lunedì 1 dicembre 2014
giovedì 13 novembre 2014
Siculiana Info: Inchiesta sulla discarica di Siculiana. Domani l'u...
Siculiana Info: Inchiesta sulla discarica di Siculiana. Domani l'u...: Presunto abuso d'ufficio nelle procedure di allargamento della discarica di contrada Materano, la Catanzaro Costruzioni, l'ex pre...
Il
contratto di sponsorizzazione deliberato dalla Giunta comunale di Siculiana con
l'atto n. 81 del 18/12/2013 prevede per il comune di Siculiana: 15 mila euro l'anno per eventi e 35 mila euro
per dei servizi di manutenzione; somme erogate dal vicepresidente di
Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro e da suo fratello Lorenzo.
contratto di sponsorizzazione deliberato dalla Giunta comunale di Siculiana con
l'atto n. 81 del 18/12/2013 prevede per il comune di Siculiana: 15 mila euro l'anno per eventi e 35 mila euro
per dei servizi di manutenzione; somme erogate dal vicepresidente di
Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro e da suo fratello Lorenzo.
Queste
sono le ricompense fin qui ottenute dal comune di Siculiana per essere stato defraudato della sua piccola discarica
comunale diventata nel 2007,
inspiegabilmente, come per incanto, una discarica privata, di proprietà proprio
dei fratelli Catanzaro.
sono le ricompense fin qui ottenute dal comune di Siculiana per essere stato defraudato della sua piccola discarica
comunale diventata nel 2007,
inspiegabilmente, come per incanto, una discarica privata, di proprietà proprio
dei fratelli Catanzaro.
Discarica
che al vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro ed a suo
fratello Lorenzo, dal 2007 ad oggi, da quando cioè l’hanno scippato al comune
di Siculiana, ampliandola illegittimamente a dismisura, ha fruttato guadagni
per svariate centinaia di milioni di euro.
che al vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro ed a suo
fratello Lorenzo, dal 2007 ad oggi, da quando cioè l’hanno scippato al comune
di Siculiana, ampliandola illegittimamente a dismisura, ha fruttato guadagni
per svariate centinaia di milioni di euro.
Con
delle modestissime cifre pagate ogni
anno al comune di Siculiana, i fratelli Catanzaro forse intendono fare un pò di elemosina ai
cittadini di Siculiana, per comprare qualche silenzio di troppo.
delle modestissime cifre pagate ogni
anno al comune di Siculiana, i fratelli Catanzaro forse intendono fare un pò di elemosina ai
cittadini di Siculiana, per comprare qualche silenzio di troppo.
Il
paradosso è che, sempre i fratelli
Catanzaro, mentre con una mano danno pochi spiccioli al comune di Siculiana,
con un'altra si sono appropriati di diversi milioni di euro attinti dalle casse
comunali, non si sa bene per quali
precise ragioni, ancora tutte quante da scoprire e magari indagare.
paradosso è che, sempre i fratelli
Catanzaro, mentre con una mano danno pochi spiccioli al comune di Siculiana,
con un'altra si sono appropriati di diversi milioni di euro attinti dalle casse
comunali, non si sa bene per quali
precise ragioni, ancora tutte quante da scoprire e magari indagare.
Anche di
questa vicenda c’è una fitta documentazione relativa all'onerosa transazione,
risalente a più di tre anni addietro, a carico del comune di Siculiana che da
ente pubblico ed ex proprietario della discarica, si è fatto fregare un bel pò
di milioni di euro, oltre alla discarica!
questa vicenda c’è una fitta documentazione relativa all'onerosa transazione,
risalente a più di tre anni addietro, a carico del comune di Siculiana che da
ente pubblico ed ex proprietario della discarica, si è fatto fregare un bel pò
di milioni di euro, oltre alla discarica!
Un
bell'affare no!
bell'affare no!
Sono
questi, inspiegabilmente, gli attuali
rapporti di buon vicinato che legano recentemente il comune di Siculiana ai
fratelli Catanzaro.
questi, inspiegabilmente, gli attuali
rapporti di buon vicinato che legano recentemente il comune di Siculiana ai
fratelli Catanzaro.
E poco
importa agli attuali amministratori comunali di Siculiana se , a parere dei
carabinieri del Noe, il vice-presidente di Confindustria Sicilia e suo
fratello, si sono impadroniti di una discarica comunale, l'hanno ampliato a
dismisura, del tutto illegittimamente, commettendo una serie di reati per i
quali è stata avviata un'inchiesta giudiziaria che va avanti da anni e che è
finita sul tavolo del Giudice per le Indagini preliminari di Agrigento.
importa agli attuali amministratori comunali di Siculiana se , a parere dei
carabinieri del Noe, il vice-presidente di Confindustria Sicilia e suo
fratello, si sono impadroniti di una discarica comunale, l'hanno ampliato a
dismisura, del tutto illegittimamente, commettendo una serie di reati per i
quali è stata avviata un'inchiesta giudiziaria che va avanti da anni e che è
finita sul tavolo del Giudice per le Indagini preliminari di Agrigento.
Davanti
al Tribunale sono stati chiamati a comparire Lorenzo Catanzaro, fratello del
numero due degli industriali siciliani e rappresentante legale dell'impianto,
l'ex presidente della Provincia regionale di Agrigento, nonché attuale deputato
regionale in quota Ncd, Vincenzo Fontana, e due funzionari della Regione,
Vincenzo Sansone e Gianfranco Cannova (già rinviato a giudizio nell'inchiesta
Terra Mia sulla discarica di Mazzarò).
al Tribunale sono stati chiamati a comparire Lorenzo Catanzaro, fratello del
numero due degli industriali siciliani e rappresentante legale dell'impianto,
l'ex presidente della Provincia regionale di Agrigento, nonché attuale deputato
regionale in quota Ncd, Vincenzo Fontana, e due funzionari della Regione,
Vincenzo Sansone e Gianfranco Cannova (già rinviato a giudizio nell'inchiesta
Terra Mia sulla discarica di Mazzarò).
Il
giudice, dopo l'udienza del 13 novembre 2014, dovrà decidere se archiviare il
caso, come gli ha chiesto la Procura, o se andare avanti con l'inchiesta,
rinviando a giudizio i 4 indagati eccellenti.
giudice, dopo l'udienza del 13 novembre 2014, dovrà decidere se archiviare il
caso, come gli ha chiesto la Procura, o se andare avanti con l'inchiesta,
rinviando a giudizio i 4 indagati eccellenti.
L'inchiesta
parte nel 2007 quando il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, durante un
controllo nella discarica dei Catanzaro, contestava alcune irregolarità sul suo
ampliamento. Venivano così ipotizzati per i sopra citati protagonisti di questa
storia, il reato di abuso d'ufficio, falsità materiale ed ideologica in atti
pubblici e illecita gestione di una discarica per rifiuti solidi urbani.
parte nel 2007 quando il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri, durante un
controllo nella discarica dei Catanzaro, contestava alcune irregolarità sul suo
ampliamento. Venivano così ipotizzati per i sopra citati protagonisti di questa
storia, il reato di abuso d'ufficio, falsità materiale ed ideologica in atti
pubblici e illecita gestione di una discarica per rifiuti solidi urbani.
I
Catanzaro, in buona sostanza, secondo i Carabinieri, hanno ottenuto le
autorizzazioni necessarie a gestire ed ampliare la loro discarica, attraverso
falsa documentazione e con la complicità di funzionari pubblici.
Catanzaro, in buona sostanza, secondo i Carabinieri, hanno ottenuto le
autorizzazioni necessarie a gestire ed ampliare la loro discarica, attraverso
falsa documentazione e con la complicità di funzionari pubblici.
Ricordiamo
che la storia di questo impianto è controversa sin dall'origine.
che la storia di questo impianto è controversa sin dall'origine.
Parliamo
di una discarica che era pubblica, e che come in un racconto di Pirandello, un
bel giorno si risveglia privata.
di una discarica che era pubblica, e che come in un racconto di Pirandello, un
bel giorno si risveglia privata.
Salvatore
Petrotto
Petrotto
mercoledì 24 settembre 2014
Rifiuti: su facebook il Sindaco di Palma di Montechiaro attacca frontalmente il gruppo Catanzaro
Rifiuti: su facebook il Sindaco di Palma di Montechiaro attacca frontalmente il gruppo Catanzaro
http://www.linksicilia.it/2014/09/rifiuti-su-facebook-il-sindaco-di-palma-di-montechiaro-attacca-frontalmente-il-gruppo-catanzaro/#.VCKck6WfOJM.gmail
Su facebook, nella pagina di Pasquale Amato, Sindaco di Palma di Montechiaro, leggiamo un post che ci lascia di stucco.
Il tema è quello della raccolta dei rifiuti ad Agrigento.
PASQUALE AMATO RACCONTA DI UN INCONTRO DI IERI A PALERMO, ANDATO IN SCENA NEI LOCALI DELL’ASSESSORATO AI RIFIUTI, L'ACQUA ED ALL’ENERGIA. DOVE NE SONO SUCCESSE DI COTTE E DI CRUDE. - LE PRECISAZIONI DI AURELIO ANGELINI SULLA DISCARICA DI SICULIANA
“... a differenza di quanto previsto dalle norme vigenti in materia – scrive Pasquale Amato – con il classico ‘rispetto’ per l’interlocutore pubblico che connota la storia della società Catanzaro Costruzioni, si pretendeva di piegare alle loro ‘costrizioni’ gli impegni dei Comuni a conferire presso la loro discarica.
Naturalmente i Comuni di Palma di Montechiaro, Licata, Campobello di Licata e Ravanusa presenti non hanno accettato, al contrario di quanto pare fosse successo in mattinata coi Comuni della GESA ATO2 di Agrigento: hanno accettato tutti!, alla presenza di una Regione che dovrebbe far rispettare le norme che essa stessa emana, mah!!!”.
“La riunione – racconta sempre il Sindaco di Palma di Montechiaro – era ottenuta dall’impresa per una ‘inventata lamentela’ (è una costante e un classico, che dovrebbe essere vergognosa, ma finora si è rivelata essere strumentalmente efficace per gli interessi di questa società) di ‘reiterate e gravi inadempienze’ da parte degli enti interessati, puntualmente smentite se ciò è reso possibile alla controparte documentare, come è accaduto ieri”.
Il Sindaco di Palma di Montechiaro, in questi ultimi mesi, è stato bersaglio di ben 5 lettere minatorie con minacce di morte. Tutte le Istituzioni ed il mondo politico gli hanno espresso piena solidarietà.
Pasquale Amato è un personaggio molto conosciuto nell’Agrigentino. Ed è stato protagonista, sette anni fa, di una vicenda giudiziaria nata per una di Giuseppe Catanzaro.
Amato, che allora rivestiva il ruolo di capo ufficio tecnico comunale di Siculiana, firmava un’ordinanza per imporre alla ditta Catanzaro di far uscire le su ruspe che avevano invaso la discarica di Siculiana, che allora era comunale. Catanzaro, a propria volta, denunciava ripetutamente Pasquale Amato.
Il processo, durato circa sei anni, si è concluso con la definitiva assoluzione di Pasquale Amato, dell’ormai ex Sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, e di altri due funzionari comunali. Mentre la discarica di Siculiana, da comunale, è passata sotto le bandiere della ditta Catanzaro e fratelli. Ed è diventata, per via di ampliamenti, una delle più grandi della Sicilia.
Gli ampliamenti concessi alla ditta Catanzaro dagli uffici della regione siciliana non hanno mai convinto. Come ci spiega Aurelio Angelini, docente presso l’università di Palermo, considerato uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di rifiuti.
“Uno dei principi cardine della legislazione in materia di raccolta e trattamento dei rifiuti – sottolinea Angelini – è che i volumi di una discarica debbano essere commisurati al fabbisogno del territorio, ovvero al fabbisogno dell’Ambito territoriale di riferimento. Ebbene, i volumi concessi ai titolari della discarica di Siculiana non sono commisurati al fabbisogno del territorio, ma sono di gran lunga maggiorati. Poi ci sono altre irregolarità. Ma il dato che salta agli occhi sono proprio legato alla maggiorazione di questi volumi”.
“Ricordo che la nostra legislazione – aggiunge Angelini – non prevede aurelio angelinidiscariche regionali. Ma, al contrario, impone la prossimità tra produzione e conferimento dei rifiuti, per minimizzare l’impatto ambientale. Le discariche che, impropriamente, si configurano come regionali provocano un’altrettanto impropria movimentazione di mezzi di trasporto dei rifiuti, un aumento dell’inquinamento e un aumento degli incidenti stradali”.
I nostri complimenti all’assessore regionale all’Energia e i Rifiuti, Salvatore Calleri. Forza, assessore, la sua sì che è antimafia a ventiquattro carati. Come quella del presidente Rosario Crocetta e dei suoi accoliti.''
Ragazzi, c’è da ridere…
http://www.linksicilia.it/2014/09/rifiuti-su-facebook-il-sindaco-di-palma-di-montechiaro-attacca-frontalmente-il-gruppo-catanzaro/#.VCKck6WfOJM.gmail
Su facebook, nella pagina di Pasquale Amato, Sindaco di Palma di Montechiaro, leggiamo un post che ci lascia di stucco.
Il tema è quello della raccolta dei rifiuti ad Agrigento.
PASQUALE AMATO RACCONTA DI UN INCONTRO DI IERI A PALERMO, ANDATO IN SCENA NEI LOCALI DELL’ASSESSORATO AI RIFIUTI, L'ACQUA ED ALL’ENERGIA. DOVE NE SONO SUCCESSE DI COTTE E DI CRUDE. - LE PRECISAZIONI DI AURELIO ANGELINI SULLA DISCARICA DI SICULIANA
“... a differenza di quanto previsto dalle norme vigenti in materia – scrive Pasquale Amato – con il classico ‘rispetto’ per l’interlocutore pubblico che connota la storia della società Catanzaro Costruzioni, si pretendeva di piegare alle loro ‘costrizioni’ gli impegni dei Comuni a conferire presso la loro discarica.
Naturalmente i Comuni di Palma di Montechiaro, Licata, Campobello di Licata e Ravanusa presenti non hanno accettato, al contrario di quanto pare fosse successo in mattinata coi Comuni della GESA ATO2 di Agrigento: hanno accettato tutti!, alla presenza di una Regione che dovrebbe far rispettare le norme che essa stessa emana, mah!!!”.
“La riunione – racconta sempre il Sindaco di Palma di Montechiaro – era ottenuta dall’impresa per una ‘inventata lamentela’ (è una costante e un classico, che dovrebbe essere vergognosa, ma finora si è rivelata essere strumentalmente efficace per gli interessi di questa società) di ‘reiterate e gravi inadempienze’ da parte degli enti interessati, puntualmente smentite se ciò è reso possibile alla controparte documentare, come è accaduto ieri”.
Il Sindaco di Palma di Montechiaro, in questi ultimi mesi, è stato bersaglio di ben 5 lettere minatorie con minacce di morte. Tutte le Istituzioni ed il mondo politico gli hanno espresso piena solidarietà.
Pasquale Amato è un personaggio molto conosciuto nell’Agrigentino. Ed è stato protagonista, sette anni fa, di una vicenda giudiziaria nata per una di Giuseppe Catanzaro.
Amato, che allora rivestiva il ruolo di capo ufficio tecnico comunale di Siculiana, firmava un’ordinanza per imporre alla ditta Catanzaro di far uscire le su ruspe che avevano invaso la discarica di Siculiana, che allora era comunale. Catanzaro, a propria volta, denunciava ripetutamente Pasquale Amato.
Il processo, durato circa sei anni, si è concluso con la definitiva assoluzione di Pasquale Amato, dell’ormai ex Sindaco di Siculiana, Giuseppe Sinaguglia, e di altri due funzionari comunali. Mentre la discarica di Siculiana, da comunale, è passata sotto le bandiere della ditta Catanzaro e fratelli. Ed è diventata, per via di ampliamenti, una delle più grandi della Sicilia.
Gli ampliamenti concessi alla ditta Catanzaro dagli uffici della regione siciliana non hanno mai convinto. Come ci spiega Aurelio Angelini, docente presso l’università di Palermo, considerato uno dei massimi esperti in Sicilia in materia di rifiuti.
“Uno dei principi cardine della legislazione in materia di raccolta e trattamento dei rifiuti – sottolinea Angelini – è che i volumi di una discarica debbano essere commisurati al fabbisogno del territorio, ovvero al fabbisogno dell’Ambito territoriale di riferimento. Ebbene, i volumi concessi ai titolari della discarica di Siculiana non sono commisurati al fabbisogno del territorio, ma sono di gran lunga maggiorati. Poi ci sono altre irregolarità. Ma il dato che salta agli occhi sono proprio legato alla maggiorazione di questi volumi”.
“Ricordo che la nostra legislazione – aggiunge Angelini – non prevede aurelio angelinidiscariche regionali. Ma, al contrario, impone la prossimità tra produzione e conferimento dei rifiuti, per minimizzare l’impatto ambientale. Le discariche che, impropriamente, si configurano come regionali provocano un’altrettanto impropria movimentazione di mezzi di trasporto dei rifiuti, un aumento dell’inquinamento e un aumento degli incidenti stradali”.
I nostri complimenti all’assessore regionale all’Energia e i Rifiuti, Salvatore Calleri. Forza, assessore, la sua sì che è antimafia a ventiquattro carati. Come quella del presidente Rosario Crocetta e dei suoi accoliti.''
Ragazzi, c’è da ridere…
venerdì 5 settembre 2014
Ruoppolo Teleacras - I business acqua e rifiuti Dedicato a chi volesse, eventualmente, occuparsi degli scandali relativi alla gestione dell'acqua e dei rifiuti, in Sicilia. Vi allego i dossier che ho presentato alla Procura della repubblica di Agrigento, all'Autorità Nazionale Anticorruzione, alla Procura della Corte dei Conti siciliana ed all'Autorità Nazionale Antitrust . Allego inoltre i documenti che riguardano un ricorso presentato nel 2010 dal comune di Montallegro, nell'Agrigentino, dove insiste la più grossa discarica dell'isola, di proprietà del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro, realizzata con provvedimenti delle autorità regionali siciliane, del tutto illegittimi. Segue la relazione tecnica, allegata al ricorso, del prof. Aurelio Angelini, uno dei massimi esperti in materie ambientali d'Italia che attesta tutte quante le irregolarità che io adesso ho denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento ed a tutti quanti gli altri organi giudiziari e di controllo contabile ed amministrativo. Segue ancora copia del mio esposto contro l'illegale realizzazione della più grande discarica siciliana de quo ed una nota relativa ad una mia precedente denuncia riguardante la gestione illegale dell'intero ciclo dei rifiuti che si basa su affidamenti diretti dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti, senza indire più gare d'appalto e senza prevedere la raccolta differenziata che in Sicilia si attesta attorno al 7% (proprio per favorire tali discariche private illegali!) dal 2007 ad oggi. Appalti i cui importi ammontano a svariate centinaia di milioni di euro e che hanno fatto salire le bollette dei rifiuti che risultano le più care d'Italia. Pensi che, nel mio paese, Racalmuto, il paese che ha dato i natali a Leonardo Sciascia, per un appartamento di 100 metri quadri, lo scorso anno, nel 2013 cioé, siamo stati costretti a pagare circa mille euro, più del doppio di Napoli che, fino ad allora era considerata la città più cara d'Italia. Ed il tutto è successo per favorire sempre le stesse aziende che sono la SAP, la ISEDA e la SEAP, quest'ultima di proprietà del compare d'anello del ministro dell'Interno, l'agrigentino Angelino Alfano. Segue l'allegato del dossier sullo scandalo della gestione del servizio idrico nell'Agrigentino, praticamente in mano ad un noto pregiudicato, l'imprenditore Marco Campione di Agrigento, azionista di maggioranza di Girgenti Acque, col suo 51%. Tale soggetto è stato condannato in via via definitiva per reati contro la pubblica amministrazione. Praticamente è colui il quale ha costruito il nuovo Ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento con calcestruzzo depotenziato e che è stato condannato, in via definitiva, per truffa allo Stato per altre vicende collegate sempre alla costruzione di detto ospedale. Si tratta dello stesso Campione, indicato da due pentiti agrigentini, uno di Aragona, un certo Cacciatore ed uno di Racalmuto, un certo Maurizio Di Gati, come imprenditore al servizio delle cosche mafiose agrigentine e catanesi. E' il maggiore dei ROS, Lucio Arcidiacono che ha riferito, questo ed altro, anche a proposito della costituzione di Girgenti Acque, la società di gestione dei servizi idrici agrigentini di cui lui è il dominus, incontrastato. Tali dichiarazioni sono state rese davanti al Tribunale di Catania, nel corso del processo che ha portato alla recente condanna a 6 anni ed 8 mesi, dell'ex presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, per concorso esterno in associazione mafiosa. Lombardo, un suo uomo di fiducia, un tale Giuseppe Giuffrida, ex amministratore dell'Acoset di Catania, la società che gestisce l'acqua in alcune decine di comuni etnei, e Campione Marco hanno costituito assieme Girgenti Acque che, a parere del Maggiore dei Ros di Catania, Lucio Arcidiacono, è in odor di mafia. Ricordo che il sottoscritto già nel febbraio del 2011 segnalai alla Procura della Repubblica di Agrigento la faccenda degli affidamenti illegali, per centinaia di milioni di euro, senza celebrare alcuna gara d’appalto, relativi alla gestione del ciclo dei rifiuti nei 19 comuni dell’ATO AG 2; allora, contestualmente, ho segnalato anche le vicende riguardanti l’altro storico affaire che riguarda la gestione dei servizi idrici integrati, nei 43 comuni della provincia di Agrigento. Potrei citare decine di miei servizi sull’argomento, pubblicati da varie testate giornalistiche on-line, ma preferisco destare la vostra attenzione confidando nella lucidità di un giovane cronista palermitano, Maurizio Zoppi che si sta occupando di queste storie per i giornali L’Ora on-line ed il settimanale L’Espresso. Il documento in word sottostante è la copia dell'allegato link : Denuncia contro Girgenti Acque. Cordiali saluti e spero di essere stato chiaro. Nel ringraziarvi vi fornisco i miei contatti : cell. 3357677017 tel. fisso : 0922949096 email : salvatore-petrotto@virgilio.it petrotto.salvatore@virgilio.it
Siculiana Info: Salvatore Petrotto: Esposto – Denuncia relativo al...
Siculiana Info: Salvatore Petrotto: Esposto – Denuncia relativo al...: Si riceve e si pubblica il seguente testo inviato dall'ex-Sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto. Alla Procura della Repubblica di...
Vogliano gli Organi Giudiziari valutare, a questo punto se, le illegittimità riscontrate nel ricorso presentato dall’avv. Guido Gianferrara, per conto del comune di Montallegro contro i Catanzaro costituiscono ben più gravi reati a livello penale e patrimoniale.
Ci riferiamo, oltre che agli eventuali reati ambientali commessi, agli altrettanto eventuali illeciti arricchimenti, per svariate centinaia di milioni di euro, da parte del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro e di suo fratello Lorenzo, probabile frutto di una lunga serie di atti illeciti, compiuti dai pubblici funzionari contro i quali è stato presentato il già citato ricorso del presidente della Regione del comune di Montallegro, allegato alla presente lettera-esposto.
Tale accertamenti riteniamo che siano doverosi, oltre che per onorare il superiore interesse della Giustizia e della ricerca della Verità, anche per porre fine ad un’assai scandalosa gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia. Alla palese violazione delle leggi ambientali sono da aggiungere ulteriori violazioni, anch’esse da me denunciate a tutte quante le autorità giudiziarie e contabili.
Mi riferisco alla violazione in Sicilia, di tutte le norme, Regionali, Statali e dell’Unione Europea relative all’affidamento dei pubblici appalti, soprattutto proprio nel settore della gestione dei rifiuti.
Da almeno 7 anni a questa parte non si contano più infatti gli affidamenti diretti e le proroghe, per svariate centinaia di milioni di euro, assicurati, dal 2010 in poi dai commissari liquidatori degli ATO rifiuti, inviati dalla Regione Siciliana ed adesso anche dai sindaci, attraverso delle illegittime ordinanze.
Come ha evidenziato recentemente l’Antitrust, col suo presidente, l’avvocato e docente universitario, il palermitano Giovanni Petruzzella, nel bollettino dello scorso 18 agosto, ha sottolineato delle gravi irregolarità del perverso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti che sono state già vagliate, per danni erariali e patrimoniali, anche dalla Corte dei Conti, oltre che dalla Commissione Parlamentare Nazionale sul ciclo dei rifiuti.
Ricordiamo che fu proprio la Commissione Parlamentare Bicamerale che indagava sul ciclo dei rifiuti, presieduta nel 2010 da Gaetano Pecorella che a proposito del caso Sicilia concluse che, quello siciliano è UN CASO UNICO DI DISFUNZIONE BEN ORGANIZZATA.
Ovviamente la regia dell’intera organizzazione è opera dei funzionari ed dei governi regionali che si sono succeduti da qualche decennio a questa parte, ed hanno consentito, impunemente la commissione delle numerose irregolarità ed illegittimità riscontrate da tutte quante le Autorità Regionali e Nazionali preposte al controllo di legalità, ci riferiamo a quella già citate: Corte dei Conti, Antitrust, AVCP, ossia l’Autorità di Vigilanza sugli Appalti Pubblici, adesso sostituita dall’Autorità Anticorruzione, presieduta dal magistrato Raffaele Canto, da me debitamente informata.
Vogliamo adesso chiosare questo mio esposto citando qualche passaggio del già citato BOLLETTINO del 18 agosto scorso dell’Antitrust, presieduta dal Petruzzella e cioè il N. 33 - 2014 con cui si comunicava il Provvedimento n. 25057 che prevede l’avvio di INDAGINI CONOSCITIVE relative al settore denominato IC49 - MERCATO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI.
Ecco ciò che sostiene il Petruzzella: “Innanzitutto, si osserva l’esistenza di un ricorso significativo all’affidamento diretto anche in assenza dei requisiti in - house e una durata degli affidamenti nella maggior parte dei casi superiore a quella che sembra necessaria per recuperare gli investimenti, tali da scoraggiare lo sviluppo della concorrenza tra operatori e
favorire il consolidamento delle posizioni di mercato dei gestori incumbent. Affinché ciò si verifichi, tuttavia, è necessario, innanzitutto, che le procedure di aggiudicazione del servizio siano improntate ai principi concorrenziali.”
Così il sottoscritto ha colto l’occasione per inviare una significativa segnalazione, in data 22/08/2014, anche al Petruzzella, dopo quelle già inviate alla Procura della Repubblica di Agrigento, a quella di Palermo, alla Corte dei Conti ed al dott. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
Si tratta della segnalazione, acquisita al protocollo dell’Antitrust col n. W00045212 in cui ho evidenziato, come del resto ha avuto modo di sottolineare, a grandi linee, lo stesso Petruzzella che, in 19 comuni della provincia di Agrigento, compreso il mio, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, oltre a costare il quadruplo della media nazionale è stato affidato dall'Ato rifiuti di Agrigento senza espletare gare d'appalto, dal 2007 ad oggi, per importi che ammontano ad oltre 300 milioni di euro.
Ho inoltre testualmente segnalato quanto segue:
‘in Sicilia, così come del resto ha fatto l' Ato Gesa Ag 2 di Agrigento, non si fanno più gare d'appalto, nel settore dei rifiuti, da qualche decennio, per favorire, illegittimamente, con costi esorbitanti che ormai ammontano a qualche miliardo di euro, sempre le stesse ditte, una delle quali, nell’Agrigentino, ed esattamente la SEAP, è di proprietà del compare d’anello del ministro dell’interno, Angelino Alfano.
Nel febbraio del 2011 io avevo denunciato, alla Procura della Repubblica di Agrigento, esattamente le stesse illegalità evidenziate ufficialmente dalla Corte dei Conti ed ora anche dall'Autorità Antitrust presieduta proprio dal Petruzzella.
Illegalità che hanno prodotto costi e tasse sui rifiuti che risultano, in valore assoluto, i più alti d’Italia, almeno il doppio della media nazionale.
Tanto per fare un esempio, se a Napoli, che fino a qualche anno fa, come abbiamo avuto modo di dire, era ritenuta la città dove si pagava la tassa sui rifiuti più cara d’Italia, si pagavano intorno a 450 euro l’anno per un’abitazione di 100 metri quadri, a fronte di una media nazionale di poco più di 200 euro, in taluni paesi, come il mio, Racalmuto, il paese che ha dato i natali al celebre scrittore Leonardo Sciascia, nell’anno 2013 ci siamo visti recapitare bollette che per un alloggio delle stesse dimensioni di Napoli, si aggirano attorno ai mille euro!
Più del doppio cioè, rispetto a Napoli, città più cara d’Italia.’
Con questa ennesima denuncia credo di non avere dimenticato di interpellare nessuna delle Autorità e degli Organi Istituzionali, compresa la Magistratura, ovviamente, quella penale e quella contabile, preposti a far rispettare le leggi in materia di servizi pubblici, quali la perversa gestione siciliana dei rifiuti.
Vogliano gli Organi Giudiziari valutare, a questo punto se, le illegittimità riscontrate nel ricorso presentato dall’avv. Guido Gianferrara, per conto del comune di Montallegro contro i Catanzaro costituiscono ben più gravi reati a livello penale e patrimoniale.
Ci riferiamo, oltre che agli eventuali reati ambientali commessi, agli altrettanto eventuali illeciti arricchimenti, per svariate centinaia di milioni di euro, da parte del vicepresidente di Confindustria Sicilia, Giuseppe Catanzaro e di suo fratello Lorenzo, probabile frutto di una lunga serie di atti illeciti, compiuti dai pubblici funzionari contro i quali è stato presentato il già citato ricorso del presidente della Regione del comune di Montallegro, allegato alla presente lettera-esposto.
Tale accertamenti riteniamo che siano doverosi, oltre che per onorare il superiore interesse della Giustizia e della ricerca della Verità, anche per porre fine ad un’assai scandalosa gestione del ciclo dei rifiuti in Sicilia. Alla palese violazione delle leggi ambientali sono da aggiungere ulteriori violazioni, anch’esse da me denunciate a tutte quante le autorità giudiziarie e contabili.
Mi riferisco alla violazione in Sicilia, di tutte le norme, Regionali, Statali e dell’Unione Europea relative all’affidamento dei pubblici appalti, soprattutto proprio nel settore della gestione dei rifiuti.
Da almeno 7 anni a questa parte non si contano più infatti gli affidamenti diretti e le proroghe, per svariate centinaia di milioni di euro, assicurati, dal 2010 in poi dai commissari liquidatori degli ATO rifiuti, inviati dalla Regione Siciliana ed adesso anche dai sindaci, attraverso delle illegittime ordinanze.
Come ha evidenziato recentemente l’Antitrust, col suo presidente, l’avvocato e docente universitario, il palermitano Giovanni Petruzzella, nel bollettino dello scorso 18 agosto, ha sottolineato delle gravi irregolarità del perverso sistema di raccolta e smaltimento dei rifiuti che sono state già vagliate, per danni erariali e patrimoniali, anche dalla Corte dei Conti, oltre che dalla Commissione Parlamentare Nazionale sul ciclo dei rifiuti.
Ricordiamo che fu proprio la Commissione Parlamentare Bicamerale che indagava sul ciclo dei rifiuti, presieduta nel 2010 da Gaetano Pecorella che a proposito del caso Sicilia concluse che, quello siciliano è UN CASO UNICO DI DISFUNZIONE BEN ORGANIZZATA.
Ovviamente la regia dell’intera organizzazione è opera dei funzionari ed dei governi regionali che si sono succeduti da qualche decennio a questa parte, ed hanno consentito, impunemente la commissione delle numerose irregolarità ed illegittimità riscontrate da tutte quante le Autorità Regionali e Nazionali preposte al controllo di legalità, ci riferiamo a quella già citate: Corte dei Conti, Antitrust, AVCP, ossia l’Autorità di Vigilanza sugli Appalti Pubblici, adesso sostituita dall’Autorità Anticorruzione, presieduta dal magistrato Raffaele Canto, da me debitamente informata.
Vogliamo adesso chiosare questo mio esposto citando qualche passaggio del già citato BOLLETTINO del 18 agosto scorso dell’Antitrust, presieduta dal Petruzzella e cioè il N. 33 - 2014 con cui si comunicava il Provvedimento n. 25057 che prevede l’avvio di INDAGINI CONOSCITIVE relative al settore denominato IC49 - MERCATO DELLA GESTIONE DEI RIFIUTI SOLIDI URBANI.
Ecco ciò che sostiene il Petruzzella: “Innanzitutto, si osserva l’esistenza di un ricorso significativo all’affidamento diretto anche in assenza dei requisiti in - house e una durata degli affidamenti nella maggior parte dei casi superiore a quella che sembra necessaria per recuperare gli investimenti, tali da scoraggiare lo sviluppo della concorrenza tra operatori e
favorire il consolidamento delle posizioni di mercato dei gestori incumbent. Affinché ciò si verifichi, tuttavia, è necessario, innanzitutto, che le procedure di aggiudicazione del servizio siano improntate ai principi concorrenziali.”
Così il sottoscritto ha colto l’occasione per inviare una significativa segnalazione, in data 22/08/2014, anche al Petruzzella, dopo quelle già inviate alla Procura della Repubblica di Agrigento, a quella di Palermo, alla Corte dei Conti ed al dott. Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione.
Si tratta della segnalazione, acquisita al protocollo dell’Antitrust col n. W00045212 in cui ho evidenziato, come del resto ha avuto modo di sottolineare, a grandi linee, lo stesso Petruzzella che, in 19 comuni della provincia di Agrigento, compreso il mio, il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, oltre a costare il quadruplo della media nazionale è stato affidato dall'Ato rifiuti di Agrigento senza espletare gare d'appalto, dal 2007 ad oggi, per importi che ammontano ad oltre 300 milioni di euro.
Ho inoltre testualmente segnalato quanto segue:
‘in Sicilia, così come del resto ha fatto l' Ato Gesa Ag 2 di Agrigento, non si fanno più gare d'appalto, nel settore dei rifiuti, da qualche decennio, per favorire, illegittimamente, con costi esorbitanti che ormai ammontano a qualche miliardo di euro, sempre le stesse ditte, una delle quali, nell’Agrigentino, ed esattamente la SEAP, è di proprietà del compare d’anello del ministro dell’interno, Angelino Alfano.
Nel febbraio del 2011 io avevo denunciato, alla Procura della Repubblica di Agrigento, esattamente le stesse illegalità evidenziate ufficialmente dalla Corte dei Conti ed ora anche dall'Autorità Antitrust presieduta proprio dal Petruzzella.
Illegalità che hanno prodotto costi e tasse sui rifiuti che risultano, in valore assoluto, i più alti d’Italia, almeno il doppio della media nazionale.
Tanto per fare un esempio, se a Napoli, che fino a qualche anno fa, come abbiamo avuto modo di dire, era ritenuta la città dove si pagava la tassa sui rifiuti più cara d’Italia, si pagavano intorno a 450 euro l’anno per un’abitazione di 100 metri quadri, a fronte di una media nazionale di poco più di 200 euro, in taluni paesi, come il mio, Racalmuto, il paese che ha dato i natali al celebre scrittore Leonardo Sciascia, nell’anno 2013 ci siamo visti recapitare bollette che per un alloggio delle stesse dimensioni di Napoli, si aggirano attorno ai mille euro!
Più del doppio cioè, rispetto a Napoli, città più cara d’Italia.’
Con questa ennesima denuncia credo di non avere dimenticato di interpellare nessuna delle Autorità e degli Organi Istituzionali, compresa la Magistratura, ovviamente, quella penale e quella contabile, preposti a far rispettare le leggi in materia di servizi pubblici, quali la perversa gestione siciliana dei rifiuti.
Siculiana Info: Salvatore Petrotto: Esposto – Denuncia relativo al...
Siculiana Info: Salvatore Petrotto: Esposto – Denuncia relativo al...: Si riceve e si pubblica il seguente testo inviato dall'ex-Sindaco di Racalmuto, Salvatore Petrotto. Alla Procura della Repubblica di...
domenica 17 agosto 2014
In Sicilia un pugno di ‘banditi’ ci sta rubando l’acqua per toglierici la vita/ VD
In Sicilia un pugno di ‘banditi’ ci sta rubando l’acqua per toglierici la vita/ VD
che una volta erano pubblici ed ora sono più semplicemente degli enormi malaffari privati!
Nota a margine
Va aggiunto che l’Ars ha provato a far tornare – in alcune aree della
Sicilia dove i privati hanno fallito – la gestione dell’acqua in capo ai
Comuni. Ma l’Ufficio del Commissario dello Stato, richiamandosi alla
giurisprudenza europea, ha impugnato la legge.
Un’impugnativa discutibile. Da una parte, infatti, c’è il referendum
italiano che ha sancito la volontà popolare del ritorno all’acqua pubblica.
Dall’altra parte, c’è la volontà di un’Unione europea delle banche e della
finanza che ha interessi diretti nella gestione privata dell’acqua e che impone
alle magistrature europee di tutelare gli interessi privati a scapito
dell’interesse pubblico.
Davanti a un fatto così grave, i giuristi dell’Ufficio del Commissario dello
Stato – richiamandosi al primo Coro dell’Adelchi? – non hanno saputo o voluto
far di meglio che genuflettersi all’Europa presunto-unita.
Il parlamentare regionale del PD - Giovanni Panepinto – che
è persona seria e per bene, dal suo blog ha chiesto al Governo regionale di
portare questa storia davanti alla Corte Costituzionale.
Il Governo regionale di Rosario Crocetta lo farà? Ricordiamo che Crocetta e
chi gli sta dietro non vogliono il PD nella Giunta regionale proprio perché
debbono tutelare interessi privati a scapito di quelli pubblici: cosa che
stanno facendo in tanti settori della vita pubblica siciliana, utilizzando la
copertura di un’antimafia ridicola e farsesca.
Il PD siciliano è un Partito dai tanti volti (quello del capogruppo all’Ars,
Baldo Gucciardi, è un volto appiattito sugli interessi di
Crocetta e dei suoi accoliti). Ma in questo caso, con Panepinto, sta portando
avanti una battaglia sacrosanta (su questo punto torneremo nei prossimi
giorni).
Ce la farà l’onorevole Panepinto a vincere questa battaglia che è culturale
prima che sociale ed economica? Noi ce lo auguriamo.
Giulio Ambrosetti (direttore del giornale on-line Link Sicilia)
Il servizio che segue lo si può leggere cliccando su : http://www.linksicilia.it/2014/08/in-sicilia-un-pugno-di-banditi-ci-sta-rubando-lacqua-per-toglierici-la-vita/
.
.
Oggi tanto per cambiare, vorremmo, ancora una volta, parlarvi della
privatizzazione, o per meglio dire, dell’insano mercimonio dell'acqua.
privatizzazione, o per meglio dire, dell’insano mercimonio dell'acqua.
Di come un bene
vitale, necessario per vivere, come l'aria,
e che comunque non può e non deve
essere scambiata e venduta, da chicchessia, ente pubblico o privato che sia,
sia stata invece trasformata in una vile
e ben remunerata merce di scambio, per i soliti stragisti del bene comune!
vitale, necessario per vivere, come l'aria,
e che comunque non può e non deve
essere scambiata e venduta, da chicchessia, ente pubblico o privato che sia,
sia stata invece trasformata in una vile
e ben remunerata merce di scambio, per i soliti stragisti del bene comune!
E' come se ci vendessero l'aria che respiriamo!
Continuano, il altri termini, visto che l’acqua è vita, a
negare il diritto alla vita!
negare il diritto alla vita!
Vendere e/o comprare l'acqua, significa vendere e/o comprare
la nostra stessa vita!
la nostra stessa vita!
Tutti quanti dovremmo avere diritto, gratuitamente all’acqua, per il sol fatto di esistere, di essere
venuti al mondo.
venuti al mondo.
Perché ci continuano a negare l'acqua per bere, cucinare e lavarci?
Non si può continuare a vendere ed a comprare qualcosa che
ci appartiene.
ci appartiene.
Noi esseri umani, com’è risaputo, siamo composti per oltre il 75% di acqua ed abbiamo bisogno, per
rimanere in vita, di bere e nutrirci di acqua!
rimanere in vita, di bere e nutrirci di acqua!
Negare l'acqua agli esseri umani ed agli animali, significa
negar loro la vita!
negar loro la vita!
Il referendum plebiscitario disatteso e che risale a due anni fa aveva sancito,
in Italia, il ritorno all'acqua
pubblica.
in Italia, il ritorno all'acqua
pubblica.
I Governi Nazionali e
Regionali, per legge, avrebbero dovuto garantire a tutti gli esseri umani questo fondamentale diritto all'acqua gratis
per bere, lavarci e cucinare.
Regionali, per legge, avrebbero dovuto garantire a tutti gli esseri umani questo fondamentale diritto all'acqua gratis
per bere, lavarci e cucinare.
Cosa succede invece?
I gestori dei servizi idrici interrompono l'erogazione di
quella che dovrebbe essere acqua potabile a chi non ha i soldi per pagare delle salatissime bollette per
approvigionarsi di acqua, peraltro imbevibile e perciò non commestibile, perchè dissalata e/o inquinata.
quella che dovrebbe essere acqua potabile a chi non ha i soldi per pagare delle salatissime bollette per
approvigionarsi di acqua, peraltro imbevibile e perciò non commestibile, perchè dissalata e/o inquinata.
Interrompere l’erogazione dell’acqua nelle fontane pubbliche
e dentro le nostre case è come interrompere la vita, equivale ad uccidere le
persone.
e dentro le nostre case è come interrompere la vita, equivale ad uccidere le
persone.
Ci hanno rubato cioè,
uno dei due beni primari per continuare
a vivere, oltre all’aria che comunque regolarmente inquinano e rendono
cancerogena per favorire delle multinazionali private della siderurgia,
del petrolio e delle industrie chimiche, vedi Taranto, o tanto per rimanere in Sicilia, Gela,
Augusta, Priolo, Melilli o Milazzo.
uno dei due beni primari per continuare
a vivere, oltre all’aria che comunque regolarmente inquinano e rendono
cancerogena per favorire delle multinazionali private della siderurgia,
del petrolio e delle industrie chimiche, vedi Taranto, o tanto per rimanere in Sicilia, Gela,
Augusta, Priolo, Melilli o Milazzo.
E per di più la
gente è anche costretta a
spendere altre di centinaia di euro
l'anno, per comprarsi l'acqua da bere o
per cucinare in bottiglie di plastica.
gente è anche costretta a
spendere altre di centinaia di euro
l'anno, per comprarsi l'acqua da bere o
per cucinare in bottiglie di plastica.
Salvo a scoprire che dentro quelle bottiglie c’è proprio
qull’acqua che dovrebbero mandarci dentro le case con le condotte idriche ma
che la Regione Siciliana preferisce
concedere (la nostra acqua, l’acqua pubblica cioè) a prezzi irrisori, alle
multinazionali, quali la svizzera Nestlé, come avviene a Santo Stefano di
Quisquina, nell’Agrigentino.
qull’acqua che dovrebbero mandarci dentro le case con le condotte idriche ma
che la Regione Siciliana preferisce
concedere (la nostra acqua, l’acqua pubblica cioè) a prezzi irrisori, alle
multinazionali, quali la svizzera Nestlé, come avviene a Santo Stefano di
Quisquina, nell’Agrigentino.
La saga dei diritti umani fondamentali negati
a noi cittadini italiani, purtroppo, non finisce qua!
a noi cittadini italiani, purtroppo, non finisce qua!
Si tratta pur sempre di diritti che dovrebbero essere
tutelati, in maniera sacrosanta, dalla nostra Carta Costituzionale.
tutelati, in maniera sacrosanta, dalla nostra Carta Costituzionale.
Ma per entrare nello specifico dell’acqua, approfitto di un intervista rilasciata dal
sindaco di Casteltermini, Nuccio Sapia e diffusa on-line dal giornale della
Diocesi di Agrigento, L’Amico del Popolo.
sindaco di Casteltermini, Nuccio Sapia e diffusa on-line dal giornale della
Diocesi di Agrigento, L’Amico del Popolo.
E’ grazie a Don Carmelo Petrone che mi ha mandato, oggi,
a Ferragosto, su face book, questo link http://www.lamicodelpopolo.it/primo-piano/item/962-servizio-idrico-in-provincia-intervista-a-nuccio-sapia-sindaco-di-casteltermini-sapia.html#.U-2jFIoyuvV.facebook che ne ho voluto approfittare, per occuparmi,
ancora una volta, di queste vicende, assieme a quelle che riguardano l’altro
scandalosissimo problema, ossia quello della scellerata gestione dei rifiuti.
a Ferragosto, su face book, questo link http://www.lamicodelpopolo.it/primo-piano/item/962-servizio-idrico-in-provincia-intervista-a-nuccio-sapia-sindaco-di-casteltermini-sapia.html#.U-2jFIoyuvV.facebook che ne ho voluto approfittare, per occuparmi,
ancora una volta, di queste vicende, assieme a quelle che riguardano l’altro
scandalosissimo problema, ossia quello della scellerata gestione dei rifiuti.
Sono cose, peraltro, come è risaputo, da me
denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento.
denunciate alla Procura della Repubblica di Agrigento.
Adesso ho inoltrato tali denunce anche alla Procura Generale di Palermo, alla Procura della Corte dei Conti, oltre che
al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, il dott. Raffaele
Cantone.
al presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, il dott. Raffaele
Cantone.
Sia la segreteria del dott. Cantone che la Procura della
Corte dei Conti mi hanno già dato
conferma di avere ricevuto una mia circostanziata lettera che riguarda la
gestione illegale dell’acqua in Sicilia e gli affidamenti diretti, illegittimi,
concessi sempre alle stesse ditte, senza
gara, per ormai miliardi di euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Corte dei Conti mi hanno già dato
conferma di avere ricevuto una mia circostanziata lettera che riguarda la
gestione illegale dell’acqua in Sicilia e gli affidamenti diretti, illegittimi,
concessi sempre alle stesse ditte, senza
gara, per ormai miliardi di euro per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti.
Dei costi economici e
delle tariffe che in Sicilia, cittadini, imprese e comuni sono costretti
a pagare, a causa di queste illegalità da me denunciate, e che risultano i più cari d’Italia (almeno
il doppio della media nazionale), da
qualche anno a questa parte, ne abbiamo
parlato sino alla nausea.
delle tariffe che in Sicilia, cittadini, imprese e comuni sono costretti
a pagare, a causa di queste illegalità da me denunciate, e che risultano i più cari d’Italia (almeno
il doppio della media nazionale), da
qualche anno a questa parte, ne abbiamo
parlato sino alla nausea.
Così come dei disastri che vanno dall’inquinamento dei mari,
ai pericolosissimi costi ambientali causati dall’illegale
smaltimento oltre che dei liquami, anche
dei rifiuti che per oltre il 93%, in Sicilia, vengono sotterrate in alcune ben
individuate (anche dalle Procure e dai
Tribunali, alla luce dei recenti sequestri ed arresti), discariche private.
ai pericolosissimi costi ambientali causati dall’illegale
smaltimento oltre che dei liquami, anche
dei rifiuti che per oltre il 93%, in Sicilia, vengono sotterrate in alcune ben
individuate (anche dalle Procure e dai
Tribunali, alla luce dei recenti sequestri ed arresti), discariche private.
Tanto che continuare a parlare degli
errori che, negli anni, la politica provinciale e regionale ha commesso, se non
si trattasse di un vero e proprio olocausto di diritti fondamentali, sembra
superfluo.
errori che, negli anni, la politica provinciale e regionale ha commesso, se non
si trattasse di un vero e proprio olocausto di diritti fondamentali, sembra
superfluo.
Adesso la parola, pardon,
le decisioni con le relative sentenze, spettano alla Magistratura, da me
interpellata già da anni.
le decisioni con le relative sentenze, spettano alla Magistratura, da me
interpellata già da anni.
Ad esempio, a
proposito di uno dei tanti problemi causati dall’ATO idrico agrigentino,
L’Amico del Popolo parla della creazione
di una vera e propria ‘’anomalia
agrigentina" con comuni che hanno consegnato le reti ed altri che non lo
hanno fatto.
proposito di uno dei tanti problemi causati dall’ATO idrico agrigentino,
L’Amico del Popolo parla della creazione
di una vera e propria ‘’anomalia
agrigentina" con comuni che hanno consegnato le reti ed altri che non lo
hanno fatto.
Con differenti tariffe, i cui importi sono notevolmente
diversi.
diversi.
E, nello stesso Ambito Territoriale Ottimale ( si fa per
dire!), la situazione è paradossale, se si considera che anche tra i comuni che
hanno consegnato le reti, in 5 si paga
solo una quota forfettaria l'anno ed in altri 22, si paga l'acqua che si
consuma, contabilizzata dai contatori.
dire!), la situazione è paradossale, se si considera che anche tra i comuni che
hanno consegnato le reti, in 5 si paga
solo una quota forfettaria l'anno ed in altri 22, si paga l'acqua che si
consuma, contabilizzata dai contatori.
L'acqua nell'Agrigentino è come la religione in epoca
medievale, quando in ogni regione si professava e si amministrava, a cura del
sovrano, il culto che si riteneva
opportuno, tanto da affermare il famoso principio latino : cuius regio eius est
religio.
medievale, quando in ogni regione si professava e si amministrava, a cura del
sovrano, il culto che si riteneva
opportuno, tanto da affermare il famoso principio latino : cuius regio eius est
religio.
Se oggi volessimo riferirci a come si eroga e si paga
l'acqua potabile (insomma quel liquido
che ci mandano a casa!) nell'agrigentino (sicuramente almeno il doppio della
media nazionale!), dovremmo concludere
che cuius comune eius est tariffa...
l'acqua potabile (insomma quel liquido
che ci mandano a casa!) nell'agrigentino (sicuramente almeno il doppio della
media nazionale!), dovremmo concludere
che cuius comune eius est tariffa...
Unicuique suum, a ciascuno il suo, avrebbe concluso il mio più illustre concittadino,
Leonardo Sciascia!
Leonardo Sciascia!
Nel nostro caso a
ciascun comune o cittadino, la sua tariffa diversa, la sua bolletta
personalizzata!
ciascun comune o cittadino, la sua tariffa diversa, la sua bolletta
personalizzata!
Ma viene anche fuori come in Sicilia l'acqua non è pubblica
anche perché Siciliacque spa (75%
privata e 25% Regione Sicilia) è la
società per azioni che di fatto e di
diritto è privata ed alla quale sono
state ceduti gratuitamente dighe, impianti e reti costati, negli anni, alla
Regione, a noi cittadini cioè, decine di
miliardi di euro!
anche perché Siciliacque spa (75%
privata e 25% Regione Sicilia) è la
società per azioni che di fatto e di
diritto è privata ed alla quale sono
state ceduti gratuitamente dighe, impianti e reti costati, negli anni, alla
Regione, a noi cittadini cioè, decine di
miliardi di euro!
E questa concessione, Siciliacque ce l’ha fino
al 2044!
al 2044!
Campa cavallo!
Per altri 30 anni cioè, abbiamo regalato il nostro ingente
patrimonio e l’acqua pubblica a
questa concessionaria del servizio di
captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione delle risorse idriche , per
tutta la Sicilia.
patrimonio e l’acqua pubblica a
questa concessionaria del servizio di
captazione, accumulo, potabilizzazione e adduzione delle risorse idriche , per
tutta la Sicilia.
E che cosa fa tale
società privata?
società privata?
Ci vende l'acqua, la nostra acqua , attraverso i vari
gestori del servizio idrico a 0,75 centesimi
al metro cubo, senza dimenticare che,
alcuni comuni dell'agrigentino, azionisti dei consorzi del Voltano e del Tre Sorgenti, vendono l'acqua ad altri comuni.
gestori del servizio idrico a 0,75 centesimi
al metro cubo, senza dimenticare che,
alcuni comuni dell'agrigentino, azionisti dei consorzi del Voltano e del Tre Sorgenti, vendono l'acqua ad altri comuni.
Tale prezzo dell’acqua (che fu pubblica!), viene maggiorato
da parte della varie società per azioni private, titolari della distribuzione,
quali Girgenti Acque, anche del 500%.
da parte della varie società per azioni private, titolari della distribuzione,
quali Girgenti Acque, anche del 500%.
Infatti, gli agrigentini si sono viste recapitare bollette i
cui importi delle tariffe per ogni metro cubo d’acqua consumato sono costretti
a pagare anche 4 euro!
cui importi delle tariffe per ogni metro cubo d’acqua consumato sono costretti
a pagare anche 4 euro!
Neanche la cocaina garantisce agli spacciatori guadagni del
genere!
genere!
Poi bisogna tener
conto che, per onorare ormai l’ormai canonico sistema di scatole cinesi, sono proprio tali gestori privati quelli che
formalmente comprano l’acqua da
Siciliacque, gli azionisti di Siciliacque.
conto che, per onorare ormai l’ormai canonico sistema di scatole cinesi, sono proprio tali gestori privati quelli che
formalmente comprano l’acqua da
Siciliacque, gli azionisti di Siciliacque.
In altri termini comprano da sé stessi, dalla società dove
sono soci, quei 75 centesimi a metro cubo d’acqua che ci rivendono 4 euro,
sempre per ogni metro cubo.
sono soci, quei 75 centesimi a metro cubo d’acqua che ci rivendono 4 euro,
sempre per ogni metro cubo.
Insomma, come non chiosare il tutto con il sommo poeta: Ahi
serva Italia (o Sicilia, se preferite), di dolore ostello, non donna di
province ma bordello!
serva Italia (o Sicilia, se preferite), di dolore ostello, non donna di
province ma bordello!
Ed i mezzo a questo
bordello ci sguazzano quei privati, da me denunciati, che si sono arricchiti e vogliono continuare a
farlo oltre che con i soldi delle nostre bollette, le più care d’Italia, anche con
i miliardi di euro di fondi europei che intendono razziare direttamente,
senza partecipare ad alcun bando pubblico, come già avviene per i miliardi di
euro che si sono fregati con i rifiuti.
bordello ci sguazzano quei privati, da me denunciati, che si sono arricchiti e vogliono continuare a
farlo oltre che con i soldi delle nostre bollette, le più care d’Italia, anche con
i miliardi di euro di fondi europei che intendono razziare direttamente,
senza partecipare ad alcun bando pubblico, come già avviene per i miliardi di
euro che si sono fregati con i rifiuti.
Tanto sono loro i nostri
concessionari regionali, padroni cioè della nostra acqua, dei nostri
impianti, della nostra vita!
concessionari regionali, padroni cioè della nostra acqua, dei nostri
impianti, della nostra vita!
A chi volete che vadano a finire anche i miliardi in
arrivo dei fondi europei?
Ma ai nostri padroni, ai padroni delle nostre risorse e dei nostri serviziarrivo dei fondi europei?
che una volta erano pubblici ed ora sono più semplicemente degli enormi malaffari privati!
Salvatore Petrotto
Nota a margine
Va aggiunto che l’Ars ha provato a far tornare – in alcune aree della
Sicilia dove i privati hanno fallito – la gestione dell’acqua in capo ai
Comuni. Ma l’Ufficio del Commissario dello Stato, richiamandosi alla
giurisprudenza europea, ha impugnato la legge.
Un’impugnativa discutibile. Da una parte, infatti, c’è il referendum
italiano che ha sancito la volontà popolare del ritorno all’acqua pubblica.
Dall’altra parte, c’è la volontà di un’Unione europea delle banche e della
finanza che ha interessi diretti nella gestione privata dell’acqua e che impone
alle magistrature europee di tutelare gli interessi privati a scapito
dell’interesse pubblico.
Davanti a un fatto così grave, i giuristi dell’Ufficio del Commissario dello
Stato – richiamandosi al primo Coro dell’Adelchi? – non hanno saputo o voluto
far di meglio che genuflettersi all’Europa presunto-unita.
Il parlamentare regionale del PD - Giovanni Panepinto – che
è persona seria e per bene, dal suo blog ha chiesto al Governo regionale di
portare questa storia davanti alla Corte Costituzionale.
Il Governo regionale di Rosario Crocetta lo farà? Ricordiamo che Crocetta e
chi gli sta dietro non vogliono il PD nella Giunta regionale proprio perché
debbono tutelare interessi privati a scapito di quelli pubblici: cosa che
stanno facendo in tanti settori della vita pubblica siciliana, utilizzando la
copertura di un’antimafia ridicola e farsesca.
Il PD siciliano è un Partito dai tanti volti (quello del capogruppo all’Ars,
Baldo Gucciardi, è un volto appiattito sugli interessi di
Crocetta e dei suoi accoliti). Ma in questo caso, con Panepinto, sta portando
avanti una battaglia sacrosanta (su questo punto torneremo nei prossimi
giorni).
Ce la farà l’onorevole Panepinto a vincere questa battaglia che è culturale
prima che sociale ed economica? Noi ce lo auguriamo.
Giulio Ambrosetti (direttore del giornale on-line Link Sicilia)
sabato 16 agosto 2014
lunedì 2 giugno 2014
domenica 27 aprile 2014
Agrigento, la rivolta contro Girgenti acque
Agrigento, la rivolta contro Girgenti acque
Adesso la pantomima è finita, grazie alle denunce di migliaia di cittadini della provincia agrigentina, di non meno di 20 Sindaci, amministrazioni e consigli comunali, associazioni, sindacati, parlamentari e persino lo stesso amministratore delegato di Girgenti Acque!
La Procura della Repubblica è al lavoro, gli scandali sono del tutto chiari ed evidenti. Speriamo che questa sciagura agrigentina termini al più presto e si possa immediatamente onorare veramente la legalità, ritornando, per come previsto dalle vigenti leggi e per come chiesto da intere popolazioni, alla gestione pubblica dell’acqua.
Si rimane comunque in attesa degli esiti giudiziari che potranno riguardare amministratori, politici o funzionari pubblici che, in cambio di un posticino di lavoro o qualcos’altro, hanno chiuso per anni più di un occhio, trascinandoci, dal 2007 ad oggi, in questa situazione di merda!
L’appuntamento è per domani, lunedì 15 luglio 2013, presso la Procura della Repubblica di Agrigento, dove si recheranno il Sindaco della Città dei Templi, Zambuto, e l’ex amministratore delegato Carmelo Salamone, a depositare un’ulteriore denuncia contro Girgenti Acque.
giovedì 24 aprile 2014
La lezione dei Fasci agrigentini
La lezione dei Fasci agrigentini
La repressione dei Fasci attuata da Crispi all’inizio del 1894 fu brutale come quella del brigantaggio e perfida come le stragi di Stato che hanno costellato la cosiddetta “Prima Repubblica”, a partire da Portella della Ginestra (1 maggio 1947), su su fino alla “strategia della tensione”, alle stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio nel 1992, a quelle di Firenze e Milano del 1993, e al fallito attentato all’Olimpico di Roma del 1994, che
precede di pochi giorni la famigerata “discesa in campo” del Caimano. A pensarci bene, dal 1894 ad oggi si è registrato in Italia un secolo di stragi e di bombe, seguite dall’inverecondo ventennio berlusconiano di pax mafiosa e di trattative Stato-mafia
La lezione dei Fasci agrigentini
La lezione dei Fasci agrigentini
La repressione dei Fasci attuata da Crispi all’inizio del 1894 fu brutale come quella del brigantaggio e perfida come le stragi di Stato che hanno costellato la cosiddetta “Prima Repubblica”, a partire da Portella della Ginestra (1 maggio 1947), su su fino alla “strategia della tensione”, alle stragi mafiose di Capaci e via d’Amelio nel 1992, a quelle di Firenze e Milano del 1993, e al fallito attentato all’Olimpico di Roma del 1994, che
precede di pochi giorni la famigerata “discesa in campo” del Caimano. A pensarci bene, dal 1894 ad oggi si è registrato in Italia un secolo di stragi e di bombe, seguite dall’inverecondo ventennio berlusconiano di pax mafiosa e di trattative Stato-mafia
domenica 20 aprile 2014
sabato 19 aprile 2014
giovedì 17 aprile 2014
A proposito della denuncia del senatore grillino Giarrusso su mafia, centri di accoglienza e ministro Alfano
A proposito della denuncia del senatore grillino Giarrusso su mafia, centri di accoglienza e ministro Alfano
Apprendiamo da Link Sicilia le pesantissime denunce pubbliche
del senatore di 5 Stelle, Mario
Giarrusso, a proposito della gestione, in odor di mafia, dei flussi di immigrati, la cui responsabilità è
totalmente in capo al ministro dell’Interno,
l’agrigentino Angelino Alfano.“Milioni
di euro verso centri di accoglienza per immigrati affidati, in Sicilia, a
persone ed enti in odore di mafia, senza controllo da parte del ministero degli
Interni”.Tali denunce il
senatore Giarrusso le ha rese pubbliche nel corso del programma “Lo Schiaffo”,
su ClassTv.Il più pesante riferimento è
quello riguardante la provincia di
Trapani: “Nella provincia del latitante Matteo Messina Denaro questi centri sono spuntati e cresciuti
come funghi, fuori di ogni controllo, senza rispetto delle procedure di
affidamento, con grandi opacità. Ogni immigrato tenuto in questi centri costa
allo Stato dai 30 ai 50 euro al giorno per il vitto e l’alloggio. Un centro con
100 immigrati genera un flusso di denaro tra il milione e il milione e
ottocentomila euro all’anno. E questi centri sono affidati senza gara, in via
d’emergenza, a soggetti creati da un giorno all’altro e privi di certificati
antimafia”. Così prosegue Giarrusso che poi conclude: “non vorrei che qualcuno
pensasse di fare campagna elettorale con questi soldi affidando i centri a
soggetti collusi o vicini alla mafia”.
Al conduttore Marco
Gaiazzi che gli ha chiesto chi dovrebbe vigilare su questa gravissima
situazione, il senatore grillino ha risposto così: “A noi risulta che il
controllo su queste questioni dovrebbe averlo il ministero degli Interni. Non
ci vuole molta fantasia per individuare il nome di chi dovrebbe controllare: il
ministro Angelino Alfano“.Che,
guarda caso, è in campagna elettorale…Se le cose stanno
come sostiene il senatore Giarrusso,
basta presentare una regolare
esposto alle competenti Procure per far
valere quel 416 Ter nella nuova versione di zecca, approvato
proprio ieri dal Parlamento che recita : “Chiunque accetta la promessa
di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell’articolo
416-bis in cambio dell’erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di
altra utilità è punito con la reclusione da quattro a dieci anni. La stessa
pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al
primo comma”.Come si può notare è estremamente facile
applicare tale norma in presenza di un eventuale voto di scambio elettorale,
consumato sulla pelle degli immigrati e di noi siciliani, sovraesposti, tra l’altro, tutti quanti, ai pericoli di possibili
contaminazioni di malattie contagiose quali Ebola, scabbia, tubercolosi ed altro
ancora.Infatti, i centri di accoglienza, per far fronte ad una
vera e propria catastrofe umanitaria, sono stati ricavati nelle nostre
strutture pubbliche, quali i palazzetti dello sport.Centri dove, come abbiamo evidenziato in questi giorni, vengono
ammassati, peggio delle bestie, migliaia
di poveri disgraziati che, frequentemente scappano, prima ancora di essere
sottoposti ai controlli sanitari.Del resto il ministro dell'Interno è quel personaggio di cui proprio ieri, attraverso un assai eloquente servizio, si è occupato
il giornale l'Ora della Calabria ;
servizio ripreso dal sito on-line, che
riportiamo di seguito, del giornale di proprietà del ‘padrino’, politico di Angelino,
l’ex senatore ed ex cavaliere, Silvio
Berlusconi : http://www.ilgiornale.it/news/interni/quel-bacio-boss-che-imbarazza-angelino-1011598.html.
Con tanto di foto d’epoca che raffigura
Angelino mentre bacia un
notissimo boss mafioso agrigentino, Il Giornale liscia così il pelo ad Alfano : «al Palafiera di Roma Alfano urlava non
vogliamo i voti delle mafie e in prima fila c'era il numero due dell'Ncd,
Renato Schifani, indagato a Palermo per concorso esterno in associazione
mafiosa». «Amnesie?», si chiede il giornale. Forse sì, come quel bacio scomodo
quanto un sasso nelle scarpe. La vicenda è stata raccontata nel 2002 da
Repubblica. Correva l'anno 1996 e Angelino, giovane e promettente consigliere
regionale, viene pizzicato a un banchetto nuziale inopportuno. Si tratta del
matrimonio di Gabriella, figlia del boss di Palma di Montechiaro, Croce Napoli,
che festeggia a Villa Athena, spettacolare albergo della Valle dei Templi. Il
boss agrigentino, sbaciucchiato da Alfano e deceduto nel 2001, ha un curriculum
imbarazzante: manette per associazione mafiosa, concorso in sequestro di
persona, omicidio.
Inizialmente Alfano nega: «Mai conosciuto Croce Napoli. Mai
partecipato al matrimonio della figlia». A chi cresce in un campo infestato da
ortiche può capitare di pungersi. Anche inavvertitamente. E, va detto, senza
alcuna responsabilità penalmente rilevante. Nega, però. Peccato che di quel
bacio pericoloso ci sia pure un video, mandato in giro da qualche avversario
politico di Angelino. Alfano si concentra meglio e quindi trova la memoria:
«Ah, sì. Ora ricordo. Ricordo di esserci stato ma su invito dello sposo, non
della sposa.
Ma del resto in Sicilia, oltre a Schifani, Alfano, nel suo
partito, sempre da diversamente
berlusconiano, è stato costretto a frequentare anche il cofondatore di Forza
Italia, ossia il semilatitante, oggi
condannato per mafia, Marcello Dell’ Utri.
Dire che Forza Italia era ed è in Sicilia un sodalizio
criminale, non sarebbe del tutto esatto,
se si considera che Alfano e Schifani, a
prescindere dai loro trascorsi, dei baci o delle inchieste per mafia che li riguardano, si sono,
seppure soltanto negli ultimi anni, affrancati, fondando il Nuovo Centro Destra e
sostenendo, lealmente, gli ultimi tre Presidenti del Consiglio, Monti, Letta e Renzi.
Con i risultati, a livello nazionale, che conosciamo, al netto della disoccupazione,
del debito pubblico che continua a crescere a dismisura e degli interessi
elettorali di Angelino e Renato, curati a dovere dai loro prefetti; anche quelli di fresca nomina, quale il neo-prefetto della città natale di Alfano, Agrigento.
Ci riferiamo a chi, prima di essere promosso prefetto da
Alfano, da viceprefetto, ha fatto sciogliere per mafia il mio comune,
per delle inventate infiltrazioni mafiose, allorquando il sottoscritto ha
denunciato alla competente Procura della Repubblica gli illegali affari
miliardari che ruotano, in Sicilia, attorno a rifiuti ed acqua.
E poi è stato spedito a Salemi, quale commissario, per
sostituire Vittorio Sgarbi che aveva denunciato nel trapanese gli altri miliardari
affari di mafia che, in quel contesto si consumavano con le pale eoliche.
Non c’è che dire, dalla Trapani di Messina Denaro ad Agrigento, passando per
Palermo, si tratti pure di centri di accoglienza, rifiuti, acqua o energia, gli
affari dei soliti noti vanno bene, anzi benissimo.
Peccato che a pagare in termini di libertà, sviluppo, occupazione,
città sporchissime, tasse sui rifiuti e
l’acqua alle stelle, siamo noi siciliani; anche quelli che non siamo diversamente
berlusconiani e che a differenza di Alfano e Schifani, abbiamo
fatto a meno di frequentare , in passato, Berlusconi o Dell’Utri ed i cui baci che ricordiamo non sono quelli
dati a dei boss mafiosi ma alle nostre mogli e/o mariti.
Salvatore Petrotto
martedì 15 aprile 2014
Ebola, paura a Lampedusa e non solo. I consigli di Medici senza frontiere
Ebola, paura a Lampedusa e non solo. I consigli di Medici senza frontiere
“EBOLA NON SI E’ MAI DIFFUSO IN UN PAESE SVILUPPATO”, DICE L’EPIDEMIOLOGA KAMILINY KALAHNE. SE SI VERIFICASSE UN PROBLEMA IN SICILIA SAREBBE UN BEL GUAIO CON GLI OSPEDALI PUBBLICI MASSACRATI DAI TAGLI
di Salvatore Petrotto
Ebola, paura a Lampedusa. I consigli di Medici senza frontiere
Ebola, paura a Lampedusa. I consigli di Medici senza frontiere
“EBOLA NON SI E’ MAI DIFFUSO IN UN PAESE SVILUPPATO”, DICE L’EPIDEMIOLOGA KAMILINY KALAHNE. SE SI VERIFICASSE UN PROBLEMA IN SICILIA SAREBBE UN BEL GUAIO CON GLI OSPEDALI PUBBLICI MASSACRATI DAI TAGLI
di Salvatore Petrotto
Nel paese di Sciascia al voto all’ombra dei ‘Professionisti dell’Antimafia’
Nel paese di Sciascia al voto all’ombra dei ‘Professionisti dell’Antimafia’
Quando
il far-west è sotto casa, grazie ad una
distrazione di massa provocata ad arte.Stiamo
parlando di Racalmuto dove, una notte si
ed una notte sempre, si dà fuoco alle polveri.Spesso siamo
svegliati dai boati provocati dall’incendio di decine di camion, quelli per il trasporto del
sale della locale miniera, ad esempio, come è successo due anni fa; e poi, a cadenza ciclica, auto bruciate in serie, in due occasioni
persino accanto alla caserma dei Carabinieri.E
adesso?Decine
di auto incidentate e poi ancora altre decine di autoveicoli fatti trovare
tutti quanti con le gomme perforate.E tutto
ciò capita forse perché qualche inguaribile nottambulo è disturbato da sonni
inquieti.E così
adesso, in attesa dell’alba, per passare un po’ di tempo, i soliti, si fa per
dire, ‘buontemponi’, si sono concesse anche queste bravate; mentre a centinaia, gli immigrati, sempre nottetempo, scappano
ogni notte via dal centro di prima
accoglienza, allestito nel locale
palazzetto dello sport!Vi assicuro
che Racalmuto è tutto uno spettacolo, anche se di dubbio gusto!Non ci
facciamo mancare niente, soprattutto da
quando si è stabilito che bisognava sciogliere il Consiglio Comunale per
infiltrazioni mafiose.Il
ferreo controllo del territorio, da parte dello Stato, sta producendo
innumerevoli effetti!E guai a
chi parla.Rischi,
quanto meno, di beccarti una querela,
così come è capitato a dei blogger locali che hanno osato criticare, più del dovuto, l’operato della commissione prefettizia straordinaria.Quei
malcapitati blogger pensavano di avere a
che fare con la solita classe politica locale che si può diffamare, calunniare
e stramaledire, a piè sospinto, rimanendo impuniti, così come
è successo qualche anno fa.E no!Stavolta
noi abbiamo a che fare, in tutta la sua plastica configurazione, con lo Stato
di Polizia, presente con tutte le sue articolazioni centrali e periferiche.Ministri
dell’Interno che vanno e vengono, prefetti vecchi e neo-promossi, quasi sempre
di stanza a Racalmuto.Commissari
e graduati di diverse polizie, ex prefetti in pensione, ex questori, ex
vice-prefetti e chi più ne ha, più ne metta!Eppure,
malgrado questa massiccia presenza di integerrimi alti funzionari, malgrado
tutto, non ci sentiamo per niente tranquilli!Ci
svegliamo sempre di soprassalto, tra un boato e l’altro!Kabul, a
noi Racalmutesi, ci fa un baffo!Adesso,
per giunta, ci sono anche i rumores
delle prossime elezioni comunali del 25 maggio che giungono dopo tre anni di sofferto
commissariamento per mafia.E così siamo costretti anche a sentire i botti di
chi, in campagna elettorale, la spara
più grossa!Se lo
scrittore Leonardo Sciascia, visto che siamo a Pasqua, senza per questo voler essere tacciati di
blasfemia, sollevasse quella lastra di marmo
sotto la quale giace, presso il cimitero di Racalmuto ed uscisse fuori da quel sepolcro; se risuscitasse, insomma, credo che ritornerebbe
ad ammonirci: attenti ai nuovi
professionisti dell’antimafia !Si sa,
oggi essi sono alle prese con rifiuti, acqua e quant’altro è utile per far
soldi in quantità industriale; si fa per
dire industriale, visto che parliamo anche dei professionisti dell’antimafia di
Confindustria.Ed
allora forse, il nostro Sciascia, scorgendoli,
si ritirerebbe subito in fretta e furia dentro il suo laico sepolcro,
non prima di aver dato una rispolverata a quella scritta che egli, da vivo, ha
fortemente voluta impressa nella sua lastra tombale ‘Ce ne ricorderemo di questo pianeta’.
Del
resto, lo scrittore, la sua statua
iperreale cioè, lo potete trovare in questi convulsi
frangenti, in piazza, a passeggio, attorniato dagli operatori politici che si contenderanno, il 25 maggio prossimo, il
futuro amministrativo della sua Racalmuto.Un paese
dilaniato dai furori pseudo giustizialisti
di alcuni intellettualoidi locali, cresciuti nel vivaio del Giornale di Sicilia
ed approdati alla corte di Berlusconi o
del Corriere della Sera, che magari hanno tentato di cavalcare un’impostura, consumata ai danni del popolo
racalmutese, con tanto di ingiusto scioglimento per mafia. Un’impostura, questa
si, dall’amaro sapore sciasciano, degna del migliore abate
Vella del Consiglio d’Egitto.
Poi a
questi soggetti non è riuscito il
giochetto di metterci la faccia nelle istituzioni locali; di farsi votare cioè, per amministrare Racalmuto, non per decreto
del Ministero dell’Interno, ma per
volontà del popolo sovrano, malgrado
sembrassero avviati verso inarrestabili glorie elettorali e politiche.Solo
qualche centinaio degli oltre 8 mila e 500 racalmutesi li ha presi in
considerazione, allorquando, nel 2012, questi notabili del giornalismo e della
cultura nostrana, hanno accompagnato più
volte l’allora ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri.I nostri
intellettualoidi racalmutesi, pensavano di fare il gran salto, facendosi spianare la strada da quella gran
matrona della Cancellieri!Purtroppo
quel ministro con la quale hanno parecchio familiarizzato, si è
poi rivelata, con i casi Li Gresti e Telekom, una boiarda di stato, le cui familistiche brame, hanno prodotto per
lei e la sua famiglia svariati milioni di euro che puzzano di sporchi ricatti e di insani compromessi!Del
resto, anche il commissariamento del paese di Sciascia, come più volte ho
avuto modo di dire, altro non è se non
la parodia di un crimine, assai utile per nascondere i veri crimini; mi
riferisco ai crimini commessi dai professionisti dell’antimafia dei
rifiuti o dell’acqua che hanno
accompagnato la Cancellieri a Racalmuto, assieme ad uno stuolo di intellettualità
malata!Ci
riferiamo sempre agli stessi soggetti che per continuare a curarsi a dovere i
loro affari non del tutto leciti, hanno dimostrato di essere così potenti da far sciogliere, ingiustamente, per delle
inesistenti infiltrazioni mafiose i consigli comunali prima di Siculiana, poi
di Racalmuto e della Salemi di
Sgarbi. Adesso ci stanno provando anche con l’ex assessore ai rifiuti, l’acqua e
l’energia, il magistrato Nicolò Marino, reo di avere tentato di ripristinare la
legalità nel settore dei rifiuti e di far trionfare quella che, Leonardo Sciascia, avrebbe definito giustizia giusta.Ed è
stato così che un intero popolo, quello di Racalmuto, si è stancato di protestare in tutte le sedi, comprese
quelle giudiziarie.Non è
servito a niente mobilitare, più volte, numerosi parlamentari e
tutti i mezzi di informazione, nel
tentativo di opporsi, ad esempio, al pagamento di una ingiusta ed
ingiustificata tassa sui rifiuti, la cui tariffa è più del triplo della media
nazionale.Per non
parlare delle altre tasse comunali,
anch’esse le più care d’Italia.Un paese
tra l’altro, privato, in questi anni,
del suo ottocentesco teatro, di
un asilo nido comunale, dello scuolabus, del trasporto pubblico, di un centro
sociale, persino dell’acqua delle
numerose fontanelle pubbliche.Una
comunità a cui sono stati tagliati tutti i servizi, in cui il terrorismo pseudo
–antimafioso ha fatto piazza pulita anche di una miriade di attività lecite.
Ora,
dopo tante proteste e conseguenti intimidazioni, tra un attentato e l’altro, tra un incendio e
l’altro, sotto gli sguardi sornioni e
beffardi dei benpensanti di occasione o, se preferite, dei cialtroni dell’antimafia di facciata, si
va verso il, si fa per dire, democratico voto.Ce ne
ricorderemo di questo Stato che ha ucciso persino la voglia di vivere di
un’intera comunità!Salvatore Petrotto
domenica 13 aprile 2014
sabato 12 aprile 2014
Ad Agrigento e dintorni i migranti per strade e campagne sfuggendo ai controlli
Ad Agrigento e dintorni i migranti per strade e campagne sfuggendo ai controlli
Stanotte, ma ieri notte e l’altro ieri ancora, anche a Racalmuto, nel paese di Sciascia, in provincia di Agrigento, in centinaia, forse qualche migliaio di poveri disperati, ammassati nel palazzetto dello sport, di proprietà della Provincia regionale di Agrigento, sono fuggiti ancora una volta, disperdendosi tra le campagne, in mezzo alle strade. Scene incredibili che solo chi le ha viste può descrivere.
Hanno assaltato i mezzi di trasporto pubblici, bus e treni, alla ricerca di una via di fuga, di un posto dove nascondersi, per sfuggire alle forze dell’Ordine che li braccano ovunque!
Questa è la dura legge che si accanisce contro decine, centinaia di migliaia di disperati, colpevoli di essere poveri e morti di fame! Questi sono gli ordini del Ministero dell’Interno, retto dal nostro conterraneo, l’agrigentino Angelino Alfano: lotta senza quartiere contro i morti di fame!
I miei concittadini, sbigottiti, hanno capito che ormai non si tratta di un’invasione da sottovalutare, visto che già due strutture pubbliche di notevoli dimensioni – un palazzetto dello sport ed un ex ospedale – non bastano più ad accogliere questa marea di gente che scappa dall’Africa e dal Medio Oriente, per rifugiarsi in posti come il nostro!
Posto reso inospitale e pericoloso da chi continua, con la politica della caccia alle streghe, a rinchiudere questa umanità disperata, in strutture, trasformate in fretta e furia in terribili carceri! Strutture, peraltro, sottratte alle comunità locali.
Così si accolgono giovani, donne, vecchi e bambini che scappano da guerre, carestie e malattie di ogni genere? Così si proteggono le popolazioni locali, esposte anche, perché non dirlo, a possibili contagi di malattie epidemiche che possono anche risultare letali?
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