mercoledì 19 marzo 2014

Macelleria sociale: tocca ai precari Asu

Macelleria sociale: tocca ai precari Asu

Come si
continua in Sicilia a fare macelleria sociale?
Ci vuole
poco!
Prendi
un dirigente, tale Anna Rosa Corsello, 
le fai firmare una circolare rivolta a seimila ASU, ossia lavoratori
impegnati in attività socialmente utili in tutti gli enti locali siciliani, ed
il gioco è fatto!
Basta
intimare a  seimila poveri disgraziati
che entro 5 giorni, a far data dal 17 marzo 2014, devono fornire la loro
situazione reddituale ISEE, pena l’esclusione ed il loro licenziamento!
E bravo
Crocetta ed il suo claudicante governo!
E’
questa la spending rewieu della Regione siciliana?
Complimenti!
In
questi giorni si stanno chiedendo  informazioni già in possesso degli apparati
burocratici regionali, senza tener  conto
di quanto previsto, ad esempio, dagli articoli  43 e 74 del DPR 445/2000 che vietano di richiedere
informazioni su dei dati  già in possesso
degli enti pubblici, in questo caso INPS ed Assessorato Regionale al Lavoro.
Tra l’altro
stiamo parlando di  lavoratori i cui  enti utilizzatori, in primo luogo i comuni
siciliani,  non hanno stipulato alcun
contratto, non hanno versato contributi previdenziali ed assicurativi, ma li
hanno obbligati ad osservare gli stessi doveri dei lavoratori dipendenti, senza
usufruire degli stessi diritti!
Si
tratta, in altri termini, di lavoratori a nero, ‘illegittimamente legalizzati’!
Pensate
un po’ che cosa succederebbe ad un’azienda privata se per vent’anni, come si è
finora verificato per questi  6 mila
poveri disgraziati, ormai attempati  padri e madri di famiglia, decidesse di farli
fuori, senza aver versato un centesimo di contributi previdenziali ed
assicurativi!
Ed invece
per la Regione Siciliana tutto è possibile, anche se il decreto legislativo n°
468 del 1997 prevede che addirittura questi ‘lavoratori a nero’, possono anche
svolgere altre attività complementari, non superando, a livello individuale,  un certo tetto di reddito.
C’è di
più!
Molti
LSU ( Lavoratori Socialmente Utili), 
utilizzati dagli enti pubblici e privati, sono stati, anche nell’immediato
passato, stabilizzati a tempo indeterminato, senza tener conto, ovviamente, di
norme quali quella, peraltro inesistente,  che prevede la produzione della situazione
reddituale ISEE!
Eppure
la signora Corsello,  dirigente dell’Assessorato
Regionale al Lavoro,  non ce ne voglia,  sembra ‘di coccio’!
E’
veramente ostinata!
Se ne
sta fregando del Parlamento Regionale e di ciò che ha, anche recentemente,
legiferato!
Anzi, la
nostra dottoressa forse, ma non ne siamo sicuri, richiama  neanche in maniera  esplicita,  una norma che poco ha a che vedere con i  seimila lavoratori, oggetto di  una vera e propria azione di killeraggio,
peraltro condannata da molti gruppi parlamentari presenti all’Assemblea
Regionale Siciliana.
Dott.ssa
Corsello Quod Lex Voluit Dixit!
Credo
che a lei sfugga questo principio cardine sancito in illo tempore dal diritto romano.
Ciò che
la legge vuole lo dice espressamente, è contenuto nella stessa legge!
Lei, a
quale legge si riferisce quando minaccia di licenziare entro 5 giorni, nella
circolare pubblicata a sua firma, 6 mila lavoratori?
Se si
vogliono far fuori così, di punto in bianco, 
seimila lavoratori, seimila famiglie, 
seimila persone e non oggetti,  che per 18 euro al giorno e senza contributi
versati, da vent’anni effettuano dei servizi  essenziali nel settore sociale od amministrativo
o  curando la manutenzione e la custodia
del pubblico patrimonio, lo si dica sin da subito!
E se
tale micidiale tagliola la si deve subire, violando qualsiasi legge
amministrativa od ancora qualsiasi norma che riguarda i diritti della persona e
dei lavoratori, caro presidente Crocetta, cara signora Corsello, andate avanti!
Del
resto neanche quando applicate una norma, come quella relativi ai PIP di
Palermo, riuscite a rimanere perfettamente nei binari della legalità.
Deragliate
quasi sempre!
Infatti
avete pubblicato degli elenchi relativi a dei lavoratori esclusi dai benefici
di legge che, più che altro sembrano delle liste di proscrizione.
Infatti,
recentemente,  nei vostri siti
istituzionali avete reso noti al mondo intero, tramite internet, dei dati
sensibili di persone e non di cose,  dei
dati non pubblicabili cioè, quali gli indicatori ISEE od i codici fiscali, in
violazione di quanto contenuto nella delibera n° 88/2011 dell’Autorità Garante
della Privacy.
Adesso
state tritando altra carne viva!
Padri e
madri di famiglia di quel ceto medio basso che avete portato alla fame, in spregio
di qualsiasi legge e diritto umano alla sopravvivenza!
Nuovamente
complimenti!
Salvatore
Petrotto



 


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