sabato 19 settembre 2009
Così si lavorava negli anni Ottanta!
Le strade si iniziavano e non si finivano mai, in quanto i lotti non dovevano essere mai funzionali!Oggi che i soldi sono finiti, a me ed a quelli come me, sono rimaste solo le querele di qualche signore che con i tanti soldi sperperati, allora, poteva fare le strade d'oro.Se pensi solo che quattro strade di campagna sempre negli anni Ottanta, sono costate più di dieci miliardi, che equivarrebbero, grosso modo ad almeno Quaranta milioni di euro di oggi! Solo così ci si può rendere conto di che cosa stiamo parlando!.Mi riferisco non solo a quella che hai citato tu, la strada della Provvidenza (quale denominazione poteva essere più beneaugurante, eppure anche lì...) ma anche alla Ferraro Castelluccio, alla Portella di Creta Mannara di Piano, od a quella della Mulona, per la quale il Comune di Racalmuto è stato costretto a pagare una parcella, agli inizi degli anni Novanta, di oltre seicento milioni di lire, per un'opera che doveva essere, si fa per dire, realizzata, allo stesso modo della strada denominata Grotte Milena, quella che costeggia il cimitero e per la quale sono stato querelato io, soltanto per afere affermato che si tratta di un grave sperpero di denaro pubblico.Con queste strade si partiva sempre da un costo standard, anche questo copia ed incolla, di 5 miliardi. Così avveniva per tutti i progetti finanziati, e sono state migliaia le opere inutili concepite e finanziate in Sicilia. La devastazione partiva sempre da 5 miliardi e poi saliva sempre di più, anzi nell'uno e nell'altro caso, quelli che ho citato a proposito della nostra Racalmuto, erano previsti oltre 20 miliardi per cisacuno di questi devastanti scempi.La tecnica era quella di rediggere un progetto generale, che so io , anche di 50 o cento miliardi, per una strada di campagna.Era ovvio che il progettista riceveva l'incarico dal Comune senza copertura finanziaria, con atti deliberativi non proprio legittimi.Ad assicurare la copertura finanziaria ci pensava, attraverso un'impresa, alla quale poi si doveva in un qualche modo assicurare l'aggiudicazione dei lavori previsti nel progetto che spesso consisteva in quattro linee, ovvero in una sorta di istanza e nient'altro, finalizzata soltanto ad ottenere dei soldi. Era perciò lo stesso professionista che, ricevuto l'incarico che, altro non era se non una promessa di finanziamento, si adoperava, assieme al politico di turno nel cercare i soldi per sè stesso e per l'impresa.Poi se si otteneva 5, e questo era uno degli importi possibili, si appaltava un primo lotto che sistematicamente, doveva rimanere incompleto e non funzionale, per creare dei disagi ad arte e suscitare le proteste, ove necessario dei cittadini, colpiti dal disastro ambientale provocato dalle ruspe.Alchè, si ritornava a Palermo con ulteriori istanze e solleciti, per indurre l'assessore regionale di turno, il che spesso non era difficile, a finanziare i lotti successivi a colpi di varianti che venivano denominate suppletive,ovvero, opere e completamenti in più che poco importava se erano state previste o meno nel progetto generale.Ed altrettanto poco importava ai politici e funzionari regionali se l'opera veniva mano mano, realizzata dalla stessa impresa che si era aggiudicata il prmo lotto, magari piccolo, che so io, anche di un miliardo.Così capitava che una piccola o media impresa partiva con un lavoro di poco conto, tanto per iniziare l'opra più o meno prevista, tanto per mettere il cappello sulla sedia, per prenotarsi una contrada di campagna dove ininiziare la devastazione, economica, ma anche sociale e culturale, perchè questi metodi, questa cultura pressapochista, raffazzonata, per non dire altro, ha fatto scuola.Infatti, tutto il perverso sistema ruotava attorno ad una clausola, ad una postilla inserita in una sorta di bando privato che si chiamava, licitazione privata.La postilla miracolosa consisteva in una dicitura standar ma fondamentale, essenziale per assicurare alla stessa impresa il salvacondotto a vita, consistente nell'affidamento di tutti i lavori di quella contrada.In altri termini era come al superenalotto, con una schedina di un euro c'è chi vinceva cinque milioni di euro, c'era chi poteva anche arrivare a mille, non c'erano limiti nelle cosiddette varianti suppletive.Bastave scrivere che i lotti successivi che poteva essere uno, due o dieci, poco importava, andavano aggiudicati all'impresa madre, quella del primo lotto.Poi, per la crisi economica, il vertiginoso lievitare dell'inflazione che alla fine degli anni Ottanta e soprattutto agli inizi degli anni Novanta si attestò addirittura ben oltre il 20%, a causa del debito pubblico provocato dalla massiccia emissione di titoli di Stato, con rendimenti che superavano anch'essi il 20%, il sistema crollò.Il giocattolo si ruppe e non si potè più proseguire lungo quella impervia strada, scusate la ripetizione, fatta solo dio strade inutili e di cementificazioni a tappeto di tutto e di più.Poi la Regione si è indebitata a più non posso, i soldi sono finiti e le opere sono rimaste tutte incomplete, non solo a Racalmuto, ma ovunque.Ma questa è un'altra storia e rientra a pieno titolo in quello stile non solo di vita ma anche architettonico che io allora battezai come: NON FINITO SICILIANO.Di queste cose a breve ci occuperemo in un film che gireremo anche a Racalmuto, grazie ad una produzione svizzera, a partire dal mese di ottobre.Il mondo intero vuole sapere che razza di follia è stata la nostra e cioè quella di bruciare, nei favolosi, si fa per dire anni Ottanta, Cdentinaia di migliaia di miliardi di vecchie lire che poi sono il nostro debito pubblico, quello dell'intera Italia che supera oggi i due milioni di miliardi di euro, in opere pubbliche come la Racalmuto Milena e le migliaia e migliaia di Racalmuto Milena.Anzi, già giorno 25 e 26, avremo modo di affrontare questi temi all'interno della Fondazione Leonardo Sciascia e del Teatro Regina Margherita, per parlare dello sviluppo possibile, quello di oggi che, necessariamente si deve discostare da quei sciagurati canoni degli anni Ottanta, di quando cioè non era importante l'opera che si realizzava o che si tentava di realizzare (visto che il più delle volte le opere rimanevano incomplete), ma era fondamentale soltanto spendere soldi senza realizzare magari un bel nulla e distruggendo un'intera Nazione, sia dissestandola finanziariamente sia devastando l'intero nostro BEL PAESE.La relazione introduttiva della due giorni non poteva che essere affidata al Presidente del più importante istituto di ricerca e di indagini statistiche che c'è in Italia, e cioè il Presidente dell'EURISPES, Gian Maria Fara.L'inizio del convegno è previsto per venerdi 25 settembre alle ore 17:00, nella sede della Fondazione Leonardo Sciascia, la stessa che recentemente è stata visitata dal Presidente della Repubblia, Giorgio Napolitano il 24 maggio, quando ha reso omaggio al suo grande amico e scrittore di Racalmuto, per l'appunto Leonardo Sciascia.Seguiranno svariati interventi, dagli assessori regionali Michele Cimino, Marco Venturi e Roberto Di Mauro, ai leader dell'opposizione in Sicilia, On. Angelo Capodicasa ed On. Antonello Cracolici, esperti di fama nazionale ed internazionale, presidenti di Istituzioni quali la Camera di Commercio di Milano e di Agrigento o dell'ASI (AREA DI SVILUPPO iNDUSTRIALE), sempre di Agrigento, direttori dell'ANAS e titolari di grosse aziende presenti nei nostri territori e che si occupano di miniere, opere pubbliche ed energie alternative.E' chiaro che tutte queste illustri presenze, stridono con quella che è la situazione economica e sociale del nostro così come di tutti i paesi siciliani e del Sud Italia in genere.Oggi, a Racalmuto, per mancanza di fondi, in manutenzioni di strade ed edifici pubblici, abbiamo quest'anno, sinora speso meno di ventimila euro.Questa è la proporzione: negli anni Ottanta si buttavano al vento mediamente 2 miliardi all'anno, equivalenti a più di 8 milioni di euro di oggi, oggi con 20 30 mila euro all'anno, dobbiamo assicurare la manutenzione di tutto.E' semplicemente assurdo ciò che avveniva allora ed è altrettanto assurdo ciò che avviene oggi-Anche di questo parlerò nel corso di un convegno, organizzato interamente da Comune di Racalmuto.Allora si buttavano al vento in un anno in media qualcosa come due tre milioni di euro in strade inutili, oggi possiamo soltanto spendere un millesimo di quella cifra!Da un eccesso all'altro!Ma il colmo è che queste strade ad oggi sono ancora impraticabili, perchè non solo no sono state mai completate per mancanza di fondi regionali, ma sono state anche collaudate così come le vedete, incomplete, piene di buche, polvere e fango.E polvere e fango continuano a buttarci addosso coloro i quali le hanno progettate e realizzate in quel modo da fare schifo!Ora, adesso, ci tentano anche in Tribunale, con la carta bollata, a difendersi da cose che sono così evidenti, tanto da indurmi da oggi in poi a trasferire il mio ufficio di sindaco di volta in volta, proprio dove ci sono queste schifezze, da dove amministrerò Racalmuto.Partendo cioè dallo schifo che ci hanno lasciato questi signori della carta bollata.
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