lunedì 14 settembre 2009

Che pena, che nostalgia, che voglia di gridare.

Chi vi scrive ha da sempre contestato tutte le porcate di un’intera classe politica agrigentina, dai tempi degli interventi straordinari nel Mezzogiorno che hanno prodotto le famose cattedrali nel deserto, strade e cementificazioni inutili, sino agli ultimi saccheggi delle nostre tasche che si chiamano bollette di acqua e rifiuti che, nell’agrigentino, sono le più care d’Italia.


Mi fa impressione leggere i messaggi di grande e generale indignazione di alcuni soggetti, ruffiani e servi di partito da sempre, elemosinieri a titolo personale, o ricattatori di professione che continuano a votare e far votare per chi ha dilapidato le nostre risorse, devastato la nostra terra e le nostre coscienze.

Viviamo in una Sicilia, in una Provincia quale quella di Agrigento, in cui il compromesso è spinto sino alle estreme conseguenze.

Strumentalmente e pirandellianamente si recita a soggetto.

E’ bello vedere la gente che si spertica le mani con puntuali e scroscianti applausi ad ogni consultazione elettorale, all’indirizzo ieri, oggi e sempre degli stessi politici o dei loro discendenti, ai quali si vanno a chiedere poi sempre dei favori personali.

Poi con sottile e triste meraviglia ci si accorge come quel mondo che in buona sostanza si è contribuito a creare, costituito da un’intricata rete di clientele, fa schifo perché presenta strade che sono state trasformate in cimiteri, ospedali di sabbia, ponti che crollano, il lavoro che non c’è, l’acqua, le rare volte che c’è, è cara ed amara, i rifiuti che ci sommergono, l’abusivismo regna sovrano, l’evasione fiscale ci fa impoverire sempre di più, la corruzione raggiunge limiti insopportabili, le truffe non si contano più e le forze di polizia non ce la fanno più ad arginare una miriade di crimini e delitti.

Che sta succedendo?

Una volta si faceva appello alla correttezza, oserei dire all’onestà o se preferite al cosiddetto senso civico dei cittadini.

Ed ora?

Mah!

Un te reggo più!

Mi tocca continuare ad assistere a quel perverso operato di chi ha la faccia tosta pure di lanciare sibillini messaggi.

Ormai sappiamo che sempre di più si allarga quella famosa schiatta di umanità che rientrerebbe a pieno titolo all’interno di tre delle cinque categorie sciasciane.

Non parliamo delle prime due categorie, quella degli uomini o dei mezzi uomini, bensì di quelle dei nostri amici uominicchi, ruffiani e quaqquaraquà

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