Pia e la conquista di Roma,  si impossessarono di tutti i beni della
chiesa cattolica, compresa la stessa sede dove risiedeva il Papa, ossia il
Quirinale.
Cosicché,
il Regno delle due Sicilie che era la terza potenza economica al mondo, dopo
l’Inghilterra e la Francia,  è stato ridotto
così, come la conosciamo ancora oggi.
Si è
proseguito cioè, sempre più,  a consumare
una vera e propria strage di civiltà, coperta da montagne di falsità ed
ipocrisie storicamente confutabili.
Oggi,
così come ieri,  i prefetti, ordinati e
comandati,  alla stregua di una casta
sacerdotale agli ordini dei poteri politici ed economici di turno, spesso
deviati, continuano ad accanirsi contro le inermi popolazioni e le libere
istituzioni comunali.
Ieri i
Savoia si impadronivano, attraverso   prefetti quali il nostro Falconcini,  delle riserve auree dei Borboni, dei Beni
della Chiesa e persino  di quel poco che
riuscivano a raggranellare i braccianti agricoli, imponendo loro  esose ed insopportabili tasse.
In
cambio obbligarono intere generazioni ad andare a morire in guerre che non ci
appartenevano.
L’alternativa
era la latitanza ed il brigantaggio.
Oggi
nell’esercitare  una sorta di accanimento
terapeutico, chirurgico e capillare gli eredi di quel repressivo e poliziesco
potere centrale savoiardo,  si avvalgono
sempre   delle  prefetture per sferrare dei micidiali colpi
all’autonomia, alla libertà ed alla democrazia.
Tale
potere cieco ed inquisitorio  si
concretizza  nello scioglimento e
commissariamento,  da parte dello Stato,  di quegli enti locali che sono così riottosi
da ribellarsi contro la mafia dei rifiuti, quella dell’acqua o dell’energia.
Ma la
repressione poliziesca viene anche esercitata contro intere popolazioni, nel
momento in cui si ribellano contro delle infrastrutture militari quali  il MUOS di Niscemi o le multinazionali del
petrolio che inquinano e cospargono di tumori e morte mezza Sicilia.
Prefetti
di ieri, Prefetti di oggi,  al servizio
del  Regno o della Repubblica, cambia ben
poco!
Dal 1860
ad oggi la storia è sempre la stessa.
E’  una storia sbagliata, una storia da cambiare
radicalmente.
Noi non
vogliamo essere tacciati di essere i soliti beceri continuatori del più
classico trito e ritrito vittimismo meridionalista.
Ma è
chiaro che  un popolo quale il nostro,
del tutto ‘desicilianizzato’,  non ha la
consapevolezza che da sempre calpesta una terra ricca di risorse.
Abbiamo
ricchezze  che non si vedono, perché magari
si trovano in fondo al nostro mare.  Mi
riferisco a quei 100 miliardi di euro di prodotti  petroliferi, 
estratti e/o raffinati in Sicilia e di cui ci resta ben poco, se non  svariate migliaia di tumori che colpiscono
intere popolazioni e l’un per cento di questa ricchezza che,  per il rimanente 99%,  vola via; e stiamo parlando di dati ufficiali
resi noti dall’ENI.
Ogni
tanto  mi capita di parlare di queste
cose con i miei alunni.
Pensate
un po’, mi lascio andare e parlo anche  di  sale,
kainite, zolfo che potrebbero consentirci 
di creare un’immensa ricchezza economica ed occupazionale; basterebbe
solo che ci  lasciassero  liberi 
di estrarre  e lavorare questi
minerali per produrre fertilizzanti ed anticrittogamici naturali  per l’agricoltura, sostanze reattive per
l’industria chimica, tessile e farmaceutica, oltre che resine e  plastiche.
Ma i
miei alunni che, dalle mie parti,  hanno
già sentito da tempo, dai loro padri questi discorsi, non sempre  mi seguono quando dico loro che i sali
potassici sono il nostro oro bianco!
A volte
mi prendono per matto!
Della
serie, ma che vuole questo qua!
Del
resto  è dagli Ottanta  che queste preziose miniere sono state chiuse
per favorire le industrie estrattive e chimiche tedesche in Ucraina. Dei nostri
bacini minerari, dopo tante chiacchiere politiche e sindacali  inutili, abbiamo perso anche la memoria.
Ed
allora cambio discorso, parlo di agrumi, mandorle, olio, grano,  ficodindia, pesche e pesca, di buon vino e
della nostra cucina piena zeppa di gusti, saperi e sapori.
Solo
così  sfondo una porta aperta,  solleticando il loro palato, li piglio per la
gola e mi capiscono un po’ meglio.
Ma
poi,  è più forte di me,  e mi dilungo nello sciorinare e tessere le
lodi della mirabile magnificenza di quanto ci hanno lasciato i nostri avi;  parlo  dell’avvicendarsi
di una miriade di civiltà .
Del  quotidiano manifestarsi,  ai nostri occhi ed alle nostre menti,  di altro genere di giacimenti, quelli
culturali,  delle nostre sfolgoranti bellezze.
Abbiamo
la fortuna di vivere in un contesto in cui il nostro splendido sole ogni giorno
copre con i suoi raggi  delle
suggestive  coste, isole e vulcani,  delle bellissime terre, tempestate da
meravigliose gemme quali  templi e teatri
greci, ville romane, cattedrali e mosaici, di epoca bizantina ed arabo
normanna.
Che poesia
poi quella  di Jacopo da Lentini o Cielo
D’Alcamo;  e la bella pittura di  Antonello da Messina ed a seguire le scorrerie
di un  Caravaggio che lascia la sua
indelebile impronta, anche in Sicilia.
Le città
barocche ed infine lo stile liberty.
Verga,
Pirandello, Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, vi
dicono niente?
Per
concludere, che ne pensate delle seguenti considerazioni risalenti a 7 secoli
fa?
“Il
volgare siciliano si attribuisce fama superiore 
a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli italiani
producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti
maestri nativi dell’isola hanno cantato con solennità” (dal  De vulgari eloquentia),   parola di Dante Alighieri, padre della lingua
italiana.
Cortesemente,
vogliate scusarci   se continuiamo  a decantare,  liberamente,  la grande bellezza siciliana,
 seguendo le orme del sommo poeta. E non c’è stato o prefetto che tenga!Nessuno
ci può cancellare con un decreto od un atto repressivo,  ciò che di bello è fuori e dentro di noi.
E’ forse
questo l’unico  vero canto  d’amore per una terra che qualcuno, dopo
averla spogliata e rispogliata più volte, ed ancor più violentata, la  vorrebbe rendere definitivamente irredimibile.
L’appuntamento
è comunque fissato per  il 30 marzo,  tra le strade 
di Palermo;  indipendentisti,
autonomisti, sicilianisti ed aggiungo io, semplicemente siciliani, ci si può
ritrovare nel rinfocolare il nostro smisurato, 
sviscerato, traboccante  amore per
la Sicilia, se preferite.
Salvatore  Petrotto

Appuntamento il 30 marzo, per riprenderci la nostra libertà di siciliani

Appuntamento il 30 marzo, per riprenderci la nostra libertà di siciliani
Nell’ormai
 lontano 1988, quando conseguii la mia
laurea in Lettere Moderne,  ebbi modo
di  presentare una tesi di laurea dal
titolo  ‘Racalmuto dell'Ottocento’,  assieme al compianto professore Massimo Ganci,
docente di Storia Moderna e Contemporanea, presso la Facoltà di Lettere dell'Università
di Palermo.
Ricordo
che nel corso di un incontro con il mio concittadino  Leonardo Sciascia,  risalente alla primavera di quell’anno,  ricevetti 
in dono  una pubblicazione
relativa alla repressione dei moti dei renitenti alla leva obbligatoria, dal
titolo "5 mesi di Prefettura in Sicilia", edito a Firenze nel 1863 e
curato dal prefetto toscano, Enrico Falconcini.
Si
trattava di un volume  pubblicato da un
funzionario  ed uomo politico, inviato
nel 1862 in provincia di ‘Girgenti’, per reprimere i movimenti insurrezionali
contro lo Stato piemontese.  
Era  uno dei tanti ‘prefetti’ di ferro spediti in
Sicilia per contrastare quella che fu una vera e propria guerra civile;  ma  l’anno
successivo venne scaricato  dal governo
post unitario dell'epoca, a seguito di una serie di attacchi politici ricevuti
da tale ‘integerrimo’ uomo,  al servizio
del neonato sanguinario Regno d’Italia.
Con
estrema sorpresa , grande amarezza e profondo dispiacere il Falconcini  scrisse allora quanto segue  “ I giornali del partito d’azione, in unione
a quelli ministeriali, appena salito al potere il nuovo gabinetto, hanno
ripetutamente calunniato le mie azioni e le intenzioni mie come cittadino e
come uomo politico; un deputato della estrema sinistra a me,  assente dall’aula parlamentare, lanciò amara
e falsa accusa; l’attuale ministro dell’interno parve sancire quelle calunnie e
tale accusa, dispensandomi senza addurne ragione, dal governo della provincia
di Girgenti … la sera del 16 gennaio 1863 
mi giunse la lettera nella quale a nome del ministro dell’interno il
Segretario Spaventa mi annunziava, avere il re fin dal dì 11 dello stesso mese
firmato il decreto che mi dispensava dall’ufficio di prefetto di Girgenti”.
Fu cioè
posato,  rinnegato e  denudato dei suoi pieni poteri, anche di vita
e di morte, che aveva usato, non sappiamo con quanta clemenza, contro tutti gli
abitanti della provincia di ‘Girgenti’.
A quanto
pare, gli ordini che gli avevano impartito 
riuscì  a portarli,  comunque,  a compimento,  con inaudita ferocia! In quei terribili
frangenti, come è ormai noto, si consumarono delle violentissime  stragi di Stato che insanguinarono l’intero
Sud post unitario. Fu il periodo in cui decine di migliaia  di giovani e meno giovani vennero prima arrestati
e  poi costretti a prestare  7 anni di servizio militare nei teatri di
guerra.
Cosicché
il Regno d’Italia oltre a colpire con gravosi balzelli le genti più povere, ci
riferiamo ad esempio alla tassa sul macinato, armò la mano assassina   di spregiudicati  prefetti che erano il risultato di una
insopportabile commistione di potere politico, militare e giudiziario.
Fu così  instaurato quello stato di polizia che ci
ricorda tanto i  tempi attuali.
Pensate
per   un po’ a ciò che è accaduto recentemente nella
Salemi di Vittorio Sgarbi, allorquando il critico d’arte e sindaco di quel
paese ha denunciato i loschi affari miliardari della mafia  grazie  alla produzione di energia eolica;  immediatamente hanno sciolto,
paradossalmente,  per mafia,  gli organi istituzionali che la vera mafia
avevano denunciato!
 Prova ne sia che la Magistratura,  un anno dopo ha sequestro  1 miliardo e 300 milioni di euro di impianti
eolici riconducibili alla mafia trapanese.
La
stessa cosa è avvenuta a Siculiana, 
allorquando qualche anno fa l’allora sindaco,  Giuseppe Sinaguglia,  denunciava, ed i fatti anche a lui gli stanno
dando pienamente ragione,  il malaffare
nella gestione di rifiuti e discariche.
Qualcosa
di simile, ovviamente è capitato anche  
nel mio paese,  nel momento in
cui  ho denunciato  alla Procura della Repubblica di Agrigento,
esattamente a febbraio del 2011, l’illegale gestione  oltre che dei rifiuti, anche delle risorse
idriche.
Mi
direte, ma tutto questo è  colpa di
Garibaldi?
Sta di
fatto che già con i Piemontesi, un secolo e mezzo fa,  la nostra storia è iniziata male.
Come è
risaputo, i Savoia, ci hanno debitamente spogliato di tutte quante le nostre
ingentissime ricchezze.
Un
decennio dopo,  con la  breccia di Porta Pia e la conquista di Roma,  si impossessarono di tutti i beni della
chiesa cattolica, compresa la stessa sede dove risiedeva il Papa, ossia il
Quirinale.
Cosicché,
il Regno delle due Sicilie che era la terza potenza economica al mondo, dopo
l’Inghilterra e la Francia,  è stato ridotto
così, come la conosciamo ancora oggi.
Si è
proseguito cioè, sempre più,  a consumare
una vera e propria strage di civiltà, coperta da montagne di falsità ed
ipocrisie storicamente confutabili.
Oggi,
così come ieri,  i prefetti, ordinati e
comandati,  alla stregua di una casta
sacerdotale agli ordini dei poteri politici ed economici di turno, spesso
deviati, continuano ad accanirsi contro le inermi popolazioni e le libere
istituzioni comunali.
Ieri i
Savoia si impadronivano, attraverso   prefetti quali il nostro Falconcini,  delle riserve auree dei Borboni, dei Beni
della Chiesa e persino  di quel poco che
riuscivano a raggranellare i braccianti agricoli, imponendo loro  esose ed insopportabili tasse.
In
cambio obbligarono intere generazioni ad andare a morire in guerre che non ci
appartenevano.
L’alternativa
era la latitanza ed il brigantaggio.
Oggi
nell’esercitare  una sorta di accanimento
terapeutico, chirurgico e capillare gli eredi di quel repressivo e poliziesco
potere centrale savoiardo,  si avvalgono
sempre   delle  prefetture per sferrare dei micidiali colpi
all’autonomia, alla libertà ed alla democrazia.
Tale
potere cieco ed inquisitorio  si
concretizza  nello scioglimento e
commissariamento,  da parte dello Stato,  di quegli enti locali che sono così riottosi
da ribellarsi contro la mafia dei rifiuti, quella dell’acqua o dell’energia.
Ma la
repressione poliziesca viene anche esercitata contro intere popolazioni, nel
momento in cui si ribellano contro delle infrastrutture militari quali  il MUOS di Niscemi o le multinazionali del
petrolio che inquinano e cospargono di tumori e morte mezza Sicilia.
Prefetti
di ieri, Prefetti di oggi,  al servizio
del  Regno o della Repubblica, cambia ben
poco!
Dal 1860
ad oggi la storia è sempre la stessa.
E’  una storia sbagliata, una storia da cambiare
radicalmente.
Noi non
vogliamo essere tacciati di essere i soliti beceri continuatori del più
classico trito e ritrito vittimismo meridionalista.
Ma è
chiaro che  un popolo quale il nostro,
del tutto ‘desicilianizzato’,  non ha la
consapevolezza che da sempre calpesta una terra ricca di risorse.
Abbiamo
ricchezze  che non si vedono, perché magari
si trovano in fondo al nostro mare.  Mi
riferisco a quei 100 miliardi di euro di prodotti  petroliferi, 
estratti e/o raffinati in Sicilia e di cui ci resta ben poco, se non  svariate migliaia di tumori che colpiscono
intere popolazioni e l’un per cento di questa ricchezza che,  per il rimanente 99%,  vola via; e stiamo parlando di dati ufficiali
resi noti dall’ENI.
Ogni
tanto  mi capita di parlare di queste
cose con i miei alunni.
Pensate
un po’, mi lascio andare e parlo anche  di  sale,
kainite, zolfo che potrebbero consentirci 
di creare un’immensa ricchezza economica ed occupazionale; basterebbe
solo che ci  lasciassero  liberi 
di estrarre  e lavorare questi
minerali per produrre fertilizzanti ed anticrittogamici naturali  per l’agricoltura, sostanze reattive per
l’industria chimica, tessile e farmaceutica, oltre che resine e  plastiche.
Ma i
miei alunni che, dalle mie parti,  hanno
già sentito da tempo, dai loro padri questi discorsi, non sempre  mi seguono quando dico loro che i sali
potassici sono il nostro oro bianco!
A volte
mi prendono per matto!
Della
serie, ma che vuole questo qua!
Del
resto  è dagli Ottanta  che queste preziose miniere sono state chiuse
per favorire le industrie estrattive e chimiche tedesche in Ucraina. Dei nostri
bacini minerari, dopo tante chiacchiere politiche e sindacali  inutili, abbiamo perso anche la memoria.
Ed
allora cambio discorso, parlo di agrumi, mandorle, olio, grano,  ficodindia, pesche e pesca, di buon vino e
della nostra cucina piena zeppa di gusti, saperi e sapori.
Solo
così  sfondo una porta aperta,  solleticando il loro palato, li piglio per la
gola e mi capiscono un po’ meglio.
Ma
poi,  è più forte di me,  e mi dilungo nello sciorinare e tessere le
lodi della mirabile magnificenza di quanto ci hanno lasciato i nostri avi;  parlo  dell’avvicendarsi
di una miriade di civiltà .
Del  quotidiano manifestarsi,  ai nostri occhi ed alle nostre menti,  di altro genere di giacimenti, quelli
culturali,  delle nostre sfolgoranti bellezze.
Abbiamo
la fortuna di vivere in un contesto in cui il nostro splendido sole ogni giorno
copre con i suoi raggi  delle
suggestive  coste, isole e vulcani,  delle bellissime terre, tempestate da
meravigliose gemme quali  templi e teatri
greci, ville romane, cattedrali e mosaici, di epoca bizantina ed arabo
normanna.
Che poesia
poi quella  di Jacopo da Lentini o Cielo
D’Alcamo;  e la bella pittura di  Antonello da Messina ed a seguire le scorrerie
di un  Caravaggio che lascia la sua
indelebile impronta, anche in Sicilia.
Le città
barocche ed infine lo stile liberty.
Verga,
Pirandello, Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia, vi
dicono niente?
Per
concludere, che ne pensate delle seguenti considerazioni risalenti a 7 secoli
fa?
“Il
volgare siciliano si attribuisce fama superiore 
a tutti gli altri per queste ragioni: che tutto quanto gli italiani
producono in fatto di poesia si chiama siciliano; e che troviamo che molti
maestri nativi dell’isola hanno cantato con solennità” (dal  De vulgari eloquentia),   parola di Dante Alighieri, padre della lingua
italiana.
Cortesemente,
vogliate scusarci   se continuiamo  a decantare,  liberamente,  la grande bellezza siciliana,
 seguendo le orme del sommo poeta. E non c’è stato o prefetto che tenga!Nessuno
ci può cancellare con un decreto od un atto repressivo,  ciò che di bello è fuori e dentro di noi.
E’ forse
questo l’unico  vero canto  d’amore per una terra che qualcuno, dopo
averla spogliata e rispogliata più volte, ed ancor più violentata, la  vorrebbe rendere definitivamente irredimibile.
L’appuntamento
è comunque fissato per  il 30 marzo,  tra le strade 
di Palermo;  indipendentisti,
autonomisti, sicilianisti ed aggiungo io, semplicemente siciliani, ci si può
ritrovare nel rinfocolare il nostro smisurato, 
sviscerato, traboccante  amore per
la Sicilia, se preferite.
Salvatore  Petrotto

domenica 23 marzo 2014

Quando il Vicerè Caracciolo mandò in soffitta la Santa Inquisizione spagnola

Quando il Vicerè Caracciolo mandò in soffitta la Santa Inquisizione spagnola
Il coraggioso provvedimento fu, nello stesso tempo, attuativo e propulsivo di quei princìpi della cultura ILLUMINISTA europea, presenti anche in Sicilia più di quanto comunemente non si creda.
Per completezza di informazione, dobbiamo riferire che la quasi totalità dei fondi, dei beni e delle risorse del soppresso Sant’Uffizio, furono, contestualmente, destinate al finanziamento ed al mantenimento di nuove importanti Istituzioni culturali e sociali, fra le quali: l‘ORTO BOTANICO, l’OSSERVATORIO ASTRONOMICO e la benemerita ACCADEMIA DEGLI STUDI che, dal 1806, sarebbe diventata l’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI di Palermo.
La cultura siciliana primeggiava, comunque, nelle Scienze, nelle Arti, nell’Urbanistica, nella Letteratura (gran parte della quale in LINGUA SICILIANA) ed in tanti altri settori.
Per queste e per altre considerazioni, gli Indipendentisti FNS ripropongono che, in tutte le grandi e piccole Città siciliane, si realizzi una mostra seria, completa, generale, della Sicilia del 1700, nel suo insieme e nelle singole realtà territoriali.
Si darebbe, così, una immagine più veritiera della Sicilia del periodo “illuminista” e si smentirebbero i falsari ed i manipolatori della verità.
Inoltre – ed in modo determinante – si aprirebbero le porte della Sicilia ad un flusso turistico di grandi dimensioni. Fra gli altri obiettivi, si raggiungerebbe quello di portare in Sicilia almeno 100 milioni di TURISTI l’anno. Un obiettivo “possibile”, al quale la Regione siciliana non sembra tenere molto.
Sarebbe utile ricordare, in proposito, il grande successo che ebbe, qualche decennio fa, la mostra sul ‘700 NAPOLETANO, organizzata nella Città di Napoli dal Sindaco dell’epoca, BASSOLINO. Una mostra, quella, che ancora oggi viene citata come rivelatrice di tesori e di “primati” inimmaginabili,nonché per l’effetto “SORPRESA”.
In Sicilia, con un sano spirito di emulazione, si potrebbe fare di più e di meglio.
Domenica 30 Marzo 2014, dalle ore 15:00, si terrà a Palermo con partenza presso la statua situata in piazza Vittorio Veneto e con arrivo in piazza Castelnuovo (Politeama) la"‘marcia per l’Indipendenza della Sicilia".




Grillo intervistato da Mentana a Bersaglio Mobile - 21/03/14

sabato 22 marzo 2014

Alfano, per il ministro decine di collaboratori. E una spesa da 3 milioni - Il Fatto Quotidiano

Alfano, per il ministro decine di collaboratori. E una spesa da 3 milioni - Il Fatto Quotidiano
la mafia non è solo sudLa famiglia Subranni:
ANTONIO SUBRANNI
- ex Comandante del R.O.S. Reparto Operativo Speciale dei Carabinieri
- richiesta di Rinvio a Giudizio da Parte della Procura di Palermo per la TRATTATIVA STATO-MAFIA in...concorso con altri 11 imputat...i
- la Procura di Palermo ipotizza pure il depistaggio delle indagini per la morte di PEPPINO IMPASTATO (1978)
DANILA SUBRANNI
- figlia di ANTONIO SUBRANNI
- portavoce dell'ex Ministro di Grazia e Giustizia ANGELINO ALFANO (la mascotte di BERLUSCONI)
ENNIO SUBRANNI
- figlio di ANTONIO SUBRANNI
- membro del R.O.C. Reparto Operativo Centrale che si occupa del reclutamento Agenti dei SERVIZI SEGRETI

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?

La Sicilia regala all’Italia 10 miliardi di euro l’anno (almeno).
Niente chiacchiere. Facciamo i conti. Basandoci su dati ufficiali: Istat, Ministero dell’Economia, Ragioneria della Regione Siciliana.
Partecipiamo alla marcia per l’Indipendenza Siciliana in programma domenica 30 Marzo a Palermo.

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?Quanto costa alla Sicilia fare parte dell’Italia?
La Sicilia regala all’Italia 10 miliardi di euro l’anno (almeno).
Niente chiacchiere. Facciamo i conti. Basandoci su dati ufficiali: Istat, Ministero dell’Economia, Ragioneria della Regione Siciliana.
Partecipiamo alla marcia per l’Indipendenza Siciliana in programma domenica 30 Marzo a Palermo.

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?

Facciamo i conti: quanto costa l’Italia alla Sicilia?








La Sicilia regala all’Italia 10 miliardi di euro l’anno (almeno).
Niente chiacchiere. Facciamo i conti. Basandoci su dati ufficiali: Istat, Ministero dell’Economia, Ragioneria della Regione Siciliana.
Partecipiamo alla marcia per l’Indipendenza Siciliana in programma domenica 30 Marzo a Palermo.

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello



Capiamo benissimo che lei, nell’immediato passato, è stato parecchio riluttante nel solidarizzare col suo assessore ai rifiuti, il magistrato in aspettativa, Nicolò Marino, allorquando ha denunciato, assieme alla Corte dei Conti, all’Autorità Nazionale di vigilanza sugli appalti ed all’Autorità Nazionale Antitrust che, da almeno 6 anni, in Sicilia, non si celebrano più gare nel settore dei rifiuti!
Si tratta di appalti di servizi pessimi e tra i più costosi d’Italia e che ormai ammontano a circa 2 miliardi di euro, affidati direttamente, sempre alle stesse ditte, prima dagli ATO rifiuti, poi dai Commissari Regionali inviati dal suo predecessore e da Lei, ed adesso anche da alcuni comuni, quali il mio.
Perché si continua ad autorizzare delle micidiali discariche private, o degli impianti di smaltimento, anch’essi privati, a fronte di centinaia di impianti pubblici fatti funzionare poco e male! Non si effettua la raccolta differenziata, la cui percentuale in Sicilia è la più bassa d’Italia.
Mentre, sempre le stesse imprese affidatarie, lo ripeto, da sei anni a questa parte e che, con un dolce eufemismo potremmo definire privilegiate, hanno fatto schizzare alle stelle le bollette sui rifiuti che sono le più salate d’Italia, a fronte dei servizi peggiori d’Italia.
A queste cose Lei, caro presidente Crocetta, non ci pensa?
Non pensa che queste cosine, di poco conto (si fa per dire) meritino la debita attenzione? In fondo si tratta di due miliardi di euro sborsati, a lacrime di sangue, da famiglie e Comuni, tutti quanti tartassati al massimo, soldi che in questi anni sono stati triturati in mezzo ai rifiuti.
Sa quanti lavori e servizi produttivi si potevano portare avanti in Sicilia con questa massa di denaro? E’ questa l’industria siciliana? Quella che fa affari sotterrando rifiuti di qualsiasi genere?
O Lei pensa che qualche decina di milioni di euro destinati per dei servizi, dei lavori, effettivamente utili, come quelli che attualmente svolgono decine di migliaia di lavoratori ‘atipici’, finanziariamente pesano di più dei due miliardi di euro, letteralmente rubati, da chi si è arricchito a nostre spese col perverso sistema della raccolta e smaltimento illegittimo dei rifiuti in Sicilia?
Non ha mai sfiorato la sua mente l’idea che proprio tra i rifiuti si possa annidare la vera mafia che lei ‘assicuta’ ovunque, soprattutto quando si trova al cospetto di camionisti, forconi o di quelle decine di migliaia di poveri disgraziati, quali i lavoratori precari?

Ci rifletta Presidente e ci dia una sua autorevole risposta!

L’Antimafia di Sala d’Ercole ci dirà qualcosa sugli appalti milionari sulle discariche siciliane?

L’Antimafia di Sala d’Ercole ci dirà qualcosa sugli appalti milionari sulle discariche siciliane?



«Il disordine organizzativo appare talmente ben organizzato da far nascere la fondata opinione che esso sia architettato per l’inefficienza della macchina burocratica in modo che ciascun ufficio possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un altro ufficio”.



(Questa è la conclusione a cui è pervenuta nel 2010 la Commissione Parlamentare Nazionale d'Inchiesta sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia).





“La corruzione della classe politica in Sicilia è dettata solo da un’incontrollata smania di ricchezza e di potere”.



La finta rivoluzione antimafiosa degli appalti pubblici in Sicilia consiste nel predeterminare con dei meccanismi a tenaglia il percorso tecnico-amministrativo per favorire sempre le stesse ditte.



Nel settore dei rifiuti,  negli ultimi 6 anni,  sono stati assicurati affidamenti diretti, sempre alle stesse ditte, senza esperire gare d'appalto, per svariate centinaia di milioni di euro, garantendo servizi pessimi, ai costi più alti d'Italia e producendo le tasse sui rifiuti che sono sempre le più care d'Italia !

Acqua in provincia di Agrigento e rifiuti a Racalmuto: quando i privati si fanno i caz… propri

Acqua in provincia di Agrigento e rifiuti a Racalmuto: quando i privati si fanno i caz… propri



DUE RISOLUZIONI IN COMMISSIONE AMBIENTE DELL’ARS, A FIRMA DEL PARLAMENTRE GRILINO DELL’ARS, MATTEO MANGIACAVALLO, PER FARE LUCE SU DUE INCREDIBILI SPECULAZIONI
Verranno discusse, mercoledì 19 marzo, in Commissione Ambiente e territorio all’Ars, le due risoluzioni a firma del deputato Cinquestelle Matteo Mangiacavallo. La prima riguarda la tariffa relativa alla gestione del servizio idrico in provincia di Agrigento; la seconda, quella relativa alla gestione della raccolta e smaltimento dei rifiuti solidi urbani nel Comune di Racalmuto, sempre in provincia di Agrigento, dove i cittadini pagano la tassa più cara d’Italia.
“Nella prima risoluzione – afferma il parlamentare di Sciacca, girgenti acqueMangiacavallo – impegniamo il Governo ad intervenire immediatamente al fine di verificare la regolarità dei calcoli sui costi del servizio, dei bilanci economico-finanziari del gestore idrico Girgenti acque Spa, e di tutte le variabili che hanno determinato il vertiginoso aumento delle stesse tariffe”.
“Puntualizziamo che lo stesso gestore Girgenti acque – aggiunge il deputato 5 stelle – ha proceduto indiscriminatamente alla sospensione del servizio idrico nei confronti dei morosi dimenticando che proprio l’acqua, e lo sancisce la legge, è un diritto fondamentale, irrinunciabile ed inviolabile dell’individuo e per nessuna ragione dovrebbe essere negato. Chiediamo, dunque, al Governo di prendere i dovuti provvedimenti, fino alla stessa risoluzione del contratto in essere, in caso di gravi irregolarità e inadempienze”.
rifiuti 'freschi'Attraverso il secondo atto parlamentare, il Movimento 5 Stelle cerca di fare luce nell’intricata matassa di tariffe e disposizioni in materia di raccolta rifiuti a Racalmuto. Ad esempio, in corso d’anno, è stato registrato un aumento della previsione dei costi per più di 300 mila euro, passando da 1.631.262,00 ad 1.956.034,30 di euro.
“L’aspetto grave della vicenda – dichiara il parlamentare Matteo Mangiacavallo – è che non vengono indicati documenti in grado di dar conto di quali servizi vengono svolti e non sembra che esistano documenti giustificativi che portino all’esorbitante somma”.
“La totale confusione in merito alla cattiva gestione di acqua e rifiuti – conclude il deputato Cinquestelle – ingenera inquietudine, paure e angoscia nei cittadini; il Governo deve agire immediatamente”.

Rifiuti, centinaia di milioni di euro del nuovo ‘tavolino’: ecco cosa c’è dietro lo scontro tra due assessori regionali all’ombra di Marco Lupo

Rifiuti, centinaia di milioni di euro del nuovo ‘tavolino’: ecco cosa c’è dietro lo scontro tra due assessori regionali all’ombra di Marco Lupo



«Il disordine organizzativo appare talmente ben organizzato da far nascere la fondata opinione che esso sia architettato per l’inefficienza della macchina burocratica in modo che ciascun ufficio possa giustificare la propria inefficienza con la presunta inefficienza di un altro ufficio”.

(Questa è la conclusione a cui è pervenuta nel 2010 la Commissione Parlamentare Nazionale d'Inchiesta sulla gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia).


“La corruzione della classe politica in Sicilia è dettata solo da un’incontrollata smania di ricchezza e di potere”.

La finta rivoluzione antimafiosa degli appalti pubblici in Sicilia consiste nel predeterminare con dei meccanismi a tenaglia il percorso tecnico-amministrativo per favorire sempre le stesse ditte.

Nel settore dei rifiuti hanno negli ultimi 6 anni sono stati assicurati affidamenti diretti, sempre alle stesse ditte,  senza esperire gare d'appalto,  per svariate centinaia di milioni di euro, garantendo  servizi pessimi,  ai costi più alti d'Italia e producendo le tasse sui rifiuti che sono sempre le più care d'Italia !

giovedì 20 marzo 2014

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello



Piuttosto, questi seimila padri e madri di famiglia dovrebbero chiedere a Lei, Presidente Crocetta, come mai per decenni la Regione non li ha messi in regola, non li ha contrattualizzati, li ha sfruttati, danneggiati, li ha mortificati ed ora li espone al pubblico ludibrio, strombazzato da certa stampa di regime a lei compiacente?
Risponda, cortesemente, a quanti soffrono per questa triste vicenda e se può mostri un po’ di sensibilità per quanto ancora le sto per dire.
Capiamo benissimo che lei, nell’immediato passato, è stato parecchio riluttante nel solidarizzare col suo assessore ai rifiuti, il magistrato in aspettativa, Nicolò Marino, allorquando ha denunciato, assieme alla Corte dei Conti, all’Autorità Nazionale di vigilanza sugli appalti ed all’Autorità Nazionale Antitrust che, da almeno 6 anni, in Sicilia, non si celebrano più gare nel settore dei rifiuti!
Si tratta di appalti di servizi pessimi e tra i più costosi d’Italia e che ormai ammontano a circa 2 miliardi di euro, affidati direttamente, sempre alle stesse ditte, prima dagli ATO rifiuti, poi dai Commissari Regionali inviati dal suo predecessore e da Lei, ed adesso anche da alcuni comuni, quali il mio.

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello



Piuttosto, questi seimila padri e madri di famiglia dovrebbero chiedere a Lei, Presidente Crocetta, come mai per decenni la Regione non li ha messi in regola, non li ha contrattualizzati, li ha sfruttati, danneggiati, li ha mortificati ed ora li espone al pubblico ludibrio, strombazzato da certa stampa di regime a lei compiacente?
Risponda, cortesemente, a quanti soffrono per questa triste vicenda e se può mostri un po’ di sensibilità per quanto ancora le sto per dire.
Capiamo benissimo che lei, nell’immediato passato, è stato parecchio riluttante nel solidarizzare col suo assessore ai rifiuti, il magistrato in aspettativa, Nicolò Marino, allorquando ha denunciato, assieme alla Corte dei Conti, all’Autorità Nazionale di vigilanza sugli appalti ed all’Autorità Nazionale Antitrust che, da almeno 6 anni, in Sicilia, non si celebrano più gare nel settore dei rifiuti!
Si tratta di appalti di servizi pessimi e tra i più costosi d’Italia e che ormai ammontano a circa 2 miliardi di euro, affidati direttamente, sempre alle stesse ditte, prima dagli ATO rifiuti, poi dai Commissari Regionali inviati dal suo predecessore e da Lei, ed adesso anche da alcuni comuni, quali il mio.

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello

Precari Asu: la replica del presidente Crocetta non cancella la nota della dottoressa Corsello



Sicilia.
Crocetta: “Asu, nessuno sollevi finti problemi”
Così mi
ha risposto su Face book il Presidente 
della Regione, Rosario Crocetta, relativamente ad un articolo pubblicato
su Link Sicilia. 
Crocetta  prosegue in questo modo:
Palermo, 19 mar. 2014. In merito
alle notizie diffuse da parte di alcuni che ipotizzano cancellazioni di massa
del bacino degli Asu, voglio affermare con chiarezza che il nostro governo dopo
25 anni ha proposto e fatto approvare all'Assemblea Regionale Siciliana una
legge che prevede la stabilizzazione degli Asu. Gli accertamenti in atto da
parte dell'assessorato regionale al Lavoro, sono un adempimento formale di
legge che si sarebbe dovuto essere effettuare ogni anno. E su questo la Regione
è stata inadempiente. Nessuno sollevi poi problemi attorno ai livelli di
reddito poichè il sussidio al lavoro o il contributo dato ai bisognosi o ai
medesimi Asu, non fanno parte della valutazione della composizione del reddito
isee, sulla questione sono state fatte affermazioni false. La nostra idea è di
verificare le condizioni economiche e finanziarie familiari e predisporre una
legge sulla valutazione del reddito familiare come quella degli ex pip. In
buona sostanza vorremo evitare soltanto che i contributi previsti per le fasce
deboli finiscano nelle tasche di coloro che hanno un reddito lordo di 300 mila
euro l'anno, come abbiamo accertato a Palermo negli elenchi dei lavoratori
“emergenza Palermo”.

Ci
sembra che il maldestro tentativo di fare terrorismo, minacciando di licenziare
6 mila lavoratori socialmente utili, 
all'approssimarsi della campagna elettorale per le Europee, da parte del
Presidente Crocetta è stato, come si suole dire, tempestivamente,  'sgamato'.
Il
Presidente Crocetta  non sappiamo se c’è
o ci fa!    
Che
significato ha allora la circolare n° 14961 del 17/03/2014, pubblicata nel sito
dell'Assessorato Regionale al Lavoro?
La
dirigente  di detto Assessorato , Anna Rosa Corsello,  si è espressa nei confronti  dei 6 mila lavoratori ASU, con queste testuali
parole  e cioè che  i 6 mila lavoratori ASU  devono presentare   “a pena di decadenza dal bacino ed entro 5
giorni dalla pubblicazione,  il proprio
modello ISEE, su cui saranno effettuate le verifiche di rito necessarie al
mantenimento del sussidio in argomento”.
Che vuol
 dire poi la parola ‘sussidio’,  usata sempre dalla Corsello,  riferita a dei lavoratori che, lo ripetiamo,
e non ci stancheremo mai di dirlo, per poco più di 15 euro al giorno, fanno i
pulizieri, i bidelli, curano la manutenzione degli edifici pubblici,  tappano buche 
in mezzo alle strade,  zappano,
potano alberi, assistono anziani e minori, fanno i custodi degli impianti
sportivi,  sostituiscono anche gli  impiegati di ruolo negli uffici pubblici.
Stiamo
parlando di gente che  si sobbarca,  da decenni,  anche lavori umili e pesanti senza avere avuto
mai riconosciuta alcuna dignità di lavoratori.
Persone,
e non pacchi postali,  quotidianamente
mortificati anche dai loro colleghi superiori, quelli a tempo indeterminato che
li considerano degli intrusi!
Sempre
sfruttati,  senza  uno straccio di contratto, senza alcuna tutela
per loro ed i loro figli!
E poi,
caro Presidente Crocetta, ci risponda: 
che significa l'espressione riportata nella citata minacciosa circolare
della sua dirigente Corsello che non producendo l'ISEE, entro 5 giorni, sic et
simpliciter ci sarà la  'decadenza' di
detti lavoratori?
E se
l'italiano è l'italiano e cioè anche il ragionare, come avrebbe ribadito il mio
compaesano Leonardo Sciascia, a casa mia, a Racalmuto,   decadenza entro 5 giorni, previo relativo
controllo ISEE, procedura non prevista  da
nessuna legge, significa concreta minaccia di licenziamento, di migliaia di
lavoratori. 
Piuttosto
questi seimila padri e madri di famiglia dovrebbero chiedere a Lei, Presidente
Crocetta,  come mai per decenni la
Regione non li ha messi in regola, non li ha contrattualizzati, li ha sfruttati,  danneggiati, li ha mortificati ed ora li
espone al pubblico ludibrio, 
strombazzato da certa stampa di regime a lei compiacente?
Risponda,
cortesemente,  a quanti soffrono per
questa triste vicenda e se può mostri  un
po’ di sensibilità per quanto ancora le sto per dire.
Capiamo
benissimo che lei,  nell’immediato  passato,  è stato parecchio riluttante nel solidarizzare
col suo  assessore ai rifiuti, il
magistrato in aspettativa,  Nicolò
Marino, allorquando ha denunciato, assieme alla Corte dei Conti, all'Autorità
Nazionale  di vigilanza sugli appalti ed
all'Autorità Nazionale Antitrust che,  da
almeno 6 anni, in Sicilia,  non si
celebrano più gare nel settore dei rifiuti!
Si
tratta di appalti  di servizi pessimi e
tra i più costosi d'Italia e che ormai ammontano a circa 2 miliardi di euro,
affidati direttamente, sempre alle stesse ditte, prima  dagli ATO rifiuti, poi dai Commissari
Regionali inviati dal suo predecessore e da Lei, ed adesso anche da alcuni
comuni, quali il mio.
Perché
si continua ad autorizzare  delle micidiali
discariche private,  o degli impianti di
smaltimento, anch’essi privati, a fronte di centinaia di impianti pubblici
fatti funzionare poco e male?
Perché  non si effettua la raccolta differenziata, la
cui percentuale in Sicilia è la più bassa d'Italia?
Mentre,
sempre le stesse  imprese affidatarie,  lo ripeto, da sei anni a questa parte, che,
con un dolce eufemismo,  potremmo
definire privilegiate, hanno fatto schizzare alle stelle le bollette sui
rifiuti che sono le più salate d'Italia, a fronte dei servizi peggiori
d'Italia.
A queste
cose Lei, caro presidente Crocetta, non ci pensa?
Non
pensa che  queste cosine, di poco conto
(si fa per dire) meritino la debita attenzione?
In fondo
si tratta di  due miliardi di euro
sborsati,  a lacrime di sangue,   da famiglie e comuni, tutti quanti
tartassati al massimo; soldi che in questi anni sono stati triturati in mezzo
ai rifiuti.
Sa
quanti lavori e servizi produttivi si potevano portare avanti in Sicilia con
questa massa di denaro?
E’
questa l’industria siciliana?
Quella
che fa affari,  a nostre carissime spese,
 sotterrando rifiuti di qualsiasi genere?
O Lei
pensa che qualche decina di milioni di euro destinati per dei servizi, dei
lavori, effettivamente utili, come quelli che attualmente svolgono decine di migliaia
di lavoratori 'atipici', finanziariamente pesano di più dei due miliardi di
euro, letteralmente rubati,  da chi si è
arricchito a nostre spese col perverso sistema della raccolta e smaltimento
illegittimo dei rifiuti in Sicilia?
Non ha
mai sfiorato la sua mente l’idea  che
proprio tra i rifiuti si possa annidare la vera mafia che lei 'assicuta'
ovunque, soprattutto quando si trova al cospetto di camionisti, forconi o di
quelle decine di migliaia di poveri disgraziati, quali i lavoratori precari?
Ci
rifletta Presidente e ci dia una sua autorevole risposta!


Salvatore
Petrotto

mercoledì 19 marzo 2014

Macelleria sociale: tocca ai precari Asu

Macelleria sociale: tocca ai precari Asu

Come si
continua in Sicilia a fare macelleria sociale?
Ci vuole
poco!
Prendi
un dirigente, tale Anna Rosa Corsello, 
le fai firmare una circolare rivolta a seimila ASU, ossia lavoratori
impegnati in attività socialmente utili in tutti gli enti locali siciliani, ed
il gioco è fatto!
Basta
intimare a  seimila poveri disgraziati
che entro 5 giorni, a far data dal 17 marzo 2014, devono fornire la loro
situazione reddituale ISEE, pena l’esclusione ed il loro licenziamento!
E bravo
Crocetta ed il suo claudicante governo!
E’
questa la spending rewieu della Regione siciliana?
Complimenti!
In
questi giorni si stanno chiedendo  informazioni già in possesso degli apparati
burocratici regionali, senza tener  conto
di quanto previsto, ad esempio, dagli articoli  43 e 74 del DPR 445/2000 che vietano di richiedere
informazioni su dei dati  già in possesso
degli enti pubblici, in questo caso INPS ed Assessorato Regionale al Lavoro.
Tra l’altro
stiamo parlando di  lavoratori i cui  enti utilizzatori, in primo luogo i comuni
siciliani,  non hanno stipulato alcun
contratto, non hanno versato contributi previdenziali ed assicurativi, ma li
hanno obbligati ad osservare gli stessi doveri dei lavoratori dipendenti, senza
usufruire degli stessi diritti!
Si
tratta, in altri termini, di lavoratori a nero, ‘illegittimamente legalizzati’!
Pensate
un po’ che cosa succederebbe ad un’azienda privata se per vent’anni, come si è
finora verificato per questi  6 mila
poveri disgraziati, ormai attempati  padri e madri di famiglia, decidesse di farli
fuori, senza aver versato un centesimo di contributi previdenziali ed
assicurativi!
Ed invece
per la Regione Siciliana tutto è possibile, anche se il decreto legislativo n°
468 del 1997 prevede che addirittura questi ‘lavoratori a nero’, possono anche
svolgere altre attività complementari, non superando, a livello individuale,  un certo tetto di reddito.
C’è di
più!
Molti
LSU ( Lavoratori Socialmente Utili), 
utilizzati dagli enti pubblici e privati, sono stati, anche nell’immediato
passato, stabilizzati a tempo indeterminato, senza tener conto, ovviamente, di
norme quali quella, peraltro inesistente,  che prevede la produzione della situazione
reddituale ISEE!
Eppure
la signora Corsello,  dirigente dell’Assessorato
Regionale al Lavoro,  non ce ne voglia,  sembra ‘di coccio’!
E’
veramente ostinata!
Se ne
sta fregando del Parlamento Regionale e di ciò che ha, anche recentemente,
legiferato!
Anzi, la
nostra dottoressa forse, ma non ne siamo sicuri, richiama  neanche in maniera  esplicita,  una norma che poco ha a che vedere con i  seimila lavoratori, oggetto di  una vera e propria azione di killeraggio,
peraltro condannata da molti gruppi parlamentari presenti all’Assemblea
Regionale Siciliana.
Dott.ssa
Corsello Quod Lex Voluit Dixit!
Credo
che a lei sfugga questo principio cardine sancito in illo tempore dal diritto romano.
Ciò che
la legge vuole lo dice espressamente, è contenuto nella stessa legge!
Lei, a
quale legge si riferisce quando minaccia di licenziare entro 5 giorni, nella
circolare pubblicata a sua firma, 6 mila lavoratori?
Se si
vogliono far fuori così, di punto in bianco, 
seimila lavoratori, seimila famiglie, 
seimila persone e non oggetti,  che per 18 euro al giorno e senza contributi
versati, da vent’anni effettuano dei servizi  essenziali nel settore sociale od amministrativo
o  curando la manutenzione e la custodia
del pubblico patrimonio, lo si dica sin da subito!
E se
tale micidiale tagliola la si deve subire, violando qualsiasi legge
amministrativa od ancora qualsiasi norma che riguarda i diritti della persona e
dei lavoratori, caro presidente Crocetta, cara signora Corsello, andate avanti!
Del
resto neanche quando applicate una norma, come quella relativi ai PIP di
Palermo, riuscite a rimanere perfettamente nei binari della legalità.
Deragliate
quasi sempre!
Infatti
avete pubblicato degli elenchi relativi a dei lavoratori esclusi dai benefici
di legge che, più che altro sembrano delle liste di proscrizione.
Infatti,
recentemente,  nei vostri siti
istituzionali avete reso noti al mondo intero, tramite internet, dei dati
sensibili di persone e non di cose,  dei
dati non pubblicabili cioè, quali gli indicatori ISEE od i codici fiscali, in
violazione di quanto contenuto nella delibera n° 88/2011 dell’Autorità Garante
della Privacy.
Adesso
state tritando altra carne viva!
Padri e
madri di famiglia di quel ceto medio basso che avete portato alla fame, in spregio
di qualsiasi legge e diritto umano alla sopravvivenza!
Nuovamente
complimenti!
Salvatore
Petrotto



 


domenica 9 marzo 2014

Su Ucraina e Crimea ci disinformano come sul Muos e sulle miniere di sali potassici della Sicilia chiuse dai tedeschi

Su Ucraina e Crimea ci disinformano come sul Muos e sulle miniere di sali potassici della Sicilia chiuse dai tedeschi



Alla fine degli anni ’80 i tedeschi si comprarono – questo è il termine esatto – un ‘pezzo’ di politica siciliana e italiana per chiudere le miniere di sali potassici della Sicilia e, segnatamente, delle province di Agrigento ed Enna.

L’estrazione dei sali potassici della Sicilia avrebbe creato fastidi a una Germania che si andava riunificando e che contava, con l’euro, di riprendersi tutto quello che aveva perso nel 1943: cosa che si sta puntualmente verificando.

sabato 8 marzo 2014

Sgarbi insulta uno spettatore da Santoro - Libero Quotidiano

Sgarbi insulta uno spettatore da Santoro - Libero Quotidiano



"E' pericoloso venire in Sicilia, non per la mafia, ma per l'antimafia."

«Il ministro Alfano, incapace di intendere e di volere».

Comuni sciolti funzionali al carrierismo dei Prefetti.

Le tante bugie raccontate su Giuseppe La Loggia dai dc venduti agli americani e dal Pci

Le tante bugie raccontate su Giuseppe La Loggia dai dc venduti agli americani e dal Pci



 In realtà, il vero monopolio della corruzione, per almeno un decennio, lo eserciteranno la Dc, il Pci e anche il Psi con la ‘regionalizzazione’ delle miniere di zolfo.
Sempre per la cronaca, i poteri forti che hanno scalzato Fanfani, qualche anno dopo – precisamente nell’ottobre del 1962 – uccideranno anche il presidente dell’Eni, Mattei, non si sa se manomettendo il motore dell’aereo personale o piazzando una bomba.
Per decenni la tesi ufficiale sarà quella di un ‘incidente aereo’. Uno dei pochi democristiani che metterà in dubbio la tesi dell’incidente, lasciando chiaramente intendere che si è trattato di un assassinio, sarà proprio Fanfani.

giovedì 6 marzo 2014

Altavilla: sciolto il Comune, restano i dubbi. Il Sindaco: “Non voglio più la cittadinanza italiana”

Altavilla: sciolto il Comune, restano i dubbi. Il Sindaco: “Non voglio più la cittadinanza italiana”



Ancora una volta, lo scioglimento di un Comune siciliano per ‘infiltrazioni mafiose’ lascia l’amaro in bocca e suscita violenti polemiche. E’ successo a Racalmuto, dove l’allora Sindaco, Salvatore Petrotto, stava conducendo una strenua lotta contro le lobby dell’acqua e dei rifiuti, fino a quando non è intervenuto il Consiglio dei ministri che ha sciolto il suo Comune; a Salemi, quando era Sindaco Vittorio Sgarbi, che con tutti i suoi difetti non può certo considerarsi filo-mafioso, ma che ha dovuto subire quest’onta proprio mentre conduceva una battaglia contro la lobby delle pale eoliche.
Ora anche ad Altavilla Milicia, in provincia di Palermo, dove proprio oggi si sono insediati i commissari inviati dal Ministero dell’Interno