martedì 1 settembre 2009

Al Sud si campa d'aria

Dalla metà degli anni Novanta sino al 2000, una lunga serie di misure a favore dei disoccupati, dei lavoratori e delle imprese, caratterizzarono una forte ripresa economica e, soprattutto, la quasi eliminazione della disoccupazione.


Si partì con la famosa legge 488, per approdare ai cosiddetti Patti Territoriali, ai Contratti d’Area, ai PIP, alle Borse di Lavoro, ai tanto, più o meno ingiustamente vituperati, LSU, nelle loro varie forme di reclutamento, od ancora ai prestiti d’onore, alle varie leggi sull’occupazione giovanile e femminile, ai Crediti d’Imposta, ai Contratti di Localizzazione. Tutte quante misure agevolative e finanziarie a favore delle aziende e dei lavoratori.

Sono state sostenute persino le imprese straniere, per favorire non solo gli investimenti italiani, ma anche l’afflusso di capitali esteri.

Tutti questi provvedimenti contribuirono a far calare di svariati punti la percentuale di disoccupati, favorendo la nascita di nuove imprese e la crescita di quelle esistenti,

Oggi, con la crisi internazionale che ci ritroviamo, i grandi numeri del Governo Berlusconi e la Compattezza di una granitica maggioranza in mano ad una Lega xenofoba e contro il Sud Italia, sta producendo solo fame e miseria.

Quando maggiormente bisognerebbe andare incontro ai disoccupati ed alle imprese, cosa si fa?

Si inseguono, giustamente i falsi invalidi, si tagliano i viveri al Sud assistito ed in cambio ad esempio, si lasciano le ferrovie dell’Ottocento. mentre al Centro Nord da Napoli a Milano, per coprire 800 chilometri si impiegheranno a breve intorno a tre ore, in Sicilia in tre ore riusciamo si e no a coprire i 130 chilometri che separano Agrigento da Palermo.

Si lascia morire un’intera economia, non solo a causa di trasporti degni da vecchio Far West, ma si assalta la diligenza, facendo precipitare i prezzi dei prodotti agricoli, dal grano al frumento, all’olio ed a tutte le altre produzioni, i cui costi di produzione sono più del doppio di quelli di vendita.

Per non soffermarsi sul problema delle mancate agevolazioni di sempre a causa dell’inquinamento e dei relativi tumori di massa delle zone di Gela, Augusta, Priolo o Milazzo, causati dalle industrie altamente inquinanti che estraggono e raffinano una buona parte dei prodotti petroliferi utilizzati in tutto il territorio nazionale.

A noi solo veleni, morte e povertà, al resto d’Italia sviluppo e ricchezza!

Al Nord, anche quando si viola la legge, vedasi le sanzioni per le quote latte, la Lega fa pagare al Sud il costo delle multe degli allevatori.

Vogliamo l’Italia Unita, uno sviluppo uniforme, da Nord a Sud.

Vogliamo le stesse infrastrutture del Nord.

Vogliamo vendere il nostro vino, cosi come si vende il Franciacorta di Brescia il cui prezzo all’ingrosso, arriva anche a superare le 50 euro a bottiglia, per uno spumante che si fa con uva acerba.

Vogliamo la tutela dei nostri prodotti agricoli, l’uva per esempio, così come si è fatto per le vacche lombarde od emiliane.

Vogliamo, soprattutto non essere presi in giro, da chi sorridendo, ci tratta in realtà come una colonia da sfruttare, in preda a tensioni sociali che fanno perdere persino il cosiddetto lume della ragione.

E, come si sa, ‘il sonno della ragione genera mostri’.

In Sicilia i mostri sono tutti coloro che non hanno capito che, la disperazione dei nostri giovani disoccupati e delle famiglie, di pende da un governo nazionale il quale fino ad oggi se ne è infischiato di metterci alla pari del resto d’Italia.

Anzi c’è stata la volontà di ridurci alla fame ed al sottosviluppo perché, come si sa, è necessario, come dicevano i Latini: ‘primum, vivere – deinde pugnare’.

Chi non si regge in piedi per la fame, difficilmente riuscirà a combattere per affermare i propri diritti.

Ragion per cui, i nostri giovani, presi ad uno ad uno, proprio per fame, sono preda di chi, a livello regionale e nazionale, non sa far altro che asservirli per un pezzo di pane.

Mentre al Sud come recitava il buon Otello Profazio si continua a campare d’aria.



Salvatore Petrotto
Sindaco di Racalmuto

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