sabato 7 aprile 2012

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Agrigento, indagine sui rifiuti per strada | LinkSicilia

Rubrica/New York New York-L’americano che cercò l’anima della Sicilia | LinkSicilia

Rubrica/New York New York-L’americano che cercò l’anima della Sicilia | LinkSicilia

L’incubo dei commissari di Roma sulla Sicilia | LinkSicilia

L’incubo dei commissari di Roma sulla Sicilia | LinkSicilia

Il Pd risucchiato nel vortice del governatore | LinkSicilia

Il Pd risucchiato nel vortice del governatore | LinkSicilia

sabato 21 gennaio 2012

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

Defiscalizzazione carburanti, Val d’Aosta mafiosa? | LinkSicilia

Defiscalizzazione carburanti, Val d’Aosta mafiosa? | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

La Sicilia regala l’acqua ‘Vera’ alla Nestlè | LinkSicilia

venerdì 6 gennaio 2012


Uno dei frammenti, uno dei tanti vulgaria fragmenta di una storia.
Di un popolo, siciliano, non per scelta o per necessità, ma per piacere.
Per orgoglio, l’Orgoglio di essere Siciliani!
A.A.A. Cercasi: Diciannovenne con molte idee in testa epochi soldi in tasca, studente universitario,iscritto al primo anno della Facoltà di Lettere e Filosofia , cerca alloggio universitario aPalermo.Anche se squattrinato, comunque di sani principi e proveniente da una buona Famiglia di Racalmuto.
Proprio così, proveniente da Racalmuto , il paese conosciuto per aver dato i natali edallevato il celebre scrittore, Leonardo Sciascia.
Racalmuto, ovvero ‘lu paisi di lu Sali’.
Quello minerale che si estrae, si raffina,si impacchetta e si esporta in tutto il mondo, così come i romanzi, l’Intelligenza ed, oseremo dire, il copioso sale in Testa di cui era dotato lo scrittore del ‘Giorno della Civetta’.
Con queste credenziali, mi appropinquavo, direbbe qualche mio omonimo, dalla vis comica, Antonio De Curtis, alias il grande comico Totò, alla vita universitaria.
Mio padre, suo malgrado, a causa di un fulminante infarto, mi aveva abbandonato, quando avevo dieci anni.
Non prima avermi insegnato che, chi non lavora non mangia, oltre che come sosteneva, Adriano Celentano, chi non lavora, non fa l’amore!
Ed in più, ricordo una dei suoi ultimi consigli fu il seguente: ‘ungiti cu li miegli di tia e appizzaci li spisi’.
E’ intuibile il significato di ciò che rassegnò a mia futura memoria, mio padre.
Eravamo a cavallo degli anni Sessanta, quelli della contestazione studentesca e degli anni Settanta, quelli del Terrorismo.
Mentre un mio zio, morto poco tempo dopo mio padre, un uomo assolutamente taciturno, ogni tanto, a chi lo inondava di chiacchiere, per zittire il suo interlocutore , se ne usciva con una disarmante affermazione: ‘ricordati che io conosco, uomini e cose’.
Frase assimilabile a quella ben più famosa e resa ulteriormente celebre da Massimo Troisinel film, da lui interpretato assieme a Roberto Benigni, ‘Non ci resta che piangere’.L’impaurito Trosi, piombato a causa di un curioso sortilegio nell’anno 1492, in una scenadovette fronteggiare un insolito uccellaccio del malaugurio.Seppure in piena epoca rinascimentale, vi fu lo spazio ed il tempo di imbastire una perniciosa azione moralizzatrice, per castigare , donne, uomini e costumi.Un monaco, bigotto e puritano era stato acclamato dittatore di Firenze.Si chiamava Savonarola .Di lì a poco, lo avrebbero fatto fuori, proprio perla sua eccessiva azione tesa alla mortificazione della carne e di qualsiasi istinto umano che impediva a chiunque di godersi la vita.Un suo sodale, così come facevano tanti altri monaci, animato da lugubri e minacciosipensieri, se ne andava in giro, ripetendo in continuazione, sempre lo stesso refrain:‘Ricordati che devi morire’;tanto di indurre il povero Troisi ad un certo punto a rispondergli: ‘e mo’ me lo segno’.E quel mio zio, il fratello di mio padre, Angelo di nome e, probabilmente anche di fatto, in piena era fascista, fu licenziato, dal Comune di Racalmuto, perché antifascista!Qualcuno si segnò il suo nome e lo fece, molto civilmente, morire!In pochi conoscono questa storia, anche perché questo mio zio, non parlava quasi mai di sé stesso e delle sue vicissitudini né durante, né dopo il Ventennio Fascista.Lavorava all’Ammasso del Grano, quando il Duce, avviò, proprio quella sua famosacampagna del grano!Allora le plateali ed iconografiche immagini del regime fascista, entravano di prepotenza nell’immaginario collettivo dell’Italia fascista, grazie al cinematografo ed alle produzioni filmate del famoso Istituto Luce.Era necessario onorare quell’isolazionista teorema economico, che prevedeva, una sorta diautosufficienza, di autarchia economica.Scelta per certi versi obbligata, visto l’embargo a cui eravamo costretti, a causa della disastrosa alleanza con Hitler.Quel tragico Asse Roma-Berlino, per noi Italiani, per lo più, allora, nella quasi totalità, fascisti, produsse anche le orribili leggi razziali che, a partire dal 1938, vennero applicate anche in Italia.Deportazioni, campi di concentramento e di sterminio, in una parola: OLOCAUSTO di 6 SEI MILIONI di Ebrei, Zingari, Omosessuali, Prostitute e quant’altro doveva servire alla causa della truculenta igiene dei Popoli!Ad accompagnare queste immani tragedie della follia umana, ci furono anche delle sacrosante misure adottate dalle democrazie di allora, quella Inglese e quella Americana, in modoparticolare, per tentare di circoscrivere l’immane morbo nazi-fascista che si stava propagando in giro, per tutto il mondo.Venne così inibita la libera circolazione di merci ed uomini, con i paesi dello sciagurato Asse Roma Berlino.Hai voglia di manifestare il dissenso contro il mondo intero, da parte del nostro Duce!A torso nudo e con plastica ed immaginifica immagine di sé stesso, Benito Mussolini lo si può ancora ammirare nei filmati d’epoca, mentre circondato da centinaia di contadini, andava a mietere il grano, il grano, il grano, per come recitava una vecchia canzone.Quasi tutti quanti gli italiani, in quel periodo, o per meglio dire 39 milioni e 900 mila sui40 residenti sul suolo italico, si rivolgevano osannanti al Duce,pressappoco così : Duce, Duce, Tu sei La Luce del Nostro Cuor.Solo centomila erano gli Antifascisti censiti, buona parte di questi costretti all’esilio.Ma a quanto pare, il cuore di mio zio, batteva da qualche altra parte, tant’è che fu costretto ad abbandonare quel posto pubblico al comune di Racalmuto, perché si rifiutò di prendere la tessera del partito unico, del partito fascista!Ed indovinate un po’ chi prese il suo posto?Leonardo Sciascia!Si, proprio lui, il nostro amato scrittore dei più colti e raffinati romanzi gialli, forse mai scritti in Italia.Opere, la cui intrigante affabulazione discende dalle affascinanti atmosfere che lo scrittore di Racalmuto riesce a creare, facendo ricorso ad inimitabili sfondi e contesti storico-culturali e di sempre eterna e grandissima attualità.Ma il paradigma, fascismo-antifascismo, quando si dovette coniugare l’inclinazione di mio zio Angelo, con il posto all’ammasso del grano, si sciolse a favore di Leonardo Sciascia, anch’egli taciturno, come mio zio Angelo, del resto.Ma Sciascia, a differnza di mio zio, poteva, seppure in silenzio, vantare e far valere la parentela, di un suo zio, quello si, pienamente fascista.E di questa sua parentela, in qualche modo, egli ne approfittò, indirettamente, a spese di quel mio zio antifascista.E fu sempre allo stesso zio, che si rivolsero i suoi genitori, al momento di un altro impellente bisogno.Correva l’anno 1940, l’Italia era entrata in guerra, e Leonardo Sciascia, classe 1921, riuscì, grazie sempre a quel suo zio, a scansare il pericolosissimo servizio militare obbligatorio!Mio zio e mio padre, classe 1905 e 1902, seppure molto più attempati di Leonardo Sciascia, ed apertamente schierati contro il fascismo, un po’ più in là del mezzo del cammin dellaloro vita, furono reclutati e costretti a partire.Tutti e due, spediti, alla volta dell’avventura bellica, voluta dalla nostra osannante, ma poverissima Italia fascista.Parte di questa storiella racalmutese che riguarda, si potrebbe dire, in maniera retorica, la carne della mia carne, il sangue del mio sangue, mi è stato riferita da Felice Cavallaro, ziodel giornalista del Corriere della Sera, anch’Egli Felice. Cavallaro, si intende!All’epoca dei fatti, a dirigere l’ufficio del l’Ammasso del Grano di Racalmuto era proprio il geometra Felice Cavallaro.Non conosciamo bene l’epilogo dell’avventura bellica di mio padre e mio zio.Ma sappiamo benissimo che riuscirono, a piedi scalzi, come tanti allora, fortunatamente, a farritorno nella loro amata Racalmuto.Mio zio Angelo, quello che dovette, suo malgrado, cedere il posto di lavoro a Leonardo Sciascia,dopo lo sbarco degli Americani, avrebbe potuto gridare forte che era statoantifascista e che gli era stato tolto il posto di lavoro al Comune e che, pertanto poteva essere benissimo, reintegrato in servizio.Ma non lo fece.E non sappiamo se, per non fare un torto a Leonardo Sciascia.Preferì una scelta pienamente bucolica!Anziché curare l’ammasso del grano al Comune, il grano, assieme a tutti quanti gli altri prodotti della terra, preferì coltivarlo, nella qualità di Coltivatore Diretto!Del resto egli, assieme a mio padre ed altri 5 fratelli e sorelle, avevano comprato negli anni Venti del Novecento, sette salme di terra, ossia una tenuta di 28 ettari diterreno, a ridosso di una copiosissima fontana, ancora oggi esistente a Racalmuto, la Fontana di Li Novi Cannola.Ed indovinate chi erano i proprietari?Ma i Whitaker!Questa famosa famiglia inglese, come molti sanno, ci ha lasciato in Sicilia, parecchie vestigia architettoniche ed una manifesta e prorompente eredità oltre checulturale, anche e principalmente economica.Tanto da meritare, l’istituzione, senza timore di smentita, della più prestigiosa Fondazione Culturale dell’Isola che ha sede a Palermo, in via Dante,nella loro bellissima Villa Malfitano.Non sarà un caso, come vedremo, l’imperversare delle molteplici attività dei Whitakernella nostra isola.Essi, assieme ai tanti stranieri, presenti in Sicilia, per coglierne le sue affascinanti peculiarità, allargarono i loro ed i nostri orizzonti, oltre che economici, anche culturali.Contribuirono, enormemente a farci sentire, pensate un po’, un po’ inglesi, francesi, tedeschi, insomma un po’ artisti, intellettuali e cultori anche del nostro glorioso passato.Del resto, c’erano da sfruttare anche delle ingentissime risorse naturali, quali lo zolfo che,di lì a breve, (stiamo parlando, non dimentichiamolo, nell’Ottocento Siciliano), assieme al carbone, diventerà il motore trainante di un’intera economia europea.Proverbiali e memorabili, furono le loro particolare tecniche di coltivazione industriale, divenute patrimonio della letteratura della zolfara.Non mancarono, come anche nel resto d’Europa, le ormai proverbiali e terribili sofferenze, causate dall’altrettanto terribile sfruttamento della tenera carne di migliaia di fanciulli, di bambini, utilizzati come bestie da soma, tra i cunicoli delsottosuolo di Racalmuto, Grotte, Comitini, Villarosa o Sommatino ed di tutto il bacino solfifero, trasformato in una sorta di demoniaco Inferno in terra!Adulti e bambini, accomunati da un triste destino, quello spesso di morire o semplicemente sopravvivere dentro a delle gallerie sotterranee che si spingevano, per chilometri e chilometri ed a centinaia di metri, in profondità, sotto il livello del terreno.Sopra le miniere, in superfice delle cosiddette pirrere , ardevano i forni, con i loro mefitici fumi ed olezzi.Da quei forni, sin dentro i cosiddetti calcheroni e calcarelle, lo zolfo incandescente, colava giù.Una volta freddo, prendeva la forma di grandi panetti che venivano esportati in tutto il mondo, per essere utilizzati in agricoltura, così come nell’industria, in tutti i processi di lavorazione degli opifici industriali dell’epoca.Ma quella dello zolfo non fu una vera e propria epopea del tutto felice.Tutt’altro!Parecchie furono le tragedie umane, individuali e collettive che si consumarono!Dentro a quegli antri infernali che erano le zolfare si lavorava ad una temperatura di 40 gradi.Bambini, a partire dai sei ad i sette anni, i cosiddetti carusi e gli adulti, tutti quanti completamente nudi, lavoravano in una situazione di insana e perversa promiscuità.I più piccoli, fanciulli ed adolescenti, erano costretti , a faticare a più non posso, anche per 14 ore al giorno, sotto il peso di enormi cestoni pieni di terra e zolfo, che trasportavano fuori dalle viscere della terra.Solo i bambini , infatti, grazie alla loro piccolissima corporatura ed alle loro esili cartilagini, potevano farcela, a sgusciare fuori, in superficie, con il loro pesantissimo fardello di zolfo sulle spalle, incuneandosi tra gli strettissimi cunicoli, scavati nelle profondità della terra.Da adulti, quei carusi, erano sorretti da degli insoliti scheletri, del tutto deformati e curvilinei.Anni ed anni della loro infanzia e della loro giovinezza a carriari,a trasportare cioè sulle spalle, pesantissimi cufina, irrimediabilmente stremati dainimmaginabili ed insopportabili sofferenze.Da adulti i loro corpi erano plasmati in un modo tale da dovere incedere, deambulare, per tutto il corso della loro esistenza, con la schiena piegata in due, con il corpo, irrimediabilmente, genuflesso a 90 gradi!Quei bambini, da anziani, per giunta senza godere neanche di una misera pensione di vecchiaia, sino ai primi decenni del Novecento, incuriosivano ed intristivano chi li incontrava.Alla stregua di consumati, consunti, devastati reperti, di una terribile archeologia industriale,non più buoni ed idonei a lavorare, vagavano, da vecchi, in giro per i paesi, attendendo semplicemente lo spegnersi della loro amara esistenza.Tra stenti, fame e persino i cinici sorrisi e la cruda ed insopportabile ilarità di qualche ragazzaccio di strada che, incontrandoli, non perdeva tempo nel deriderli e sbeffeggiarli!Questo era l’estremo supplizio dei carusi, quando diventavano ‘viecchi e immiruti’.Questa fu tra Settecento, Ottocento e la prima metà del Novecento, dalle nostre parti, la nuovaevoluzione della specie umana: lo zolfataro.Dopo l’homo erectus, lo zolfataro aveva subito un sorta di processo involutivo!Si era riappropriato della conformazione scheletrica e delle sembianze del pitecantropus.Ciò che non potette la natura, lo fece l’uomo con l’immane sfruttamento del lavoro minorile!I cosiddetti ‘carriatura’, trasportatori a spalla, delle zolfare, ritornarono ad assomigliare in tutto e per tutto ai nostri progenitori meno illustri, a delle insolite specie di scimpanzé.Quei carusi, da vecchi, ciondolavano per le strade, come tanti poverissimi e sconfortati scimmioni , totalmente e talmente incurvati, tanto da essere costretti a non poter guardarein faccia i loro simili: gli umani!Furono costretti a camminare, quasi, a quattro zampe, fintanto che non si pose fine a questedisumane, per non dire altro, pratiche, di strenuo sacrificio lavorativo a cui eranoobbligati migliaia di bambini!Ma, al peggio non c’era mai fine per gli zolfatari!Meglio morire, muortu di fami, viecchiu e immirutu che finire l’esistenza da giovanissimi, a seguito di uno dei frequenti scoppi, causati dall’esalazione di un gas, anch’esso infernale ed altamente infiammabile , chiamato grisou.Gli scoppi a la pirrera , si verificavano con molta frequenza!Ed era impossibile, quando si verificava una deflagrazione, uscire vivi da quegli orribili e pericolosissimi cunicoli.Tali tragedie inducevano giustamente molti bambini ad implorare i genitori, invitandoli a non far fare loro quella che veniva definita ‘la fini di lu surci’.Ed un antico ritornello infatti recitava quanto segue: Mamma, nu mmi mannati a la pirrera ca c’è na scala cu milli scaluna: Cu sciini vivu, muortu si nn’acchiana!.Come non ricordare, a tal proposito, Ciaula scopre la Luna di Pirandello o l’Antimonio di Leonardo Sciascia.Tali tremende violazioni dei diritti umani e dell’infanzia, terminarono con la chiusura delle miniere di zolfo , negli anni Sessanta del Novecento.Una civiltà agricola, contadina, come quella siciliana, in questo modo viveva la sua triste e tragica avventura industriale!Ma in cuor suo, il Siciliano, voleva continuare a rimanere un agricoltore.Tanto da definire coltivazione il processo di lavorazione industriale dello zolfo!Tali attività industriali, comunque diedero vita a quell’irripetibile epopea dello zolfo!Quel metalloide, giallo come l’oro, produsse tanta e tale ricchezza, tanto da potereessere tranquillamente paragonato al petrolio di oggi.La Sicilia ed anche la mia Racalmuto, o se preferite, la Racalmuto di Leonardo Sciascia, di mio nonno, mio zio e di mio padre, subirono delle profonde trasformazioni, anche, perchénon dirlo, di carattere economico, sociale e culturale.Sorgono Ville e palazzi in stile liberty, ovunque, in Sicilia, grazie al genio dell’architettoBasile e dei suoi seguaci.Si costruiscono teatri, quali il Massimo ed il Politeama a Palermo, o i Regina Margherita di Caltanissetta, Agrigento e Racalmuto.Le vene di zolfo, si mescovalavano e si confondevano con quelle architettoniche, artistiche emusicali.Per fortuna, l’epopea dello zolfo, non fu solo tragedia e sofferenza.Nacque una nuova borghesia, la borghesia della zolfara o se preferite dei nuovi ricchi che contendevano il predominio, soprattutto politico, sociale e culturale, ai gabelloti di quegli immensi feudi che appartenevano a quell’ormai nobiltà decaduta,costretta a svendere tutto, per assicurarsi di che vivere.Ed i Whitaker, anche nella mia Racalmuto, coltivarono i loro interessi, sia in campo agricolo chenelle miniere di zolfo.Famoso diventò allora, dalle nostre parti, l’ingegnere inglese Gill, apprezzato, non solo peraver ideato e messo a punto un nuovo e più moderno forno, per far liquefare lozolfo, nella miniera più grande di Racalmuto, quella di Gibellini, della Gibellini Sulphur Company.L’ing. Gill, nell’Ottocento, stupiva i Racalmutesi anche con i suoi dadi vegetali.Stupore e meraviglia suscitava quell’impettito ingegnere inglese, ogni qual volta, alla stregua dello zolfo, faceva sciogliere nell’acqua bollente quei dadi.Ed era una gioia per tutti i Racalmutesi, inebriati dagli odori e gli aromi che sprigionavano quei cubetti di brodo liofilizzato, paragonate a delle pozioni magiche!I Whitaker, anche dalle mie parti, perfezionarono i metodi di lavorazione dell’argilla, delle terrecotte.Tegole e mattoni per l’edilizia, contenitori per le derrate agricole ed alimentari, qualile famose giare; questi e tanti altri ancora, erano i manufatti che venivano prodotti dagliopifici di lavorazione dell’argilla, i cosiddetti stazzuna.I Whitaker insegnarono, a mio nonno, mio padre ed ai miei zii, questo e tanto altro ancora,come ad esempio, a produrre con tecniche di ‘fertirrigazione’ del tutto naturali, ortaggi, frutta e verdura.Ci insegnarono nell’Ottocento a stoccare, smaltire e riutilizzare i rifiuti solidi urbani.In altri termini si praticava, allora, in Sicilia, una sorta di raccolta differenziata, ante litteramche consentiva, anche, di produrre, concime, il cosiddetto fumieri che veniva utilizzato per fertilizzare il terreno, interessato da coltivazioni intensive, con più di una produzioneannua.Insomma, la permanenza dei Whitaker e dei loro parenti, gli Ingham, in Sicilia, assieme ai nostriFlorio, non servì solo ad inebriarci, con quel famoso vino marsala, di cui erano abili produttori.
Infatti, una delle ragioni per cui queste famiglie inglesi si stanziarono in Sicilia è dovutaall’amore di vino!E quando parliamo di vino, ci riferiamo al fatto che gli Inglesi sono stati nell’Ottocento, grandi consumatori del portoghese vino Porto.
Avendo avuto seri problemi nell’importare quel vino dolce portoghese, grazie ai loro buoni rapporti con la Sicilia ed i Siciliani, optarono per la scelta di venire a produrre dalle nostre parti, direttamente loro stessi, un vino assolutamente identico al porto, il nostro Marsala.
Saline, tonnare, vigneti e vino, zolfare, le produzione artigianali ed ortofrutticole, ricevetteroin Sicilia quel necessario impulso, tanto che quei sagaci inglesi riuscirono anche ad affascinare mio nonno, mio padre ed i miei zii, con il loro know-how.
Tant’è che prima da affittuari e poi da proprietari, lavoravano a Racalmuto, tutti quanti nei terreni che erano stati di proprietà proprio dei Whitaker.
Sette salme di iardinu, come detto, ovvero 28 ettari di terreno coltivato a verdura, ortaggi e frutta;in più, al suo interno insistevano degli opifici per la lavorazione dell’argilla, da trasformare in terracotta.
Sempre i miei nonni, zii e mio papà, gestivano un macello comunale, oltre alla raccolta dei rifiuti solidi urbani, con muli e carretti ed il loro ecologico riutilizzo e smaltimento e non proprio, dulcis in fundo, il servizio a cavallo di pompe funebri.
Si occupavano inoltre della coltivazione del baco da seta e del cotone, producendo anche delle raffinate e pregiate stoffe.
Insomma, si potrebbe dire che si occupavano di ogni singola attività umana, dall’alimentazione, al vestiario, alla costruzione di case.
Per farla breve, accudivano ogni loro singolo concittadino, accompagnandolo sin dalla nascita, dalla culla alla bara, lungo tutto il corso della sua esistenza, con le loro molteplici attività.Si potrebbe concludere, anche con un po’ di scaramantiche considerazioni!
Di questo si occuparono nell’Ottocento e sino a tutta la prima metà del Novecento, mio nonno, mio padre ed i miei zii.
Tanto da poter vantare anche la denominazione di quella porzione di territorio di Racalmuto che, sulle cartine, spunta ancora e si chiama: Orto dei Petrotto.
Mi dispiace avere un po’ fatto il panegirico della mia famiglia, ma è giusto sottolineare che Ottocento e Novecento, in Sicilia, furono anche questo.
Nella mia Racalmuto, microcosmo di una Sicilia della zolfara, del sale e del vino Marsala.Una Sicilia in cui anche l’agricoltura e l’artigianato erano abbastanza sviluppati.
Una Sicilia che con le ingenti ricchezze prodotte, guardava lontano, con una splendida Palermo, paragonata in Europa, a Parigi.
E soprattutto una Sicilia, meta di numerosi insigni viaggiatori che si sono dedicati a riscoprirne i siti archeologici, così come la sua suggestiva storia, culturale ed umana, di altri tempi, di ogni tempo.
Una Sicilia immortalata in memorabili opere da intellettuali ed artisti di fama internazionale che, oltre che dalle vestigia archeologiche e monumentali e da quelle paesaggistiche, rimanevano fortemente affascinati dalla cultura di un popolo, una Nazione, quella siciliana, dalle millenarie tradizioni.
Tanto per citarne qualcuno a caso,Il grande poeta tedesco Goethe, l’archeologo Hardcastle, ilmusicista Wagner …e Racalmuto, nell’Ottocento, subito dopo l’Unità d’Italia, oltre alle miniere, cos’era?
Aveva un Teatro,un Ospedale, numerosi uffici Periferici dello Stato, 17 chiese e 5 cinque conventi, di epoca medievale, rinascimentale e barocca.
Due Castelli Medievali.E dentro le chiese si potevano ammirare i meravigliosi quadri di uno dei più rinomati pittori del Seicento, il manierista, denominato, Monoculus Racalmutensis, il pittore cieco di un occhio, Pietro D’Asaro.
Più semplicemente, Racalmuto la si definiva Palermu la picciula!Non fosse altro perché, le compagnie teatrali che si esibivano a Palermo, facevano anche tappa a Racalmuto, calcando le scene del teatro Regina Margherita.
Ma in tutti quanti i paesi e le città siciliane , vi fu un apprezzabile risveglio artistico -culturale,un po’ figlio della zolfara, ed un po’ anche conseguenza dei nuovi e rinnovati ideali patriottici.
Tutti quanti, anche in Sicilia, facevano a gara nel celebrare i nuovi traguardi economici raggiunti, attraverso una riconfigurazione delle nuove identità culturali.
Si visse allora una riedizione di una sorta di rinascimento artistico -culturale che trovòil modo di esprimersi in ogni singolo settore della creatività siciliana.Giovanni Verga, Luigi Pirandello, il già citato stile architettonico Liberty, di Ernesto Basile.
Ed il posto di una nobiltà decaduta, dei Gattopardi al tramonto, non crediamo fu preso esclusivamente da una borghesia terriera o della zolfara, fatta solo di iene o di sciacalli.Malgrado ciò che scrisse il nostro conterraneo, Tomasi di Lampedusa, nel suo celeberrimo romanzo, Il Gattopardo!
Soprattutto dopo l’Impresa dei Mille, in Sicilia, si fece appello ai valori dell’Unità Nazionale che produssero, anche, dei vistosi cambiamenti, in termini di nuovo erinnovato fermento culturale.

Il grande imbroglio di Girgenti Acque | LinkSicilia

Il grande imbroglio di Girgenti Acque LinkSicilia

giovedì 5 gennaio 2012

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più’!

Ecco cosa succede, in ogni momento della mia giornata, allorquando leggono il seguente appello del Movimento dei Forconi, per la mobilitazione generale di Tutti i Siciliani, per 4 giorni, dal 16 al 20 gennaio.


Ed allora dai, andiamo avanti, riappropriamoci delle nostre risorse, delle nostre ricchezze.

Dobbiamo per forza mobilitarci, altrimenti moriamo di fame!


A chiamare su face book ed a telefono, è Giuseppe Fonti, uno dei più conosciuti ed apprezzati giostrai siciliani.

Ore 11:13 del 5 gennaio 2012.

Ed allora dai! Andiamo avanti, riappropriamoci delle nostre risorse, delle nostre ricchezze.

Dobbiamo per forza mobilitarci, altrimenti moriamo di fame!

Così è stato colto il messaggio e prosegue:

io ho sempre detto che non dobbiamo costruire un ponte che da Messina ci colleghi con la Calabria.

Ma bensì un muro alto 30 metri!

Dal 16 al 20 occupiamo tutto!

Abbiamo tutte le risorse per vivere beatamente

Ed io di rimando:

Esatto! Infatti la Calabria, che non ha bisogno di ponte, sta male come noi. Quindi il problema non è il ponte ma siamo noi che dobbiamo, semplicemente, renderci conto che siamo i più ricchi di risorse naturali, quali petrolio, sale; che abbiamo le più grandi flotte pescherecce d'Italia. Siamo una delle prime regioni d’Italia, nelle produzioni agricole, dal vino ai prodotti ortofrutticoli. Tra le prime regioni d’Italia, in quanto a coste, mare, cultura e bellezze di ogni genere!


Vorrei sapere qualche informazione dettagliata sullo sciopero del 16-20 e dove sostenere la manifestazione.

anche attraverso il sito www.forzadurto.org, a partire da ieri è iniziata la mobilitazione

ed in ogni caso, il mio cellulare è 3357677017 - o 0922949096.

Anche Giuseppe Fonti, ovviamente mi da il suo di cellulare.

Io gli ribadisco: se vuoi ci sentiamo, nei prossimi giorni, perché a partire da giorno dieci, si avrà il quadro completo di tutti i punti della Sicilia, dove sfileremo, a passo di lumaca, con ogni mezzo e bloccheremo tutto.

Ed il Fonti mi risponde che è pienamente d’accordo.

Già c'è interessata l'Associazione Nazionale Costruttori Edili, le Associazioni degli Autotrasportatori e se vuoi tu puoi interessare i tuoi colleghi e ci vediamo quando dici tu.

Sono inoltre già disponibili, sin da oggi da Palermo a Catania ed a Messina centinaia di mezzi di agricoltori ed allevatori.

in provincia di Agrigento ed in parte Caltanissetta me ne dovrei occupare io, per mobilitare tutti i mezzi. Assieme, possiamo scrivere una pagina di vera storia di riscatto economico, sociale ed occupazionale per i nostri figli. Glielo dobbiamo, non possiamo essere codardi!

Al termine della conversazione mi risponde così

SI IO SONO CON TE'!!!!!!!

Ed io gli sottolineo quanto segue:

Conosco il vostro grande coraggio e ne sono orgoglioso!

Ci sentiamo a telefono per concordare un appuntamento, a partire dal 10 dicembre.

Mi risponde :OK

Alle ore 11:30 termina la nostra conversazione e ci lasciamo porgendoci i ringraziamenti a vicenda.

Funziona così, ogni giorno, con tutti i mezzi di comunicazione alla nostra portata, assieme a Francesco Calderone, di Misilmeri o con Angelo Clemente di Agrigento.

Sicilianisti e non solo, Autonomisti, ma anche tanta Gente Incazzata Nera, per la gravissima situazione di crisi economica e per la mancanza di lavoro, con la benzina ed il gasolio, il cui prezzo è volato alle stelle ed in uno stato, una Regione, la Sicilia, in cui è diventato impossibile svolgere qualsiasi onesta attività!

Sembra di ritrovarsi in una situazione in cui tutti quanti siamo terribilmente esasperati.

Siamo provati da una terribile crisi economica, causata da una tremenda e maledetta speculazione finanziaria delle banche.

Insopportabile è anche diventata la debolezza delle nostre istituzioni italiane ed europee che, con la loro incapacità e le loro misure fiscali vessatorie, stanno ulteriormente peggiorando la situazione.

Il pesante clima di profonda depressione economica e sociale che stiamo vivendo, con il conseguente scoraggiamento generale, forse sta lasciando il posto ad un sentimento collettivo che si sta tramutando in una prorompente rabbia.

L’atmosfera che si è venuta a creare che mi ricorda tanto le immagini e soprattutto le grida di quel famoso film Quinto Potere, diretto nel 1976 da Sidney Lumet.

Come non ricordare quelle sensazionali e suggestive scene di isteria collettiva di quel memorabile film?

Quando ogni singolo cittadino di un intero Stato, alle prese con i condizionamenti di un ancor-man televisivo che al culmine dell’esasperazione mediatica, si suicidava in diretta, si affacciava alla finestra e gridava a squarciagola: ‘Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più’.

Se non ora quando, sembra che ogni giorno esclami ogni padre di famiglia, preoccupato per i propri figli disoccupati, ogni artigiano o commerciante, pescatore, allevatore o agricoltore, costruttore edile, ma anche i liberi professionisti e dipendenti di aziende pubbliche e private.

E la rabbia e lo sconcerto per il nostro declino economico, causato da quattro sporchi speculatori e da quattro lestofanti tecnocrati europei, salgono sempre di più!

E’ triste e drammatico constatare come ci prendono in giro con le manovre taglia tutto!

Quattro luridi banchieri europei, americani e non solo, ci tolgono, ci rubano, assieme ai soldi delle nostre tasse, i nostri diritti, conquistati in decenni di lotte sindacali!

Tutti quanti noi siamo spremuti come dei limoni, attraverso una tassazione, diventata del tutto insopportabile.

E poi?

Che fine fanno i soldi delle nostre tasse?

Vengono regalati alle stesse banche che poi ce li prestano a tassi usurai per sostenere, si dice, i debiti pubblici degli Stati Membri dell’Unione Europea!

Come non esclamare in Sicilia ed ovunque, in Italia: Sono incazzato nero?

Salvatore Petrotto



Agricoltori, Allevatori, Pescatori, Artigiani, Commercianti, Piccoli Industriali, Imprenditori Edili, Autotrasportatori e
persino Giostrai.
Disoccupati, Sottoccupati e Lavoratori di Ogni Comparto.
Tutti Quanti Mobilitati dal 16 al 20 gennaio, per protestare contro il caro carburanti, l’insopportabile
recente inasprimento fiscale e contro lo strapotere delle banche che hanno
soffocato un’intera economia.
Si fermeranno tutte le attività economico-produttive e dei
trasporti, con relativi blocchi stradali
e ferroviari, nonché di porti ed aeroporti.
Le quattro giornate di protesta saranno organizzate, su iniziativa di migliaia di agricoltori ed
allevatori siciliani che hanno costituito il cosiddetto Movimento dei Forconi.
Ad aderire, comunque, ci saranno tutte le categorie
produttive dell’Isola.
Tutte quante le
associazioni di categoria del mondo della produzione e del lavoro, si sono dichiarate disponibili ad aderire a
quella che si spera rappresenti l’inizio del riconoscimento di quanto dovuto
alla Sicilia, da parte dello Stato
Italiano.
Ormai, tutte le aziende siciliane , non ce la fanno più!
Ci riferiamo a quelle sopravvissute all’immane e catastrofica crisi, provocata dal caro
carburanti, dal caro-energia e dallo strangolamento finanziario delle banche.
Ormai è chiaro a tutti come le banche stanno facendo fallire
gli Stati Europei e coloro i quali creano vera ricchezza economica e lavoro!
La Banca Centrale Europea, seppure diretta dall’italiano Mario
Draghi, continua a dare soldi alle banche, anziché alle categorie produttive ed agli Stati Membri dell’Unione Europea.


La la BCE (Banca
Centrale Europea), finanzia, a tasso
zero, le banche che poi prestano i soldi
agli Stati, anche a tassi superiori all’8%.
Una vergognosa pratica di speculazione finanziaria che sta
facendo fallire l’Europa e l’Euro!
In Sicilia, inoltre, malgrado si producano oltre il 50% dei carburanti di origine
petrolifera, necessari per fare andare avanti l’economia dell’intera Italia: benzina, gasolio e gas GPL.
Malgrado anche l’ingentissima
produzione di energia elettrica, attraverso le pale eoliche, sovvenzionate, sempre dalle banche.
Tutti quanti i Siciliani non siamo padroni a casa nostra,
malgrado lo Statuto Autonomista della Regione Siciliana, riconosce, ma solo
sulla carta, che buona parte delle
ingenti tasse che paghiamo su ogni litro di carburante, dovrebbero rimanere ed essere spesi in
Sicilia.
Tasse che ammontano a
quasi il 60% del prezzo alla pompa.
In altri termini su un euro ed ottanta centesimi che
paghiamo per il gasolio e la benzina, più di un euro sono tasse!
Si chiede, nella piattaforma rivendicativa che i Siciliani paghino benzina e gasolio a meno di un euro al
litro!
Il che è assolutamente possibile, visto che si tratta di un legale
riconoscimento da parte dello Stato nei confronti della Sicilia, in ossequio da
quanto previsto dal Nostro Statuto
Autonomista!
Questa situazione di illegalità in cui incorre da oltre
mezzo secolo lo Stato Italiano, non è
più tollerabile!
Senza considerare che
le raffinerie di petrolio di Gela, Augusta, Melilli, Priolo e Milazzo, sin’ora,
hanno prodotto solo insopportabile e
micidiale inquinamento!
Ed inesorabilmente e tragicamente, abbiamo soltanto
raggiunto un tragico primato!
In quanto a morti per
tumore, siamo in assoluto i primi in
Europa!
Quando invece, anche senza esserne consapevoli, siamo primi,
sempre in Europa, come piattaforma energetica!
Con due gasdotti che ci attraversano, quello Italo- Libico e
quello Italo –Algerino, dentro i quali scorre, più del 50% del metano che si
consuma in tutt’Italia.
Senza contare la prossima realizzazione da parte dell’ENEL,
del più grande rigassificatore d’Italia,
quello di Porto Empedocle.
Salvatore Petrotto

Le Tasse arrivate per posta non sono valide, parola, pardon, sentenza di Giudice

Con una sentenza rivoluzionaria il giudice tributario dichiara giuridicamente inesistente una multa via raccomandata. Risultato: tutte le notifiche eseguite da Equitalia sarebbero nulle. E i consumatori preparano già una valanga di ricorsi .

Giudice: “Le tasse arrivate per posta non sono valide” Con una sentenza rivoluzionaria il giudice tributario dichiara giuridicamente inesistente una multa via raccomandata. Risultato: tutte le notifiche eseguite da Equitalia sarebbero nulle. E i consumatori preparano già una valanga di ricorsi di – 06 ottobre 2010, 08:15Lancia in resta le associazioni di consumatori sono già partite all’attacco. Tra le mani un piccolo tesoro, carte che potrebbero fare la felicità di decine di contribuenti.Ingrandisci immagineSi tratta infatti di una sentenza emessa dalla Commissione Tributaria regionale della Lombardia che ha dichiarato «giuridicamente inesistente» una multa di 9mila euro perché «notificata solo dai dipendenti di Equitalia a mezzo posta».Tale modalità di notifica, infatti, se non effettuata da soggetti abilitati, secondo i giudici lombardi, non produce effetti nei confronti dei contribuenti (in pratica è come se la cartella, l’avviso di intimazione di pagamento o l’ipoteca non fossero mai stati notificati). Tutto ciò deriva da un attento esame delle norme che riguardano la notifica degli atti esattoriali in generale e di quella a mezzo posta in particolare.La vicenda nasce da un ricorso presentato da un contribuente che dopo una verifica agli uffici dell’Esatri era venuto a conoscenza di dover pagare la bellezza di 9.153 euro relativa a Iva del 2003 comprensiva di sanzioni. Il contribuente sosteneva di non aver mai ricevuto la comunicazione, Equitalia con la ricevuta di ritorno alla mano diceva al contrario di aver spedito la raccomandata che era stata ritirata dal custode dello stabile sostenendo che «la notifica può essere eseguita anche mediante invio di raccomandata con avviso di ricevimento». Non così invece per la XXII Commissione Tributaria che, nella sentenza elenca, individuandoli in maniera tassativa, «gli unici soggetti legittimati alla notifica della cartella, ossia: gli ufficiali della riscossione, i messi comunali, gli agenti della polizia municipale altri soggetti sempre opportunamente autorizzati dal Concessionario», ma mai quest’ultimo «direttamente», a mezzo di propri dipendenti. Una sentenza che rimbalzata alle orecchie delle associazioni dei consumatori ha già riempito i siti web di «petizioni popolari» e minacce di class action.«Al di fuori dai casi previsti espressamente dalla legge, tutte le notifiche per posta sono da ritenersi inesistenti poiché effettuate da soggetti non appositamente abilitati, spiega l’avvocato Matteo Sances esperto di Diritto tributario e legale della Libera Associazione Consumatori Europei- Inutile dire che tale interpretazione della norma potrebbe portare ad effetti sorprendenti per i contribuenti “morosi”, in quanto non solo avrebbero la possibilità di contestare vecchie cartelle pervenute per posta ma, trattandosi di notifiche “giuridicamente inesistenti”, è come se le somme non fossero mai state richieste, con tutte le conseguenze derivanti da una eventuale prescrizione di vecchi crediti vantati dal Concessionario». Bocciato dalla Commissione Tributaria anche l’invito di Equitalia a una sanatoria. «La sanatoria si potrebbe fare per una atto nullo – spiegano i giudici – ma non per atti dichiarati giuridicamente inesistenti». In campo sono scese anche Sos Fisco e Cartellesattioriali.it due associazioni di consumatori che hanno proposto una petizione popolare. «Sappiamo di cittadini e imprese ridotte sul lastrico a seguito di fermi, ipoteche e pignoramenti portate avanti da Equitalia sulla base di cartelle esattoriali sconosciute – dicono – Per questo siamo impegnati in una battaglia di civiltà volta a sensibilizzare il ministero delle Finanze e il Parlamento affinché si comprenda la necessità di far allegare alle ipoteche e ai pignoramenti inviati da Equitalia almeno copia delle relate di notifica delle cartelle esattoriali per le quali si agisce, in modo da evitare almeno gli errori più grossolani».

Siciliani, riprendiamoci il nostro futuro! | LinkSicilia

Siciliani, riprendiamoci il nostro futuro! | LinkSicilia

Il grande imbroglio di Girgenti Acque | LinkSicilia

Il grande imbroglio di Girgenti Acque | LinkSicilia

L’Arsenio Lupin di Agrigento | LinkSicilia

L’Arsenio Lupin di Agrigento | LinkSicilia

Rifiuti & affari all’ombra della Valle | LinkSicilia

Rifiuti & affari all’ombra della Valle | LinkSicilia

Siciliani, riprendiamoci il nostro futuro! | LinkSicilia

Siciliani, riprendiamoci il nostro futuro! | LinkSicilia