Ancora sul mistero dei sali potassici siciliani, vera ricchezza inutilizzata
Ancora sul mistero dei sali potassici siciliani, vera ricchezza inutilizzata
Non solo Pasquasia, come ha evidenziato il direttore di Link Sicilia, Giulio Ambrosetti,
a proposito degli affari stranieri in terra di Sicilia, ma anche a Racalmuto,
dagli anni Ottanta, non si estraggono più sali potassici. Sono state chiuse, in
maniera del tutto traumatica, delle miniere che insistevano in un bacino che è
considerato uno dei più grandi d'Europa. Si trattò, allora, di una chiusura
improvvisa. La società della Regione Siciliana, a totale capitale pubblico che
gestiva tali miniere si chiamava ISPEA. Ciò che stranamente è successo allora,
anche nel paese di Sciascia, è ancora del tutto inspiegabile. Dopo aver
comprato ed installato, all’interno dei pozzi di c.da Gargilata, macchinari
nuovissimi ed attrezzature tecnologicamente avanzate, costati svariati miliardi
di vecchie lire, i quadri dirigenti della miniera, assieme a qualche centinaio
di impiegati ed operai, furono costretti ad abbandonare, in fretta e furia, la
miniera di Racalmuto, perché la società fu dichiarata fallita e messa in
liquidazione. Dopo un po’ di tempo, proprio in quel sito dismesso di Racalmuto,
si verificò una spaventosa frana con un grande smottamento di terreno che
seppellì per sempre quei costosissimi macchinari che nessuno riuscì mai ad
utilizzare! E fu così che si persero anche centinaia di posti di lavoro. Svanì
per sempre l’idea che la miniera di Racalmuto potesse riaprire i battenti. A
rimanere vive furono soltanto le chiacchiere, le polemiche. E poi giù convegni,
scioperi e manifestazioni sindacali di ogni genere. Poi, più niente! Finché
pure i tentativi di discutere di queste scandalose vicende siciliane, col
tempo, sono stati seppelliti anch’essi, laggiù in fondo a quella esiziale
frana! Quei preziosi minerali, per una sorta di sortilegio, sono ancora lì,
seppelliti assieme alle nostre speranze di sviluppo e di riscatto! Aspettano di
fare la fortuna del primo che riesce ad estrarli e magari lavorarli, dopo un
ormai più che trentennale blocco delle attività minerarie. Si tratta dello
stesso triste e miserando destino che ci accomuna a ciò che è successo nei
bacini minerari di Pasquasia, in provincia di Enna, ed ancora Realmonte, in
provincia di Agrigento, oltre che in quel di Milena, Montedoro o Campofranco,
in provincia di Caltanissetta. Quando si registrò la chiusura delle miniere di
sali potassici, si disse che era dovuta alla concorrenza dei sali proveniente
dall’ Ucraina, i cui costi di estrazione e lavorazione erano molto più
concorrenziali dei nostri. Non è un caso che proprio oggi stiamo parlando del
sale di quell’Ucraina che sta assurgendo ai nefasti onori, od orrori, che dir
si voglia, di una nuova guerra fredda tra Stati Uniti e Russia. Di
quell’Ucraina piombata nel bel mezzo di una guerra civile, combattuta da un
popolo diviso fors’anche per degli interessi stranieri che ruotano attorno al
gas e perché no, anche attorno a quel sale che causò la chiusura delle nostre miniere. Noi non
combattemmo né negli anni Ottanta nessuna guerra per il sale, né qualche
decennio prima alcuna battaglia per il petrolio siciliano; non tentammo di
utilizzare al meglio cioè, le nostre risorse, anche quelle del sottosuolo. Del
resto non ci accorgiamo neanche delle meravigliose ed appariscenti bellezze che
arricchiscono la Sicilia, figuriamoci a pigliarci pena per i giacimenti che non
si vedono, perché nascosti sotto i nostri piedi. Noi Siciliani siamo abituati a
sopportare sino in fondo qualsiasi scippo! Anche quando ci strappano via il
cuore ci rassegniamo, come dire, calatiiuncu ca passa la china! E se ci rifilano la solita storia di sempre, perchési deve chiudere un’azienda, delocalizzarla, poco importa, come hanno fatto
assai recentemente, quelli della FIAT, portandoci via gli stabilimenti di
Termini Imerese. Figuriamoci a parlare di storie minerarie di ieri e dell'altro
ieri! Quella è archeologia industriale e tale deve rimanere! Ci hanno fatto
completamente dimenticare che camminiamo sopra montagne piene di zolfo o di
sale, per favorire altre strategie industriali, economiche, o più semplicemente
assistenziali! E noi, ad un certo punto, ci siamo arresi! Forse perché consci
che la verità è diversa da ciò che tradisce, a volte, anche l’evidenza dei
fatti! C'è chi sostiene addirittura che nelle miniere siciliane abbandonate
sono state seppellite le scorie radioattive provenienti dalle centrali nucleari
di mezza Europa! Sarà vero? Chi ed in che modo eventualmente ha mai
controllato? A me personalmente risulta che le autorità preposte hanno
effettuato dei controlli. Per conto di chi, questo non lo sappiamo. La vicenda
dei sali potassici siciliani, comunque, andrebbe ulteriormente approfondita.
Anche perché, per chi non lo sapesse, stiamo parlando di minerali che vengono
considerati una sorta di oro bianco, da cui si ricavano oltre che fertilizzanti
per l'agricoltura, prodotti chimici per le industrie farmaceutiche ed anche
materiali plastici e resinosi. Chissà se il futuro di noi Siciliani è veramente
alle nostre spalle!
Salvatore
Petrotto
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